TERAMO – “In questi quattro anni non è mai venuta meno la fiducia, perché sono convinto che chi ha una cultura socialdemocratica debba anche accettare di essere sottoposto a una rilettura dei suoi atti e delle sue decisioni”.

Lo ha detto Luciano D’Alfonso ai giornalisti a Teramo, alla sua prima uscita pubblica dopo la sentenza del processo ‘Housework’ per presunte tangenti nel quale è stato assolto, insieme agli altri imputati, per non aver commesso il fatto.

D’Alfonso sta partecipando a un incontro elettorale del Pd di Teramo insieme all’onorevole Dario Franceschini.

“Ho assistito a un processo giusto, dove c’è stato un giudice terzo, il magistrato giudicante, il quale, nutrito da autonomia, strutturato sull’indipendenza e sulla competenza, ha potuto realizzare un lavoro puntuale che ha poi realizzato la verità”.

La sua esperienza giudiziaria è legata al suo ruolo istituzionale, quasi insita in esso secondo D’Alfonso. “In questi 50 mesi non ho mai detto nulla fuori dell’aula giudiziaria, ma questo non significa che manchino il dolore e la sofferenza: ma, come mi ha detto mio padre, è una vicenda che non accade a mia nonna contadina, questo accade a chi fa il decisore pubblico; fa parte della cultura anche istituzionale, della responsabilità e della sensibilità istituzionale: si può essere sottoposti a rilettura”.

Quanto al momento politico e al suo impegno in campagna elettorale, parafrasando una sua stessa battuta, l’ex sindaco di Pescara ha affermato che “la ricreazione è finita per tutti i pigri. C’è stata fino a oggi una stagione di prevalenza della pigrizia, della superficialità e dell’occasionalità”.

“Voglio dare un contributo a partite dallo scuotimento delle idee e dell’avvicinamento delle esperienze migliori che si sono realizzate in Italia e in Europa”.

D’Alfonso si augura che la sfida elettorale per il Parlamento, in Abruzzo, “sia una competizione in alto, a favore delle giuste attese dei cittadini, delle persone, dei giovani e e delle imprese”.

Non prova risentimento, D’Alfonso, che dice di essere a Teramo all’incontro del Pd con “questo spirito e soprattutto con questo spirito vivrò i tempi futuri sia della mia dimensione di cittadino che di persona che ha premura per la vicenda collettiva. Per quanto riguarda il dopo, avrete tante occasioni per cogliere cosa accadrà”.

“Per il D’Alfonso politico, a cominciare dall’incontro teramano del Pd, c’è l’impegno con alcuni amici con cui ho animato due belle realtà associative, ‘Europa prossima’ e ‘Scuola di regione’ – ha aggiunto l’ex sindaco – e sul sito www.scuoladiregione.it ci sono informazioni a sufficienza”.

E mentre raggiunge Franceschini e la platea, a chi gli domanda se è aperta la “caccia” al presidente della Regione, Gianni Chiodi, risponde: “Nessuna caccia a Chiodi”.

PICCONE: “NON AGGIUNGERE UNA DISTORSIONE A UN’ALTRA”

“A distorsione non si aggiunga distorsione”. Così il senatore Filippo Piccone, coordinatore regionale del Pdl, a commento della conclusione del processo a D’Alfonso.

“È evidente – dice in premessa – che in Italia (e in Abruzzo) esiste un problema giustizia che riverbera i suoi effetti sulla politica, e di ciò occorre prendere atto per aprire una discussione serena. L’uso politico della giustizia, infatti, non è problema di questo o quel partito, ma rischia di divenire un’arma impropria di lotta e quindi un danno per la democrazia e per il sistema basilare della separazione dei poteri”.

E proseguendo, il senatore afferma: “è chiaro che se un intervento della magistratura, ancor più quando esso si dimostra infondato, determina lo scardinamento di una istituzione democraticamente eletta, ciò rappresenta una distorsione. A cui, tuttavia, non si deve rispondere con un’altra distorsione”.

“Nello specifico – sottolinea Piccone – questo ragionamento vale per il caso del Comune di Pescara guidato da un sindaco e da una maggioranza eletta con ampio consenso. Un voto che all’epoca scaturì effettivamente dallo scioglimento anticipato della legislatura, ma che tuttavia venne espresso nell’alveo di un percorso democratico mai contestato da alcuno”.

