TERAMO – “La verità è che dal 2005 il Parco nazionale del Gran Sasso non ha una governance a pieno regime capace di programmare, decidere e gestire i pochi fondi a disposizione. Il progetto interrotto della valorizzazione delle case cantoniere della Via maestra, è solo una delle conseguenze di questo stallo”.
A parlare è Giovanni Cialone, già vice presidente del Parco nazionale Gran Sasso Monti della Laga dalla sua fondazione nel 1995 con Giuseppe Rossi, presidente fino al 2005 con Walter Mazzitti.
Cialone è stato tra i fautori del progetto di valorizzazione della “Strada Maestra”, la vecchia statale 80 che collega L’Aquila a Teramo e dove, con la collaborazione della Provincia dell’Aquila, che ha ceduto le ex case cantoniere, il Parco ha realizzato un intervento che avrebbe dovuto trasformarle in foresterie, centri visita e strutture polivalenti.
Oggi di quel sogno restano ruderi, come documentato da AbruzzoWeb, sono quasi tutte abbandonate, ad eccezione della “Locanda del Cervo”, vicino Crognaleto (Teramo).
Quella al passo delle Capanelle e quella di Venaquila, poco distante da Montorio, sempre nel Teramano, ed un’altra foresteria, tra le Capannelle e Arischia (L’Aquila), sono infatti chiuse, alla mercè delle intemperie e dei vandali, come l’area picnic, gli immancabili cartelli informativi ed anche una palestra di arrampicata a Venaquila.
L’ex casa cantoniera, in zona Paladini, che è stata foresteria e punto informativo per breve tempo, ora è adibita a struttura di servizio del Corpo forestale dello Stato.
Cialone però, pur non negando il fallimento, invita ad analizzarne le ragioni, in giorni in cui si attende la nomina dopo anni di un presidente con pieni poteri del Parco, dopo il lungo interregno di fatto commissariale e a mezzo servizio di Arturo Diaconale, ora membro del Cda della Rai, con l’avvocato teramano Tommaso Navarra, che andrebbe a completare la governace dopo la nomina del Cda, del direttore Domenico Nicoletti, dei revisori conti, e dopo la ricostituzione della Comunità del Parco.
“L’idea del ripristino delle foresterie – spiega Cialone – era buona e lungimirante, è costata relativamente poco, qualche centiaia di migliaia di euro, ed era inquadrata nella valorizzazione complessiva della Strada maestra”.
Un progetto che prevedeva di ripristinare nel tempo anche altre case cantoniere.
A non aver funzionato, spiega però Cialone, “è stata l’attività durevole nel tempo che a questo progetto il Parco azzoppato non è riuscito a garantire. La presa in carico delle strutture da parte dei privati, andava in qualche modo gestita e incentivata, e non solo dal Parco, ma dai Comuni, dalla Provincia e dalla Regione, dalle altre forze vive impegnate nello sviluppo territoriale”.
I privati infatti non si sono fatti avanti, anche perché gestire un’attività ricettiva in un’area marginale come la statale 80, non era probabilmente un investimento che si poteva fare in tempi di crisi a cuor leggero.
“In quelle vallate, purtroppo – lamenta Cialone – lo spopolamento e l’invecchiamento della popolazione sono inarrestabili e un’attività ricettiva, nonostante questo, paga le stesse tasse rispetto ad un locale in città. I flussi turistici vanno creati con azioni mirate di incoming, vanno formate professionalità adeguate. Nè pensabile per un soggetto gestore non padroneggiare ad esempio la lingua inglese, andava creata un’offerta integrata e polivalente, con partnership pubblico e privato. Ma per far questo servivano anche risorse economiche, e invece i Parchi negli ultimi anni hanno subito continui tagli al loro budget. Lo stesso è avvenuto per i Comuni e la Regioni”.
Interviene nel dibattito che si sta innescando intorno al capezzale delle foresterie abbandonate anche Massimo Fraticelli, guida naturalistica, accompagnatore di media montagna ed esponente dell’associazione Mountain wilderness.
Fraticelli a tal proposito ha una proposta concreta e a costo quasi zero.
“Le foresterie hanno sì bisogno di un ulteriore ripristino – spiega l’ambientalista – ma comunque l’intervento effettuato nel 2005 le ha consolidate e restaurate e potrebbero tornare agibili e fruibili con piccoli interventi”.
Ma agibili e fruibili per farne cosa?
A questa domanda, Fraticelli propone di affidare la gestione a costo zero in cambio solo della manutenzione ordinaria, alle comunità locali, alle proloco, alle piccole associazioni, anche come semplice luogo di incontro, per organizzare feste ed eventi”.
Un affidamento senza pretese dunque, che almeno salverà le foresterie dall’abbandono e potrebbe rivelarsi la premessa di attività imprenditoriali che avrebbero il vantaggio di nascere dal basso, non pianificate dall’alto.
“Porto in escursione molti turisti nelle montagne intorno la strada maestra – spiega poi Fraticelli – e quelle case cantoniere ora chiuse potrebbero essere utilissime basi di partenza e punti di appoggio, anche se non adibite a foresterie attrezzate, ma come semplici rifugi”.
Servirebbe però un Parco con pieni poteri che decida cosa fare del suo patrimonio immobiliare, e torni a lavorare insieme con le comunità locali.





