Gianni Melilla, Presidente del Gruppo Sinistra Democratica per il socialismo europeo, e Walter Caporale, Presidente del Gruppo Verdi hanno presentato una mozione in Consiglio regionale per condannare la repressione in atto in Tibet da parte delle Autorità cinesi, per sostenere i valori di democrazia e non violenza anche di fronte alla globalizzazione e per esprimere la piena solidarietà dell’Abruzzo al popolo tibetano e al suo Capo spirituale il Dalai Lama. Da diverso tempo, infatti, nella capitale della regione autonoma del Tibet, Lhasa, è purtroppo tornato a scorrere il sangue. La repressione della polizia nei confronti dei monaci e degli altri manifestanti tibetani ha portato alla morte di decine di persone ed alla sollevazione dell’indignazione di tutto il mondo. Molti governi hanno chiesto a Pechino di fermare le violenze e sta crescendo il numero delle persone che chiedono il boicottaggio dei prossimi giochi olimpici, in programma nei prossimi mesi proprio in Cina. In questo difficilissimo momento, proseguono Melilla e Caporale, dobbiamo far sentire con forza e determinazione la solidarietà della nostra regione nei confronti del popolo tibetano e dobbiamo far sentire la voce delle nostre istituzioni nei confronti del Governo cinese, attraverso l’Ambasciata cinese. La salvaguardia dei buoni rapporti commerciali tra Italia e Cina non può calpestare i diritti del popolo tibetano e non può giustificare il silenzio nei confronti della repressione della voce dei monaci e della popolazione di Lhasa. Al riguardo sembra opportuno ricordare che:  dopo l’annessione del Tibet avvenuta nel 1949, nel 1950 le Autorità tibetane, sotto costrizione, firmarono a Pechino l’”Accordo in 17 punti” che, pur sancendo l’annessione del Tibet alla Repubblica Popolare Cinese, garantiva anche la piena autonomia del Tibet e, in particolare, il riconoscimento del suo sistema politico e il pieno rispetto della libertà religiosa;  le risoluzioni delle Nazioni Unite 1353 del 1959, 1723 del 1961 e 2079 del 1965 chiedono la cessazione di qualsiasi pratica che privi il popolo tibetano dei suoi fondamentali diritti umani, compreso quello dell’autodeterminazione;  nel 1965 è stata istituita da parte delle autorità di Pechino la Regione Autonoma del Tibet (TAR);  nel 1989 è stato conferito il Premio Nobel per la Pace al Dalai Lama. Con la mozione presentata si chiede al Governo Italiano e al Parlamento Europeo  la ferma condanna di ogni violazione dei diritti umani, e che sia posto il rispetto degli stessi al centro di ogni rapporto con il governo cinese;  di attivarsi da subito nei confronti delle Autorità cinesi per l’immediata cessazione della repressione in atto nei confronti del popolo tibetano e per consentire il libero accesso ai mass media internazionali in Tibet; ed al Governo Cinese • la sospensione immediata delle violenze, la liberazione dei prigionieri politici in Tibet e in Cina e il diritto alla libertà di espressione e di informazione;  che la fiaccola olimpica, simbolo di libertà e di fratellanza, non attraversi il Tibet e i territori dove continua la repressione e l’occupazione militare;  che sia attivata una inchiesta internazionale sulla responsabilità delle violenze in Tibet permettendo l’accesso di osservatori delle Nazioni Unite;  che sia consentito il rientro in Tibet dei profughi tibetani e che si fermi la continua immigrazione di cinesi in Tibet e la distruzione dell’ambiente e della cultura tibetana;  l’avvio immediato di trattative con il Dalai Lama e il Governo tibetano in esilio per arrivare ad una soluzione pacifica del conflitto fondata sul riconoscimento al Tibet dell’Autonomia e dell’Autogoverno. Melilla e Caporale concludono sottolineando quanto sia importante che tutte le istituzioni abruzzesi dedichino attenzione alla causa del popolo tibetano che rivendica la propria libertà e la possibilità di essere protagonista della propria vita e del proprio futuro; un popolo di montagna dall’indiscusso carattere mite, ma forte e carico di dignità che mette ancora al primo posto il benessere spirituale rispetto al consumismo imperante e che merita, per questo, grande rispetto e stima da parte di tutti gli abruzzesi che si riconoscono nei valori di non violenza.