L’AQUILA – Imprese abruzzesi in caduta libera tra gennaio e giugno: in dieci anni è la seconda volta che accade, come rileva il Centro studi regionale della Cna, Confederazione nazionale artigianato, che, attraverso un’analisi del professor Aldo Ronci, ha osservato l’andamento nei primi sei mesi del 2012.

Ci sono 343 unità in meno, dopo le buone performance del 2010 e 2011; il crollo del primo trimestre (-1.236) è solo in parte compensato dalla crescita registrata fra aprile e giugno (+873). Per l’artigianato il decremento è stato di 559, il peggior risultato degli ultimi dieci anni.

In ambito provinciale L’Aquila e Chieti hanno avuto un calo rispettivamente di 221 e 172 unità, seguite da Teramo con -10. In controtendenza Pescara con +60. Specificamente nell’artigianato male tutte le quattro province, con il maggior decremento a Teramo e L’Aquila (-189 e -175), piú leggero a Pescara (-107) e Chieti (-78).

Per quanto concerne i settori di impresa, perdite notevoli si sono avute per l’agricoltura (-498 unità). Decrementi anche per costruzioni (-153), industria (-110) e commercio (-106). In controtendenza servizi e terziario con +206, attività ricettive (+163) e il settore dell’energia (+43).

“I numeri sono negativi – commenta il direttore regionale della Cna, Graziano Di Costanzo -, ma a preoccupare è soprattutto il fatto che il decremento delle imprese e i saldi negativi sono doppi rispetto a quelli nazionali. I dati sono i peggiori degli ultimi dieci anni e per l’artigianato i peggiori di sempre. E’ necessario intervenire e come Cna proponiamo, a livello regionale, una riduzione delle addizionali Irap e Irpef che pesano per 140 milioni di euro. Secondo noi occorre poi tenere l’Imu al minimo, visto che con le nuove rivalutazioni catastali si rischia di incassare piú con l’Imu che con l’Ici”.

“È auspicabile – ha concluso Di Costanzo – che la Regione Abruzzo metta a disposizione per il credito 20 milioni di Fondi Fas perchè‚ la priorità di oggi e’ far sopravvivere il sistema imprenditoriale regionale”.

“L’economia regionale – osserva Aldo Ronci – si trova in piena recessione. Il confronto è negativo anche con il Mezzogiorno d’Italia, visto che dal 2000 al 2011 l’Abruzzo ha cumulato uno spread negativo in termini di Pil di 5,2 punti percentuali, rispetto al valore nazionale di 1,9 punti nei confronti di quello del Mezzogiorno”.