L’AQUILA – Forti dubbi sulla qualità di alcune palazzine delle realizzazioni del Progetto C.a.s.e.. A tirarli fuori, secondo quanto riportato dal quotidiano la Repubblica, la relazione sullo stato dei fabbricati, 60 pagine redatte dagli ingegneri dell’ufficio tecnico del comune dell’Aquila a conclusione di due mesi di sopralluoghi in quelle costruzioni.

Inoltre, la Procura antimafia sta facendo controlli dei lavori subappaltati in 18 dei 19 cantieri del progetto (escluso solo quello di Assergi): si paventa il rischio di infiltrazioni.

Tornando alla qualità, in base alla relazione, le problematiche più evidenti delle C.a.s.e. riguardano perdite nelle tubazioni dei garage, mancanza dei corollari antifuoco nelle colonne di scarico, assenza di rivestimento coibente delle tubazioni esterne, lavori approssimativi nei rivestimenti con finitura in alluminio delle tubazioni, collegamenti elettrici e telefonici con cavi penzolanti o addirittura appoggiati a terra senza protezione.

Altre criticità riscontrate dai tecnici sono parapetti in ferro o legno con listelli orizzontali facilmente scavalcabili dai bambini, vuoti nel giunto di separazione tra la piastra e i vani scala esterni per l’accesso ai garage, pericoli da urto nei vani scala a causa dei pianerottoli costruiti con profilati in ferro a spigoli vivi, lavori incompleti nelle pavimentazioni.

Emerge un quadro sconfortante: “evidenti segni di deterioramento inaccettabili”, dice la relazione. Ringhiere e passamano già arrugginiti o sverniciati, macchie nelle tinteggiature esterne, mancanza di battiscopa intorno ai fabbricati.

Secondo gli ingegneri del Comune, “la velocità di esecuzione dei lavori può giustificare alcune disfunzioni”. La particolarità da chiarire, tuttavia, è che in base ai controlli fatti, “in alcuni casi si contrappongono fabbricati completati egregiamente e altri con problematiche serie da risolvere”.

LA PROTEZIONE CIVILE NON CI STA: ”POCHI CASI, E C’E’ UN’ASSICURAZIONE”

L’AQUILA – La Protezione civile respinge le critiche sugli alloggi del Progetto C.a.s.e., sostenendo che “i difetti di realizzazione denunciati su alcuni giornali sono numericamente quasi irrilevanti”, e polemizza con il Comune dell’Aquila per le notizie fornite alla stampa, invitando i tecnici “a evitare di dare ulteriormente fiato a chi ha come unico obiettivo la distruzione di ciò che per migliaia di aquilani rappresenta il ritorno a una vita il più possibile normale in tempi mai visti prima nel mondo”.

“Anche oggi – si legge in una nota della Protezione civile – qualche quotidiano ci offre la possibilità di leggere cronache sulla vicenda del Progetto C.a.s.e. realizzato dalla Protezione civile nazionale all’Aquila, appartamenti che attualmente ospitano 15 mila persone che lo scorso 6 aprile hanno perso la propria abitazione a causa del terremoto. Si parla, prendendo spunto da un rapporto del comune dell’Aquila, affidato alla stampa, di segni di deterioramento considerati inaccettabili”.

”DIFETTI NUMERICAMENTE IRRILEVANTI”

“Il rapporto del comune dell’Aquila, che dal 31 marzo è subentrato nella gestione degli immobili – continua il Dipartimento – ci auguriamo saprà quantificare i casi gravi di cattiva posa in opera; a quanto ci risulta, i difetti di realizzazione sono numericamente quasi irrilevanti rispetto alle dimensioni dell’intero progetto, che ha visto la costruzione di 4.449 appartamenti”.

