L’AQUILA – Adolfo Cicchetti, 38 anni, è il presidente provinciale di Ance giovani L’Aquila, l’associazione dei costruttori, carica che ricopre da luglio 2011, esattamente un anno.

AbruzzoWeb fa con lui un “bilancio” sulla ricostruzione, visto dalla parte delle imprese, proprio nei giorni in cui si va definendo la cosiddetta legge Barca, maxi emendamento al decreto crescita, nuovo fondamentale spartiacque per il futuro della ricostruzione.

“Vanno tutelate le imprese del territorio, non possiamo consentire la colonizzazione forzata dei grandi gruppi dell’edilizia”, dice senza mezzi termini Cicchetti, che cita le ultime statistiche sui documenti contabili della Cassa edile: 60 per cento ditte forestiere, 40 per cento aquilane. “Non sono numeri da monopolio”, sottolinea.

Infine un accenno a un possibile, futuro impegno politico: di fronte alle passioni come quella per la politica “non saprei controllarmi adeguatamente”.

La legge Barca è ormai partorita, che ne pensa?

Che si poteva e si doveva fare meglio. Se davvero le seconde case nei comuni limitrofi non venissero finanziate sarebbe un duro colpo per i borghi che sono il vero tessuto sociale e turistico dell’intero comprensorio aquilano. Come pure è necessario estendere la misura del “de minimis” all’intero “cratere”, o almeno in quei comuni dove sono presenti aree industriali: penso per esempio a Scoppito, Pizzoli, Poggio Picenze, San Demetrio, Fossa. Lì ci sono centinaia di imprese aquilane, impensabile un trattamento di sfavore rispetto al comune dell’Aquila.

E sulla futura governance della ricostruzione quali prospettiva vede?

Era necessario il ritorno ai poteri ordinari locali, come Ance lo abbiamo sempre detto. Come è necessario mettere da parte gli scontri istituzionali con sullo sfondo le campagne elettorali. La ricostruzione poggia su tutti gli attori del territorio, Comune in primis, ma anche Regione e Provincia. Occorre garantire risorse professionali ma senza appesantire la burocrazia con più livelli di quelli che già ci sono. Vedo di buon occhio, in tal senso, gli uffici comprensoriali nelle aree omogenee, ma dovranno essere realmente operativi per fine anno e soprattutto rispondere al controllo e agli indirizzi del territorio, sindaci in primis.

Il comune dell’Aquila si dice pronto a fare da solo…

Il sindaco, Massimo Cialente, di cui com’è noto non sono elettore per simpatie diverse di schieramento politico, ha comunque sempre difeso gli interessi della città, senza paura di alzare la voce quando è stato necessario. Un merito indubbio che gli va riconosciuto, anche se ora occorre armonia tra i vari livelli istituzionali, specie in una fase difficile di crisi e di “spending review”.

Come stanno i costruttori aquilani, nel cratere più grande d’Europoa?

Il lavoro non manca, è vero, ma bisogna fare in modo che la burocrazia non rallenti tutto ancora di più: occorre snellire e soprattutto fare in modo che non arrivino direttive da Roma tese a favorire in modo forzato i grandi gruppi, per esempio mettendo il tetto degli incarichi in base ai fatturati alle imprese: si farebbero gli interessi delle grandi lobby, ma non del territorio.

Il mercato tuttavia dev’essere aperto, non si può invocare il monopolio!

La cassa edile a oggi ci dà un dato chiaro: il 60 per cento dei Durc (Documento unico di regolarità contributiva, ndr) delle imprese operanti sul cratere si riferisce a imprese di fuori, il restante 40 per cento è di aziende aquilane: non mi sembrano numeri da monopolio.

Ha avuto un figlio da poco, lo farà vivere all’Aquila?

Certo che sì, credo alla radici come valore e il 6 aprile 2009 è un destino che mi ha legato ancor più alla mia terra: ora bisogna avere la capacità di progettare presente e futuro, migliorandoci.

È quello che dovrebbe fare una cosiddetta classe dirigente.

Esatto, occorre bene “sapere cosa fare”, parafrasando Pericle, “saperlo spiegare agli altri ed essere irreprensibili”. Oggi in città c’è un deficit di classe dirigente, siamo una città di conservativa, dove le nuove elite fanno fatica a emergere. Però è ora dei quarantenni, in tutti gli ambiti: e la politica è il primo ambito che deve sapersi rinnovare.

La politica la tenta direttamente? Oggi vanno di moda gli imprenditori e la società civile.

A me la politica piace, anche se non ho mai avuto un impegno diretto. Ho militato negli anni dell’università in Azione universitaria, l’ organizzazione giovanile della allora Alleanza nazionale: un’esperienza bellissima, che mi ha dato alcuni valori, fatto conoscere amici fraterni come l’assessore provinciale Guido Liris e il sindaco di Villa Sant’Angelo, Pierluigi Biondi, e, soprattutto mi ha aperto la mente nelle relazioni. La politica è uno schema universale, diviene un punto di vista, che attraversa di fatto tutte le sfere della nostra vita organizzata.

Allora è pronto a scendere in campo?

Ironizzo con mia moglie spesso, dicendogli di fermarmi per tempo se faccio due cose: se mi candido oppure se mi butto a fare il dirigente dell’Aquila Calcio: di fronte alle passioni non saprei controllarmi adeguatamente, magari a scapito del lavoro e famiglia.