CHIETI – Un consiglio di amministrazione profondamente spaccato, con una parte dei suoi componenti che manifestava animosità soprattutto nei confronti del direttore generale, una situazione conflittualità che ad un certo punto non è stato più possibile gestire.

E’ il quadro emerso  dall’udienza del processo che davanti al Tribunale di Chieti vede imputati l’ex rettore dell’università D’Annunzio di Chieti e Pescara Carmine Di Ilio e l’ex direttore generale Filippo Del Vecchio.

 Per entrambi, raggiunti dall’interdizione dai pubblici uffici nel marzo del 2017, le accuse che vanno all’abuso d’ufficio, al falso materiale alla violenza privata all’usurpazione di funzioni pubbliche.

Oggi, dopo aver sentito gli ultimi testimoni della difesa ovvero i professori Tonio Di Battista, Riccardo Palumbo, Stefano Civitarese e il consulente di parte Marco Dugato, sono stati Del Vecchio e Di Ilio a sottoporsi all’esame testimoniale.

Del Vecchio ha ricostruito, depositando fra l’altro tre memorie, l’iter della convenzione con la quale l’ateneo nel 2015 affidò al Provveditorato alle opere pubbliche, le fasi di progettazione, collaudo e direzione lavori delle opere di edilizia universitaria previste nel piano triennale 2015-2017.

Fasi queste che secondo erano l’accusa erano escluse dalla convenzione approvata originariamente dal Cda. In sostanza al Provveditorato, sempre secondo l’accusa, venne inviata una convenzione difforme.

Ipotesi contestata da Del Vecchio il quale ha sostenuto che, invece, la convenzione era quella voluta dal Cda e che affidava al Provveditorato, nella veste di stazione appaltante, la sola gestione dell’appalto dei lavori.

Quanto all’animosità di alcuni componenti del Cda, il riferimento è ad alcune iniziative dell’ex Dg, come la messa in mora di alcuni componenti dello stesso organismo nell’ambito di due ben precise vicende: quella dei collaboratori esperti linguistici e il caso della convenzione, annullata prima dal Tar e poi dal Consiglio di Stato, con il Cus Chieti che riceva dalla D’Annunzio un milione e 320 mila euro l’anno per 25 anni.

In entrambi i casi, come ha detto fra l’altro Del Vecchio, l’indicazione di procedere alla la messa in mora arrivò dalla Corte dei Conti. Di Ilio ha sottolineato il suo ruolo, all’epoca dei fatti, di indirizzo, ma anche il ruolo politico nel voler riportare alcune sedi dell’ateneo nella parte alta di Chieti all’interno dell’ex caserma Bucciante, la sua continua ricerca di una soluzione e3 di una mediazione in modo tale che le delibere del Cda venissero approvate sempre all’unanimità.

Ma ad un certo punto non fu più possibile gestire la conflittualità che si era determinata a fronte delle iniziative di Del Vecchio, che non avevano interessato i collaboratori linguisti e il Cus, ma anche il personale amministrativo al quale era stata tolta dalla busta paga un’indennità che secondo il Mef non era dovuta. Il processo è stato aggiornato al 22 ottobre prossimo per la discussione.