L’AQUILA – Occhi attenti e scrutatori, quelli di Joumana Haddad: nel pomeriggio di venerdì hanno osservato ogni angolo della frazione aquilana di Onna, distrutta dal sisma del 6 aprile 2009, mentre a passo lento si attraversavano le vie ancora segnate dalle buche e dal passaggio dei camion impegnati nella ricostruzione.
Prima la visita tra le case distrutte e il villaggio Map costruito con la donazione del governo tedesco, poi una breve sosta nella chiesetta parrocchiale di San Pietro Apostolo, restaurata sempre grazie a una donazione della Germania da 3 milioni di euro, che ha accolto l’ospite d’onore della XV edizione del premio letterario intitolato a Laudomia Bonanni con il suono delle campane dell’orologio.
La poetessa libanese è stata “scortata” da Giustino Parisse, giornalista del quotidiano Il Centro, che proprio a Onna ha perso i due figli la notte del terremoto e che forse meglio di tutti ha potuto raccontare la storia di questo piccolo borgo nella piana tra i comuni di Fossa e Ocre: il passato, come la lapide a ricordo della strage nazista del 1944; il presente, nelle viuzze ordinate del villaggio di prefabbricati poco distante dalle case diroccate; il cruccio del futuro, ancora incerto.
“Conosco bene la distruzione e le macerie – è il primo commento di Joumana Haddad, alla vista della cosiddetta zona rossa di Onna – quelle lasciate dalla inspiegabile furia dell’uomo per tanti anni, nella guerra tra Libano e Israele”.
Una donna che da anni lotta per l’emancipazione della figura femminile non solo nel mondo arabo, Joumana Haddad non a caso è stata scelta dalla giuria del premio per il suo incarnare alla perfezione lo spirito di affermazione che ha caratterizzato la vita di Laudomia Bonanni.
“Abbiamo, noi donne, trascorso un bel pezzo di strada, ma c’è ancora molto da fare, e non solo nella mia parte di mondo – ha commentato ad AbruzzoWeb – ma dappertutto. Per celebrare una giornata internazionale contro la violenza sulle donne, vuol dire che questo è un problema universale. Ci sono tantissimi segnali di una presa di coscienza della propria forza, nelle donne. Tantissime storie al femminile, che raccontano di persone che nonostante le difficoltà ce l’hanno fatta. Sono segnali di speranza”.
Quanto poi siano importanti la cultura e l’istruzione e l’educazione dei figli al rispetto della donna è il punto fondamentale “potrei affermare – ha sottolineato la Haddad – che è tutto. L’educazione, la cultura, direi proprio la letteratura in particolare perché anche la lettura sta perdendo autorità. I libri possono salvare la vita, mi hanno salvato la vita. La scrittura mi ha salvato la vita. I libri possono insegnarci la resistenza, la dignità, il coraggio. Dobbiamo piantare nei figli il desiderio, la voglia, di porsi delle domande invece di avere delle scelte già fatte”.
Come pure è necessario trovare il coraggio per ribellarsi a un’altra forma di violenza, più sottile, più subdola, ma non per questo meno dolorosa: la violenza psicologica “ una forma pericolosa, che è spesso, troppo spesso, giustificata da una sorta di rifiuto, di non ammissione, di senso di colpa. Può essere mortale, perché si muore dentro prima che fuori”.
Questo il senso, profondo, del libro Il Ritorno di Lilith, una raccolta di poesie che ruotano sulla figura mitologica della prima sposa di Adamo, ribelle, mai sottomessa all’uomo: “una donna che è l’essenza, la vita, la sensualità, la forza. E per questo fa paura. Perché è viva. E si ama, ama se stessa, non nel senso egoistico del termine, ma amore inteso come rispetto di sé” ha spiegato ancora Joumana Haddad, durante l’incontro letterario nella Casa della Cultura, seguìto alla visita nel borgo di Onna.
Poesie che la Haddad ha recitato in lingua araba e in italiano, imprimendo ancora più forza alle già graffianti parole, come lei stessa ha definito la sua scrittura.
Un dibattito intenso, cui hanno preso parte il critico letterario e scrittore Renato Minore, membro della giuria del premio, Liliana Biondi, docente dell’università degli studi dell’Aquila e critica letteraria, Margherita Marzolo, presidente di Onna Onlus, Vincenzo Angelone della Pro Loco di Onna, Raffaele Marola presidente del premio Laudomia Bonanni, e Betty Leone assessore alla cultura del Comune dell’Aquila.
“La Haddad non ha mai fatto sconti alle donne, specie a quelle madri complici della violenza nell’educazione dei loro figli – è stato il commento di Renato Minore – Non ha fatto sconti a se stessa, nemmeno, nell’essere editore di una rivista araba chiamata Il Corpo, che celebra proprio quel corpo e quella sensualità tanto maledetti dalla cultura araba”.
“Il viaggio di questa XV edizione del Premio Bonanni è partito da Onna – ha commentato Betty Leone – con la poesia, con la ricostruzione nelle parole, perché si ricostruiscano non soltanto gli edifici ma anche le persone”.
Il saluto di Joumana Haddad, ha racchiuso il percorso di una rinascita, un messaggio di speranza anche per Onna e tutti i luoghi devastati dalla natura e dall’uomo: “ Anche io sono stata una terra distrutta, dentro. E ho lavorato tanto per ricostruirmi”.






