PESCARA – Concentrazione del potere nelle mani del Governo, Parlamento non in grado di esercitare la sua funzione di contrappeso, minoranze che scompariranno, conflitti tra le due Camere e mancata velocizzazione dei procedimenti: sono solo alcuni delle ragioni del ‘no’ all’Italicum e alla riforma costituzionale Renzi-Boschi.
Il punto della situazione nel corso di un dibattito nel pomeriggio in Comune, a Pescara, alla presenza del presidente del Comitato per il no, Alessandro Pace, professore emerito di diritto costituzionale alla Sapienza di Roma, di Franco Sabatini, docente di diritto del lavoro alla d’Annunzio di Pescara e di Carlo Di Marco, docente di diritto costituzionale all’università di Teramo.
I temi dell’incontro sono stati anticipati nel corso di una conferenza stampa.
Se Di Marco ha parlato di un “progetto che attraverso la legge elettorale punta a intaccare fortemente il principio della sovranità popolare”, Sabatini ha illustrato le diverse criticità e problematiche cui si rischia di andare incontro e si è detto convinto che “l’Italicum aggrava il movimento di concentrazione del potere nelle mani del Governo”.
Sul principio espresso da Renzi, secondo cui ‘chi governa decide’, il docente di diritto del lavoro ha parlato di “una semplificazione inaccettabile” ed ha sottolineato che “il punto è vedere come si forma la decisione”.



