ROMA – Si è conclusa intorno alle 16, in Corte di Cassazione a Roma, l’udienza per il processo sulla ‘Sanitopoli’ abruzzese, che ha come principale imputato Ottaviano Del Turco insieme ad altri otto ex amministratori della sua Giunta e funzionari della Regione Abruzzo.
I giudici della sesta sezione penale che hanno celebrato l’udienza hanno preso una pausa prima di ritirarsi in camera di Consiglio.
Il collegio è stato presieduto da Vincenzo Rotundo, consigliere relatore è stato Massimo Ricciarelli, gli altri consiglieri sono Stefano Moggini, Angelo Capozzi e Anna Giordano.
A quanto si è appreso, non è da escludere che il verdetto possa slittare ad altra data.
Nel ruolo, infatti, ci sono altre sette cause da decidere, e qualche altro ricorso in materia cautelare.
L’AVVOCATO DI DEL TURCO: “E’ UN GALANTUOMO, INCUBO TERMINI”
“Spero che questo incubo termini e che a Ottaviano Del Turco sia restituita interamente la piena dignità: è un galantuomo che non ha mai preso nemmeno un euro di tangenti, è una ‘riserva’ della Repubblica e non si può distruggere una persona senza nessuna prova”.
Così l’avvocato Giandomenico Caiazza ha concluso la sua arringa davanti ai giudici della Sesta sezione penale chiedendo l’annullamento senza rinvio della condanna a 4 anni e 2 mesi emessa dalla Corte d’Appello dell’Aquila, il 20 novembre 2015 per associazione per delinquere e tangenti.
Il verdetto d’Appello si era concluso con una netta riduzione di pena per Del Turco e gli altri otto imputati.
L’ex governatore in primo grado era stato condannato a 9 anni e 6 mesi e in appello la pena era stata ridotta a 4 anni e 2 mesi.
Gli episodi di corruzione erano stati ridotti da 24 a 6 e le tangenti inizialmente calcolate in 6 milioni 200 mila euro erano state ridotte a una contestazione di mazzette per 800 mila euro.
“I conti di tutti gli imputati sono stati rivoltati come dei calzini e non è stato trovato un centesimo – ha detto l’avvocato Caiazza davanti agli ‘Ermellini’ – Del Turco ha acquistato due appartamenti quando era governatore disinvestendo risparmi accumulati nel tempo e frutto del suo lavoro. Ha anche venduto due quadri di Schifano per acquistare un appartamento”.
L’avvocato dell’ex presidente dell’Antimafia ed ex numero due della Cgil, ha inoltre sostenuto che il grande accusatore di questo processo, l’imprenditore della sanità Vincenzo Angelini, come prove “ha fornito delle ricevute di Telepass di macchine intestate alle sue cliniche sostenendo che le ricevute dimostrerebbero gli incontri avvenuti a casa di Del Turco, dopo l’uscita del casello di Aielli-Celano”.
“Non c’è nessuna corrispondenza tra le date dei Telepass e quelle dei prelievi bancari fatti da Angelini. Come prova oculare delle dazioni sono state riconosciute le foto che Angelini si faceva fare dal suo autista davanti la casa di Del Turco con una busta qualsiasi”.
L’avvocato Caiazza ha chiesto ai giudici della Cassazione “in quale modo potrebbe mai difendersi chi in un processo sia vittima di un simile canone logico di valutazione della prova. È stata tutta una grottesca messa in scena dell’Angelini”.
I supremi giudici, sono stati molto attenti alle arringhe difensive, soprattutto il presidente del Collegio, Vincenzo Rotondo, ha preso molti appunti e dimostrato condivisione per molti passaggi dei ricorsi esposti dai legali degli imputati.
MAZZOCCA: “TAGLI A SANITA’ PRIVATA, PERCIO’ PROCESSATI”
Del Turco ha ascoltato quasi tutto il dibattimento e con lui c’era anche l’ex assessore alla Sanità Bernardo Mazzocca, per il quale il pg della Suprema Corte ha chiesto l’annullamento con rinvio della condanna per associazione a delinquere.
“Abbiamo tagliato il budget della sanità privata insieme alle tariffe e ai posti letto con un risparmio per la Regione Abruzzo di diversi milioni ed è questo il motivo per cui abbiamo subito questo processo – ha commentato Mazzocca a margine del processo – Le Commissioni ispettive sulla sanità privata le ha introdotte la Giunta Del Turco e le abbiamo chiamate noi”.
Sui conti di Mazzocca non è mai stato trovato un centesimo proveniente dalla presunte ‘mazzette’. E anche il pg della Cassazione nella requisitoria ha detto che contro di lui “non c’è la prova del suo ruolo specifico e della funzione svolta” nella presunta associazione a delinquere.
“Ci siamo difesi nel processo – ha proseguito Mazzocca visibilmente provato da otto anni di iter giudiziario – senza chiedere mai un rinvio: in tutti questi anni sono stato ascoltato solo due volte, una delle quali davanti al gip”.
