SULMONA – Un direttore part-time e “a scavallo”, da oramai sei anni, Oremo Di Nino, ora prossimo alla pensione, oggetto di pesanti attacchi da parte dei sindacati di base del pubblico impiego. Una poltrona vacante da presidente, oramai da un anno, con un decreto di nomina rimasto nel cassetto. E’ una incresciosa situazione di stallo, con veleni che scorrono, quella che si vive da tempo nel Parco Nazionale della Majella. Ente che deve tutelare, promuovere e valorizzare territorimeravigliosa dell’Abruzzo montano, ma che è innanzitutto un campo di conquista per la politica attratta da comode poltrone e lucrosi incarichi, molto più che dai silenti eremi, e e dalle secolari faggete. 

Eppure un designato presidente ci sarebbe, Michele Ianniello, consulente aziendale e stretto collaboratore dell’ ex sottosegretario alla Giustizia Federica Chiavaroli, indicato a fine 2017 dal fu ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. La nomina però è rimasta congelata, dopo la sconfitta del centrosinistra alle politiche del marzo 2017, dove tra l’altro Chiavaroli, sponsor politico di Ianniello, candidata con Civica popolare non è stata nemmeno rieletta, e ha raccolto un ben magro risultato. Assai probabile che il nuovo ministro del governo giallo verde, Sergio Costa, in quota Movimento 5 stelle, quel decreto lo abbia messo nel cassetto. Vera ragione dell’impasse è infatti che per formalizzare la nomina serve l’intesa con la Regione, che è di centrosinistra e pure a fine corsa. La nomina, tranne accordi dell’ultim’ora, è bloccata dai veti incrociati tra due attori in commedia di colore politico opposto e non complementare. 

La situazione si potrà sbloccare solo dopo le elezioni regionali del 10 febbraio, e tutto dipenderà da chi vincerà.

Una cosa è certa: la partita si gioca nelle stanze del potere tra Roma, L’Aquila e Pescara, e non certo all’Abbazia di Santo Spirito al Morrone di Sulmona, dove è la sede del Parco. Nel senso anche ad esempio nessuna voce in capitolo hanno le associazioni e cooperative che eroicamente lavorano nel territorio del Parco, e un ruolo tutto sommato marginale hanno anche i sindaci e amministratori locali.

In questo periodo di vacatio, l’ente è stato retto dal vicepresidente, il sindaco di Palena Claudio D’Emilio, fedelissimo dell’ex vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, probabile candidato per il centrosinistra alle prossime elezioni regionali. 

Nel Parco è poi esplosa la polemica sul ruolo di Oremo Di Nino, direttore “a scavallo” del Parco regionale Sirente Velino, e della Majella. Metà settimana su una poltrona, metà sull’altra. 

A partire all’attacco, a poche settimane dal suo pensionamento, è stata l’Unione sindacale di base abruzzese del Pubblico impiego che con Silvio Di Primio denuncia “una situazione organizzativa ai margini della legalità che continua a protrarsi senza sosta”, in quanto, argomenta l’Usb, la nomina a direttore di Di Nino, avvenuta nel 2012, doveva essere provvisoria e doveva durare il tempo strettamente necessario per espletare le procedure per la scelta della terna di candidati che avevano risposto ad un bando pubblico, da sottoporre al Ministero dell’Ambiente.

La terna però non è stata stilata, in quanto fino al 2014 il cda era vacante, poi dopo il suo insediamento, come denuncia l’Usb, l’ex presidente Franco Iezzi, andato via a fine 2017, e i gli altri componenti dell’organismo direttivo, “hanno messo in piedi una serie di azioni volte ad allungare all’infinito la procedura di nomina ufficiale del direttore per mantenere di fatto la situazione ‘provvisoria’”.
La terna è stata individuata solo a primavera di quest’anno, dopo la vittoria davanti al Tribunale amministrativo regionale di uno dei candidati che avevano partecipato al bando del 2012, e che aveva fatto ricorso contro le inadempienze del Parco.

Inadempienze che gli stessi giudici amministrativi hanno giudicato basate su argomentazioni “infondate, pretestuose e fallaci”.

L’Usb accusa poi Di Nino di aver “rimosso il responsabile unico del procedimento delle procedure concorsuali per la nomina della terna dei candidati al posto di direttore (la responsabile dell’Ufficio legale) assumendo a sé tale ruolo e prendendo in consegna le buste chiuse contenenti le domande dei concorrenti al bando di direttore. Contestualmente, il consiglio direttivo del Parco ha modificato il regolamento per i procedimenti disciplinari e soppresso lo stesso ufficio legale”.

Polemiche infine sulle modalità con cui si sarebbe svolto “un concorso interno per l’affidamento triennale dell’incarico di responsabile di Servizio, espletato in maniera totalmente irregolare al solo scopo di individuare un soggetto ‘gradito’ al quale affidare il ruolo di futuro direttore facente funzione del Parco al posto di quello attuale, in pensionamento a fine novembre”.