L’AQUILA – “Il tratto di corso Vittorio Emanuele chiuso dallo scorso novembre in centro storico all’Aquila sarà riaperto entro la prossima primavera”.
Ad annunciarlo ad AbruzzoWeb è Pietro di Stefano, assessore alla Ricostruzione del Comune dell’Aquila che, però, preferisce mantenersi largo sulla stima dei tempi.
Nonostante questa prospettiva, suscita ancora malcontento la geografia attuale, con l'”anello” tra via Verdi, via Giovanni da Capestrano e via San Bernardino che gli aquilani sono costretti a percorrere per risbucare ai Quattro canoni.
E c’è chi tra gli esercenti di quella zona pensa di chiudere, come Luca Ciuffetelli, titolare dello storico Bar Del Corso, che si dice “esasperato” da una situazione che non è più in grado di sostenere a livello economico.
“È difficile poter quantificare in termini di giorni anche perché in quel pezzo di corso ci sono due palazzi da sistemare”, spiega l’assessore Di Stefano.
I 70 metri off limits, presidiati giorno e notte dai militari, sono chiusi da transenne che impediscono l’accesso ai Quattro cantoni a chi proviene dalla parte alta di corso Vittorio Emanuele, più nota agli aquilani come ‘corso stretto’.
Si tratta dell’unico tratto a non esser stato ancora riaperto, dopo la chiusura di tutto il centro del 17 novembre dell’anno scorso. In quel giorno, infatti, dopo una scossa di terremoto di magnitudo 3.2, il sindaco Massimo Cialente aveva disposto la verifica della tenuta di tutti i puntelli, soprattutto quelli “a orologeria” perché scaduti dopo quattro anni e privi di manutenzione. Max aveva poi ripristinato il transito pedonale circa una settimana dopo.
“Il cantiere di palazzo Fibbioni è aperto già da un mese e mezzo – rassicura Di Stefano – mentre per palazzo Ciolina c’è da aspettare, perché è vincolato. Stiamo ultimando l’esame in Soprintendenza e spero che nel giro di 20 giorni si possa risolvere il tutto. I primissimi interventi su questi palazzi saranno quelli sulle facciate, così da poter riaprire immediatamente il tratto di corso in questione”.
Solo dopo partirà la ricostruzione interna, quella “pesante”. E per quella ci vorranno anni. Ma almeno il corso sarà percorribile.
Gli aquilani irriducibili che continuano a passeggiare in centro storico, dovranno tenere duro ancora per qualche mese quindi, e adattarsi ad aggirare il tratto di strada chiuso, attraversando piazza del Teatro e risalendo lungo via San Bernardino per poter arrivare ai Quattro cantoni.
A fare le spese di questa situazione oltre ai visitatori del centro, anche e soprattutto i gestori dei locali di quella parte, sempre più vuoti da quando non si ha più l’accesso diretto e immediato al corso.
“I commercianti dovranno aspettare l’ultimazione dei lavori: viviamo in una città terremotata, non può essere altrimenti adesso”, taglia corto Di Stefano alzando bandiera bianca.
“Sto pensando seriamente di chiudere l’attività: la situazione è insostenibile per i commercianti del centro storico”.
Luca Ciuffetelli, proprietario del Bar del Corso è categorico, nonostante il tono dimesso e rassegnato.
“Le spese superano di gran lunga le entrate e da novembre la situazione è ulteriormente peggiorata – spiega a questo giornale – Prima riuscivamo a recuperare grazie alle serate del sabato e dei giovedì universitari, giorni nei quali c’era maggiore afflusso di giovani. Adesso non abbiamo nemmeno più quello”.
Ciuffetelli si sente “preso in giro e abbandonato dalle istituzioni” e si dice pronto a spostare l’attività, nella migliore delle ipotesi.
“Resterò fino all’estate, voglio ancora provare, ma se non dovesse migliorare, sarò costretto ad andare via e trovare un’alternativa – conclude – Ogni settimana sono costretto a rimetterci troppi soldi tra utenze, affitto, e stipendi”.