“Ecco perché oggi – sostiene ancora – affermo con convinzione che non si possa e non si debba parlare di maggioranze non legittimate. Il sindaco Mascia sta operando molto bene e in ossequio al mandato che la maggioranza dei cittadini gli ha conferito, ed è ovvio che debba proseguire su questa strada. Come la storia, anche la politica non si fa con i ‘se’. Quanto accaduto tra politica e magistratura è sotto gli occhi di tutti, ma tornare indietro non si può e la scelta più saggia per tutti è semmai quella di trarre da questi eventi lezioni per il futuro”.

Piccone, quindi, conclude: “a fronte di percorsi elettorali corretti, è assurdo parlare di maggioranze non legittime. È un concetto pericoloso, oltre che infondato, che può nuocere molto all’essenza stessa delle istituzioni, e che se trovasse ascolto non farebbe altro che aggiungere, appunto, distorsione su distorsione all’intero processo democratico. A volte il rimedio è peggiore del male. Non facciamo come un arbitro di calcio che assegna un rigore non dovuto e per tentare di riparare al torto ne concede un altro altrettanto dubbio. Così facendo ci troveremmo di fronte a due errori difficili da sanare”.

PAGANO: “CAPISCO EUFORIA MA STOP POLEMICHE CONTRO MASCIA”

“La sentenza di assoluzione dell’ex sindaco Luciano D’Alfonso, al quale esprimo le mie personali felicitazioni, non può giustificare un eccesso di entusiasmo da parte di alcuni esponenti del suo partito i quali, nell’euforia del momento, sono arrivati addirittura a contestare l’esito di un democratico confronto elettorale”.

Lo ha detto Nazario Pagano, presidente del Consiglio regionale, nonché direttore politico di AgorAbruzzo, in merito alle polemiche di alcuni esponenti del Partito democratico nei confronti della maggioranza di centrodestra che governa il Comune di Pescara.

“Luigi Albore Mascia è divenuto sindaco di Pescara in occasione di una competizione elettorale regolare in cui ha sconfitto il suo avversario di centrosinistra Marco Alessandrini, e il suo mandato da primo cittadino lo sta svolgendo, pur nelle difficoltà della congiuntura economica che sta vivendo il nostro Paese, con grande impegno e con eccellenti risultati. Pertanto suggerirei agli sprovveduti che alzano la voce fuor di luogo di mantenere un comportamento più equilibrato e più rispettoso della volontà popolare. Troppe volte, anche nel corso degli ultimi anni, abbiamo assistito a entusiasmi sproporzionati poi trasformatisi rapidamente in stato d’animo depressivi. Chi svolge attività politica nell’interesse del bene comune deve sempre mantenere un atteggiamento di sobrietà ed equilibrio”. 

MASCITELLI: “DAL PD GARANTISMO A CORRENTE ALTERNATA”

“In nessun caso noi siamo entrati nel merito e nello specifico delle vicende giudiziarie, rispettando comunque il lavoro della magistratura, mentre al contrario abbiamo sempre chiesto a tutti, senza eccezione alcuna, che si rispettassero e si applicassero i doveri etici che applichiamo per primi a noi stessi”.

È quanto ha dichiarato il segretario regionale dell’Italia dei valori, Alfonso Mascitelli, indicando la posizione del suo partito in risposta ai commenti di queste ore sul caso D’Alfonso.

“Questo vuol dire che chi ha cariche nelle istituzioni, in presenza di procedimenti giudiziari per reati legati alle sue funzioni, si dimette e aspetta l’accertamento della giustizia difendendosi nei tribunali e non fuori da essi, rispettando la funzione della magistratura e non strumentalizzandola a seconda dei casi e delle convenienze del momento. Questo è quanto avviene in qualsiasi Paese civile e solo da noi i soliti mestieranti della politica hanno l’incoscienza e l’arroganza di parlare di moralismo giustizialista”.

“Quello che ci allontana dal Pd è il suo garantismo a corrente alternata, perché gli abruzzesi ricorderanno che, dopo le vicende giudiziarie di due assessori regionali del centrodestra, sia il segretario regionale del Pd che il suo capogruppo in Regione chiesero le dimissioni di Chiodi. Doveva dimettersi perché aveva la tessera di partito sbagliata o perché regole elementari di comportamento etico e politico valgono per tutti?”.

“Per il resto – ha concluso il senatore Mascitelli – esprimo la mia vicinanza umana a D’Alfonso non solo per l’assoluzione, ma soprattutto perché il suo ritorno in politica lo costringerà di nuovo a trascinarsi dietro i tanti falsi cortigiani del suo stesso partito, che lui sa bene come fossero soddisfatti del vuoto della sua assenza politica”.