L’ex assessore è rientrato in Abruzzo dove aspetterà di conoscere la decisione della Cassazione.
Il Pg della Cassazione Aldo Policastro nella sua requisitoria in corso davanti alla Sesta sezione penale della Suprema Corte, relativa al processo sulla sanitopoli abruzzese ha sottolineato che l’ex governatore della Regione Ottaviano Del Turco, condannato in appello a 4 anni e 2 mesi, insieme con amministratori della sua giunta, ha commesso “abuso esplicito dei suoi poteri, in riferimento alla grave situazione di dissesto finanziario in cui si trovata l’imprenditore Angelini”.
Il Pg, che ha definito “esplicite” le modalità delle richieste di tangenti, ha chiesto la sostanziale conferma delle condanne emesse dalla Corte di Appello dell’Aquila nel 2015.
Ad avviso del Pg merita conferma la condanna a quattro anni e due mesi di reclusione per Del Turco e per altri sei degli imputati. Solo per due posizioni il Pg ha chiesto l’accoglimento dei ricorsi.
Il Pg ha chiesto l’annullamento senza rinvio per prescrizione della condanna per Luigi Conga, e l’annullamento con rinvio sul reato di associazione per l’ex assessore alla sanità Bernardo Mazzocca.
Tra gli imputati e l’imprenditore, ha proseguito il Pg, “non c’era nessuna par condicio contrattuale”.
Quella nei confronti di Vincenzo Maria Angelini, titolare di alcune cliniche convenzionate con la Regione, è stata una “azione preordinata per ricattarlo subdolamente” come emerge dalla “trattativa sulla vendita della clinica Villa dei Pini”. Del Turco è in aula.
La cosiddetta “sanitopoli” abruzzese nel luglio del 2008 ha portato alla decapitazione della Giunta regionale di centrosinistra e alle elezioni anticipate nel dicembre successivo.
Uno degli arrestati eccellenti per tangenti nella sanità, è stato l’allora presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, ex ministro e parlamentare europeo, condannato in primo grado dal tribunale di Pescara a 9 anni e 6 mesi di reclusione, pena ridotta un anno fa, dalla Corte d’Appello, a 4 anni e 2 mesi.
Nel ricorso in Cassazione il legale di Del Turco, l’avvocato Giandomenico Caiazza ha chiesto di annullare la condanna di secondo grado inflitta con l’accusa di associazione per delinquere e induzione indebita. Stessa istanza per gli altri imputati.
L’inchiesta e il processo ruotano sulla posizioone del grande accusatore di Del Turco, l’ex re delle cliniche private, Vincenzo Maria Angelini, ex titolare della clinica Villa Pini di Chieti, ritenuto dai credibile dai giudici di Appello che lo hanno assolto dall’accusa di corruzione, dopo che in primo grado era stato condannato a 3 anni e 6 mesi.
Nel ricorso in Cassazione l’avvocato Caiazza parla sostanzialmente di carenze, contraddittorietà e illogicità della motivazione e di violazione della legge soprattutto rispetto alle norme che riguardano la verifica dell’attendibilità delle dichiarazioni rese da Angelini.
Alla sbarra oggi anche l’ex direttore generale della Asl di Chieti, Luigi Conga, in primo grado condannato a 9 anni, pena in Appello ridotta a 3, Lamberto Quarta, ex segretario della presidenza della Giunta, e Camillo Cesarone, ex consigliere regionale socialista poi confluito nel Pd, che in appello sono stati condannati rispettivamente a 3 e 4 anni.
E ancora gli ex assessori regionali alla Sanità Bernardo Mazzocca e alle Attività produttive Antonio Boschetti, ai quali in secondo grado sono stati inflitti rispettivamente 2 anni e 1 mese e 1 anno e 8 mesi.
La Cassazione dovrà pronunciarsi anche su Angelo Bucciarelli, collaboratore di Mazzocca, condannato in appello a 2 anni, e anche su Sabatino Aracu, ex parlamentare che nonostante l’estinzione del reato per prescrizione, ha presentato comunque un ricorso chiedendo di conoscere in via definitiva se e quali responsabilità abbia nella vicenda.
Del Turco è finito in carcere il 14 luglio 2008 insieme ad altre nove persone, tra cui Quarta, Mazzocca, Boschetti e Casarone.
A seguito dell’arresto, Del Turco, a lungo segretario nazionale della Cgil e anche ultimo segretario del Partito socialista, oltre che presidente dell’Antimafia, il 17 luglio 2008 si è dimesso dalla carica di presidente della Regione e con una lettera indirizzata all’allora segretario nazionale Walter Veltronisi si è autosospeso dal Pd, di cui era uno dei 45 saggi fondatori nonché componente della Direzione nazionale.
L’inchiesta coordinata dall’allora procuratore capo di pescara Nicola Trifuoggi, oggi vice sindaco dell’Aquila, e gli arresti hanno provocato clamore, ma anche polemiche.






