L’AQUILA – Le demolizioni degil edifici gravemente lesionati e ritenuti irrecuperabili a causa delle violente scosse di terremoto che hanno flagellato l’Emilia Romagna sono già iniziate.
La testimonianza arriva da uno dei tecnici aquilani dell’Istituto per le Tecnologie della Costruzione del Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’architetto Giovanni Cialone che insieme ad altri tre colleghi ha effettuato una prima ricognizione nei luoghi colpiti dal sisma.
“Ciò che non è recuperabile viene abbattuto” ci spiega dopo la tre giorni di sopralluoghi in alcuni dei comuni che hanno sofferto di più a causa delle due violente scosse del 20 e 29 maggio, quelli di Mirandola e Cavezzo, dove peraltro operano i volontari della Protezione civile abruzzese.
“Le scosse sono state violente, ma i danni sono sparsi sul territorio un po’ a macchia di leopardo su un’area molto estesa che ricomprende sei province. Anche a Bologna sono stati segnalati problemi. Sicuramente torneremo e occorrerà un grande sforzo da parte dei tecnici perché da una prima stima sembra che le richieste di sopralluogo siano circa 45 mila”.
Una situazione simile a quella verificatasi dopo il sisma aquilano, con migliaia di richieste di controlli, per lo più per le case rese inagibili. E così come accadde tre anni fa in Abruzzo, anche in Emilia è stato ripristinato il Dicomac (Direzione comando e controllo), che coordinerà gli interventi sul territorio di soccorritori, istituzioni e Protezione civile.
“Qui invece – aggiunge Cialone – i problemi più seri si sono verificati nei capannoni industriali: molti sono crollati, anche perchè realizzati prima del 2005”, anno di entrata in vigore di una più stringente legge in materia di prevenzione antisismica. In pratica le costruzioni non erano state pensate per dare risposte elastiche alle spinte orizzontali provenienti dal terreno in caso di terremoto.
Parecchi danni, inoltre, anche nelle vecchie case in muratura: “Dove le pareti non sono state pensate come andrebbe fatto per una zona a rischio terremoti. Qui, come in altre zone, si è persa la memoria sismica del terrettiroio, visto che 500 anni fa c’è stato un terremoto”.
Come all’Aquila, inoltre, già sorgono i problemi con ordinanze e decreti: “Una recente ordinanza prevede che le attività produttive possano riprendere le attività solo dopo una perizia giurata a seguito di una verifica dei capannoni che ne certifichi l’antisismicità..Ma se le strutture non sono antisismiche come fanno a fare la perizia? E’ una prima incongruenza che mi pare verrà rimossa a breve”.
Per la messa in sicurezza dei beni architettonici e monumentali, invece, “i problemi sono gravissimi, molte chiese sono completamente senza coperture, così come accaduto nella chiesa di Santa Maria Paganica all’Aquila. Molti palazzi storici hanno lesioni profonde”.
Dopo tre giorni di sopralluoghi, insieme agli ingegneri Aurelio Petracca e Antonio Mannella, e il geometra Gabriele Petrucci secondo Cialone “occorrerà tornare, i danni sono ingenti”.