“Forse – attacca la Protezione civile – nello stilare il rapporto e nella fretta di parteciparlo ai giornalisti, i tecnici del Comune dell’Aquila hanno dimenticato di approfondire alcuni passaggi amministrativi sulla gestione degli immobili e sulla possibilità di porre rimedio a eventuali malfunzionamenti o difetti nella realizzazione dei 185 edifici, e non 85 come riportato erroneamente dal quotidiano, realizzati in tempi record, non con l’obiettivo di fare bella figura, ma per restituire il prima possibile alle famiglie aquilane un minimo segnale di ritorno alla normalità dopo la tragedia del terremoto”.

”C’E’ L’ASSICURAZIONE DECENNALE SUGLI INTERVENTI”

“Nel contratto stipulato con le imprese che si sono aggiudicate le gare di appalto – si spiega nella nota – aperte anche ad aziende straniere, è stata inserita anche una polizza assicurativa chiamata ‘decennale postuma’, che obbliga le stesse imprese a effettuare, con la totale copertura delle spese, tutti gli interventi di ripristino sui lavori svolti che non risultassero eseguiti a regola d’arte”.

“È stata, inoltre, già affidata – si legge – alla società “Manutencoop” l’attività di manutenzione degli edifici, contratto stipulato in base a una convenzione attivata in Abruzzo, precedentemente al terremoto, dalla Consip, società che per lo Stato si occupa della acquisizione centralizzata per la fornitura di beni e servizi”.

“Bene farebbero i tecnici del Comune dell’Aquila – continua la nota – a fare il loro lavoro, seguendo l’esempio di quanto ha fatto fino al 31 marzo la Protezione civile: e cioè obbligando le imprese costruttrici a intervenire su quelle situazioni che siano apparse inaccettabili. Gli strumenti per farlo esistono e sono stati resi disponibili da chi ha ideato e realizzato le case a chi è subentrato nella loro gestione”.

“Evidentemente – conclude il Dipartimento – chi ha progettato e realizzato gli immobili aveva ben presente che alcuni difetti, possibili in lavori realizzati con grande urgenza e con il massimo impegno di tutte le maestranze, avrebbero potuto emergere e ha trovato anche la soluzione; spetta ora a chi ne ha attualmente la responsabilita’ impegnarsi a risolverli, rimboccandosi le maniche”.

L’ASSESSORE ROMANELLI: ”PROBLEMA VIABILITA”’

L’AQUILA – “Notevoli problematiche inerenti la viabilità” negli insediamenti abitativi del Progetto C.a.s.e. delle zone di Paganica 2, Roio Poggio e Pagliare di Sassa. A lanciare l’allarme è l’assessore provinciale alla Viabilità, Roberto Romanelli.

Nello specifico Romanelli rileva la “criticità dell’innesto al Progetto Case di Roio Poggio, strada provinciale 35, che è mancante in toto della pavimentazione. Inoltre – elenca – la mancanza di opere di civilizzazione relative al Progetto C.a.s.e. di Pagliare di Sassa, carente di marciapiedi, fermata dell’autobus, mancato adeguamento di un dosso e sprovvisto dell’intera pavimentazione della strada d’accesso”.

“Analoga situazione – continua Romanelli – si evidenzia nell’abitato di Paganica 2, dove sono state definite le sole intersezioni con la viabilità provinciale a opera dell’Anas. Questo problema risulta essere oltremodo gravoso, in quanto la non apertura del secondo innesto stradale non permette il transito dei mezzi municipali all’interno dell’insediamento stesso, andando di fatto a rendere sprovvisto il complesso residenziale più grande del circondario dei mezzi di trasporto  pubblico, creando notevoli difficoltà ai residenti”.

“Auspichiamo, pertanto – conclude Romanelli –  che i funzionari della Protezione civile per rendere maggiormente fruibili i suddetti insediamenti provvedano a realizzare quanto stabilito nei precedenti tavoli di concertazione, in quanto le opere di competenza dell’amministrazione provinciale e dell’Anas sono state già da tempo ultimate”.