L’AQUILA – Oggi è 16 settembre.
Se i conti tornano, il pezzo ‘cult’ della ‘discografia’ di Mario Magnotta è arrivato di mercoledì. Sei anni dopo l’acquisto di una maledetta lavatrice, se seguiamo le indicazioni del ‘Vangelo secondo Mario’, di quel Mario volato via qualche mese prima del sisma del 6 aprile del 2009 e oggi sepolto in un cimitero dell’Aquila ridotto in condizioni vergognose, un vero cancro della città già martoriata dal terremoto e da una ricostruzione a singhiozzo e a casaccio.
Se i conti tornano, sono passati 25 anni, nozze d’argento, dal pomeriggio dell’esplosione di rabbia più famosa di tutta la storia degli scherzi telefonici.
Mario Magnotta all’epoca aveva 45 anni e viveva con l’incubo del ‘fuoco amico’ dei due geniali pistoleri della farsa, Maurizio Videtta e Antonello De Dominicis, che di Magnotta conoscevano i nervi scoperti e del quale sapevano che sarebbe stato lui a rivelarglieli, qualora ne fosse sfuggito qualcuno.
Furono loro con un’audiocassetta su cui registrare e registrare ancora, un telefono, bollette Sip (una volta, la Telecom si chiamava così) da svenire e tanta, tanta bella insolenza a tirare fuori la genialità dai personaggi migliori del sottobosco aquilano.
Oggi il mito di Mario resiste nelle forme più disparate, perché con l’arte (sì, anche questa è arte, cari intellettualoidi rivestiti), ognuno fa ciò che gli garba.
Tra chi esulta e chi storce il naso alla notizia della intitolazione di una via ‘al Magnotta’, per anni l’unica ‘personalità’ a portare il nome dell’Aquila in Italia (altro che Perdonanza Celestiniana, ma c’è chi fa finta di non sentire), c’è chi semplicemente continua a godersi le perle magnottiane in macchina, di sera con gli amici, oppure in casa o in qualsiasi altro posto. E continua pure a utilizzare il gergo, o il verbo, non importa a questo punto, nelle conversazioni e nei momenti più disparati.
Ancora oggi, c’è chi si fa gli auguri per celebrare un giorno storico.
La vera vittoria di Mario Magnotta e di chi lo ha tempestato di scherzi è tutta qui. Un altro segnale dell’Aquila, quella vera, che ‘intosta’ quando il destino tira pugni violentissimi.
Mentre politici e classe dirigente hanno scordato di che pasta è fatta la gente che ama sul serio questa città. Buon 16 settembre.






