CHIETI – Ancora un buco nell’acqua per il Consiglio comunale di Chieti. L’assise, che si è riunita stamattina con la solita ora di ritardo rispetto a quanto prefissato, ha fatto in tempo solo ad approvare i verbali delle precedenti sedute, poi, nel corso della discussione del primo punto all’ordine del giorno, il numero legale è subito mancato.
E dire che si trattava di un punto non particolarmente controverso, anzi ben visto da entrambi gli schieramenti e riguardava la proposta del consigliere d’opposizione Giovanni Di Paolo (Chieti per Chieti) sulla realizzazione di orti urbani.
Dopo la sua illustrazione, aveva preso la parola il consigliere di maggioranza Enrico Bucci (Giustizia sociale) che aveva detto di essere a favore dell’iniziativa, sebbene lo avesse fatto con la consueta verve polemica che lo contraddistingue, tirando fendenti a destra e a manca.
Il capogruppo dell’Unione di centro, Alessandro Giardinelli, ha perciò chiesto una mozione d’ordine per far abbassare i toni al collega Bucci ma, nel frattempo, diversi consiglieri di maggioranza, molti proprio dell’Udc, si erano alzati ed erano usciti dall’aula.
Vista la situazione, anche il centrosinistra (escluso l’Italia dei valori che ha detto chiaramente di non sopportare la tecnica del far cadere il numero legale al solo scopo di dimostrare la debolezza politica del centrodestra) ha abbandonato l’aula.
È stato poi il consigliere di Futuro e libertà, Silvio Tavoletta, a chiedere la verifica delle presenze in aula e a determinare lo scioglimento della seduta.
Tutto rimandato a mercoledì 23 maggio dal presidente dell’assise civica, Marcello Michetti, che, comunque, non ha preso bene l’ennesima “sbandata” dell’assemblea. Tanto è vero che ha detto di non voler dare il consenso al pagamento dei gettoni di presenza.
Cosa che però non è in suo potere fare e, dunque, anche le sue restano, come ha commentato uno dei consiglieri di maggioranza, Graziano Marino (Mpa), “chiacchiere al vento”. Marino se la prende anche con i colleghi di maggioranza: “Se non vogliono ascoltare il dibattito, possono spostarsi nelle stanze dei gruppi consiliari, in modo da poter essere presenti al momento delle richieste di numero legale e, almeno, far continuare i lavori”.
Ancora una coincidenza da annotare: l’assenza del sindaco Umberto Di Primio. Infatti, quando il primo cittadino non c’è, è allora che il Consiglio comunale teatino riesce a dare il peggio di sé.




