L’AQUILA – Gli stipendi dei 72 addetti degli Uffici territoriali della ricostruzione (Utr), devono essere equiparati a quelli di tutti gli altri addetti degli Uffici speciali della ricostruzione, per evitare disparità di trattamento ed evitare pericolosi contenziosi. A sostenerlo è ora l’Avvocatura regionale. Un parere legale, che avrà il suo peso in occasione dell’atteso incontro convocato martedi prossimo da Raniero Fabrizi, titolare degli Uffici speciali per la ricostruzione, dell’Aquila (Usra), e ad interim dei Comuni del cratere (Usrc), e a cui prenderà parte, oltre a sindacati e una rappresentanza dei lavoratori, anche Giampiero Marchesi, coordinatore della Struttura di missione presso Palazzo Chigi.
Sul tavolo proprio il trattamento economico degli addetti degli Utr, da mesi in stato di agitazione.
Gli Utr sono formalmente soppressi e i dipendenti sono ora coordinati dall’Usrc di Fossa, anche se materialmente continuano lavorare negli uffici degli otto Comuni capofila delle aree omogenee, in cui è stato suddiviso il cratere sismico del 2009.
E’ accaduto però che pur svolgendo le stesse mansioni dei colleghi dell’ufficio centrale, il loro stipendio è più basso, in quanto il loro contratto è quello degli enti locali, mentre il personale di Usra e Ursc hanno un contratto parificato a quello ai dipendenti della Presidenza del Consiglio dei ministri, come accaduto ai nuovi uffici della Ricostruzione del cratere 2016 e 2017, di Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo.
Altro nodo da sciogliere resta il futuro dei lavoratori Utr Una nuova tipologia di pubblico dipendente, ha evidenziato il sindacato, visto che avendo vinto il concorsone del 2012 , sono di fatto dipendenti a tempo indeterminato, ma con la clausola che li renderà in esubero, e di fatto licenziabili, al termine della ricostruzione post-sismica aquilana, inizialmente prevista dal legislatore al 2021 e poi, a seguito della legge di Bilancio 2018) posticipata al primo gennaio 2023.



