PESCARA – “Per l’utilizzo delle risorse del Patto per lo sviluppo e di tutti gli strumenti di cui la Regione si è dotata, dalla Carta di Pescara al Masterplan, va individuato un metodo e dei parametri certi che scongiurino l’intervento a pioggia che ha reso inefficaci tutti gli investimenti fatti fino a ora”.

La Cgil, che chiede il riconoscimento di Area di crisi complessa per la Val Pescara, indica la strada da seguire per non vanificare gli interventi pubblici per la ripresa economica, in particolare in vista dei 60 milioni di euro che saranno complessivamente messi a bando dalla Regione entro la fine dell’anno.

Per Domenico Ronca, della Filctem, “ci sono le condizioni per avere un’altra Area di crisi, oltre a quella della Val Vibrata: ciò comporterebbe maggiori risorse, proroga degli ammortizzatori sociali oltre i termini canonici e bandi nazionali che privilegiano iniziative imprenditoriali”.

Nell’area Vestina, il sindacato propone l’utilizzo di risorse per il settore tessile, “in modo da ripristinare il modello abruzzese della sartoria, che si è sfaldato con la vertenza Brioni”.

“Non possiamo non preoccuparci anche della qualità dell’occupazione – aggiunge Ronca – l’aumento dei licenziamenti nel primo semestre del 2016 in Abruzzo sfiora il 40 per cento, il 6-7 per cento in più rispetto alla media nazionale, e sono diminuite anche le stabilizzazioni”. Per il sindacalista, insomma, “il Jobs Act ormai è fallito”.

La proposta della Cgil è quella di inserire come parametro per l’attribuzione delle risorse, la percentuale di occupati a tempo indeterminato, privilegiando le aziende con il maggior numero di dipendenti stabili.

L’attenzione del sindacato è rivolta anche al sito di Bussi sul Tirino, da agosto entrato in possesso del gruppo bresciano che fa capo a Donato Todisco, che ha riassorbito tutte le maestranze della Solvay e sta raddoppiando la produzione.

“La vendita a Todisco significa aver risolto solo un piccolo problema, almeno ha salvato quel che si rischiava di perdere, ma occorre una reindustrializzazione sostenibile e la bonifica è essenziale”, afferma Ronca. 

“La disponibilità di Filippi resta per le aree a monte che sono state escluse dalla perimetrazione del Sin”, aggiunge a proposito del patron della Unichimica, che il Comune di Bussi aveva individuato per subentrare alla Solvay, ma con il quale il colosso belga non ha inteso raggiungere accordi.

Bonifica per la quale “le risorse messe a disposizione sono assolutamente insufficienti”, afferma Ronca, che giudica assolutamente “inefficace” l’opera di capping realizzata nelle aree a valle, visto che “l’inquinamento resta e filtra nelle falde acquifere”, per cui “il governo regionale e quello nazionale devono fare una battaglia per ottenere fondi comunitari”.

Mentre resta ancora da affrontare il problema delle aree 2A e 2B, a monte dello stabilimento, di proprietà della Solvay.

La bonifica, d’altra parte, può essa stessa essere “una occasione di sviluppo” che, stima la Cgil, può dare lavoro a duecento persone per 50 anni.