L’AQUILA – “In seguito a diverse segnalazioni da parte di nostri iscritti siamo venuti a conoscenza della delibera in oggetto pubblicata sul Bura n. 41 del 23.06.2010(autorizzazione alla produzione, all’immissione in commercio e alla vendita di prodottifitosanitari e relativi coadiuvanti). Sull’argomento questa Federazione si era espressa già diverse volte in passato chiedendo, dal punto di vista professionale, un trattamento paritario e paritetico a tutti i livelli con la figura del Medico nell’ambito dello svolgimento dei corsi per il rilascio delle autorizzazioni all’acquisto, vendita e commercio di agrofarmaci per il settore agricolo.
Tutto ciò al fine di rispettare le competenze professionali di ognuna delle figure coinvolte ma soprattutto per dare a coloro che frequentano il corso informazioni e regole fondamentali non solo relative all’aspetto medico ma anche all’aspetto agronomico, fitosanitario, chimico sui principi attivi”.
E’ quanto si legge in una lettera della “Federazione regionale degli Agronomi e Dottori Forestali”, indirizzata al presidente della Regione, Gianni Chiodi, all’assessore alla Sanità, Lanfranco Venturoni, all’Assessore all’Agricoltura Mauro Febbo e al Difensore Civico, Giuliani Grossi.
“Il tutto richiederebbe – continua la lettera – che le ore di lezione espletate dalla figura del medico siano uguali a quelle espletate dalla figura del Dottore Agronomo. Altro aspetto da sempre evidenziato è rappresentato dal “pessimo costume” di elaborare delibere di giunta per settori tecnici senza ritenere minimamente di dover ascoltare il parere delle figure tecniche interessate affinché si possano ricevere suggerimenti utili per migliorare la delibera in oggetto”.
La federazione chiede inoltre che non ci siano più disparità di trattamento “tra professionisti di Serie A (medici) – si legge nella nota – e professionisti di serie Z (Dottori Agronomi)”.
“Questa Federazione non è disposta a tollerare in alcun modo “tale affronto” e chiede un incontro urgente con la S.V., oltre all’equiparazione delle retribuzioni in oggetto a quanto previste per i medici. In caso contrario la Federazione sarà costretta ad utilizzare tutti i mezzi che la legge mette a disposizione per far valere le proprie ragioni di uguaglianza e rispetto professionale”.






