PESCARA – È stata rinviata al 27 novembre la prima udienza preliminare relativa all’inchiesta sul cosiddetto “partito dell’acqua” che si sarebbe creato in Abruzzo nell’ambito dell’Ato numero 4 pescarese, che conta tra i 14 imputati l’ex presidente dell’Ato Giorgio D’Ambrosio, Pasquale Cordoma, ex sindaco di Montesilvano (Pescara), Roberto Angelucci, ex sindaco di Francavilla (Chieti).

L’udienza davanti al gup del tribunale di Pescara Gianluca Sarandrea è saltata per il legittimo impedimento di un difensore.

Gli imputati devono rispondere, a vario titolo, di peculato, corruzione, abuso d’ufficio, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità ideologica, distruzione di documenti, truffa ai danni dello Stato e in violazione dell’articolo 97 della Costituzione.

I fatti si riferiscono al periodo tra il 2003 e il mese di dicembre 2007.

Nel mirino del pm Valentina D’Agostino un utilizzo improprio delle risorse economiche e strutturali dell’Ato per fini propri.

Il presidente D’Ambrosio, per esempio, usava, sempre secondo l’accusa, l’auto dell’ente per assolvere ai propri impegni politici a Roma, dove si recava in qualità di parlamentare, con spese a totale carico dell’Ato per ciò che riguarda benzina-telepass e numerose multe al Codice della Strada.

Il personale dell’Ente d’ambito, sostiene il pm, veniva utilizzato sempre da D’Ambrosio a fini propri e nonostante ciò l’autista – accompagnatore attestava falsamente la presenza sul luogo di lavoro attraverso la marcatura del badge.

Il denaro pubblico veniva poi sperperato per conviviali estranee alle finalità dell’ente con il pretesto che si trattava di pranzi di rappresentanza, finanziati in quanto tali.

Per prorogare poi i contratti lavorativi di alcuni dirigenti (per 3 anni) e sottrarre la materia al commissario straordinario che era stato appena nominato con legge regionale, sarebbe stata distrutta una delibera già emanata e sarebbe stata sostituita con un atto amministrativo assunto in epoca successiva.

E ancora si sarebbe proceduto all’affidamento diretto di incarichi professionali senza effettuare alcuna forma di pubblicità o procedure selettive e i beneficiari di consulenze e affidamenti di progetti erano spesso persone legate al direttivo da rapporti di carattere personale o di militanza politica.

D’Ambrosio, stando sempre alle indagini, è anche accusato di aver comprato la laurea in Economia e Management con la complicità del professore Luigi Panzone, anche lui imputato.

L’ associazione Codici, tramite l’avvocato Gaetano Di Tommaso, ha annunciato che si costituirà parte civile.