L’AQUILA – “A me sembra abbastanza chiaro ed ovvio che la descrizione dell’evento che si terrà venerdì 18 debba essere incardinata sull’unico documento già prodotto dall’Ufficio del Piano e licenziato secondo le procedure normative e la prassi politica ovvero che, in seno allo Urban Center, a partire dall’analisi del Documento preliminare del nuovo Prg, la struttura tecnica intenta a redigere il Piano, possa essere messa nelle migliori condizioni di ascolto delle esigenze e dei contributi provenienti ‘dal basso’, nonché dagli attori sociali culturali ed economici, meglio noti come stakeholder”.
Così il presidente dell’UCAq Maurizio Sbaffo in una nota controreplica all’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano che aveva reagito male all’annuncio del forum, in programma per venerdì prossimo, sui contenuti e i passaggi tecnico-amministrativi del nuovo piano regolatore dell’Aquila alla presenza del coordinatore Daniele Iacovone.
Per Sbaffo l’intento dell’appuntamento era e resta chiaro, anche se ammette che “tanto chiaro e ovvio pare non essere stato”.
“Sarà per una poco attenta aderenza da parte mia al linguaggio burocratico – dice – e se così è stato, faccio ammenda. Srà per il clima non proprio disteso che aleggia in città, dove percorsi incrociati ci stanno portando verso appuntamenti politici che si annunciano e lo sono, dirimenti. Sarà per quel senso di sospetto e diffidenza di lungo corso che impone sempre e comunque azioni di autodifesa a tutela di possibili ripercussioni, che taluni chiamano esperienza politica”.
“Forse un giorno, non molto tardi, lo sapremo!”, aggiunge.
“Nessuna guerra quindi, forse un semplice fraintendimento dovuto a visioni ed obiettivi certamente diversi, sicuramente semplice esercizio dei rispettivi ruoli e funzioni, perché lo UCAq, con questa iniziativa, vuole semplicemente offrire alla città un’occasione in più per essere ascoltata e agli esperti estensori e decisori un’opportunità in più di ascolto”.
“L’invito, esteso sicuramente anche all’assessore – conclude Sbaffo – è a cogliere questa ulteriore opportunità, perché ascoltare la città non è mai futile esercizio, ed e cosa ben diversa dall’espletare i pur dovuti percorsi di rito tecnico-politici-amministrativi, a cui nessuno e tanto meno lo UCAq, ha mai pensato di volersi, doversi o potersi sostituire”.






