TERAMO – Due uffici distaccati per la ricostruzione nel Teramano, uno già esistente a Montorio, per continuare la ricostruzione post-2009, l’altro ex novo a Teramo, per avviare quella dopo lo sciame sismico 2016 non ancora finito, ultima scossa percepita proprio oggi all’ora di pranzo.

Questo lo scenario che mette d’accordo i sindaci di entrambe le comunità, il teramano Maurizio Brucchi e il montoriese Gianni Di Centa, che ad AbruzzoWeb confessano di auspicare l’istituzione di due uffici differenti.

Ambedue dicono no a questioni di campanile e alle contrapposizioni, ma la sensazione è che si possa trovare la quadra solo accontentando l’istanza di due diverse strutture per le quali, assicurano sempre in coro, non ci sarebbero problemi né di spazi né di personale.

Solo qualora la Regione Abruzzo, e segnatamente il presidente, Luciano D’Alfonso, che è vice commissario per l’emergenza, optasse per riunificare gli uffici in uno soltanto, a quel punto comincerebbe la “guerra” per accaparrarsi la struttura, contando Montorio sul know-how acquisito in sette anni e mezzo di lavoro e il ruolo di punto di riferimento dei paesi vicini e Teramo sul rango di capoluogo.

“Abbiamo l’ufficio territoriale per la ricostruzione numero 3 legato al sisma del 6 aprile 2009 che afferisce all’ufficio speciale di Fossa, dove svolgono la propria attività lavoratori già formati, 7 tecnici e 2 amministrativi – ricorda Gianni Di Centa, primo cittadino montoriese – Visto che il decreto terremoto, tra l’altro, prevede che 10 unità si occuperanno della ricostruzione 2016, non capiamo quali siano motivazioni per far sì che il processo non venga più gestito da questo utr”.

Secondo Di Centa, in caso di chiusura e trasferimento dell’ufficio che è nel suo comune “ci sarebbero problemi di duplice natura, visto che siamo riusciti a ottenere un emendamento all’articolo 13 sulla sovrapposizione delle ricostruzioni, se non ci fosse una coincidenza di ufficio si creerebbe un effetto che rallenterebbe o bloccherebbe i lavori”.

“Teramo è capoluogo e lo riconosciamo, ma nostro obiettivo non è la guerra su Teramo, la scelta può essere anche di farne due – propone – Noi continueremo a lavorare sui nostri, Comuni come Tossicia e Castelli saranno con noi e gli altri danneggiati dai terremoti di quest’anno saranno con loro”.

“Dalle scosse di ottobre le situazioni sono cambiate, i comuni del Teramano sono 11, si possono ipotizzare due uffici, soprattutto visto che c’è il capoluogo coinvolto – conclude Di Centa – L’importante è non toccare il nostro”.

Quanto a Brucchi, seraficamente spiega di aspettare “quello che deciderà la Regione, credo che i due terremoti vadano distinti: a Montorio c’è l’utr del precedente sisma, adesso toccherà alla struttura di protezione civile decidere dove realizzarne un altro. Noi siamo a disposizione come
comune capoluogo”.

“Abbiamo al Parco della scienza uno spazio che dedicheremo all’ufficio sisma, c’è la piena disponibilità della struttura, i nostri tecnici hanno già fatto corsi, non è un problema di personale di ma scelta strategica: senza nulla togliere nulla a Montorio, non c’è contrapposizione, l’importante è che gli uffici siano funzionali alle risposte dei cittadini”.

Insomma, meglio due uffici per accontentare tutti che lottare per accaparrarsene uno solo. “E se alcune pratiche si assommano, si potrà collaborare tra le due strutture – conclude Brucchi – Non ci son contrapposizione né campanile, ma solo volersi mettere a servizio della città”.