PESCARA – “Nella legge regionale che abbiamo fatto si prevedono un progetto di fusione, attività di monitoraggio e la possibilità di comporsi senza fare scelte rivoluzionarie. Una legge che non solo fa nascere la grande Pescara, ma che addirittura prevede una procedura”.
È il commento del presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, che oggi protocollerà le proprie dimissioni da governatore, a proposito del progetto di fusione di Pescara, Montesilvano e Spoltore (Pescara), nel corso di una conferenza stampa in cui ha ripercorso i 50 mesi alla guida della Giunta regionale.
“La legge sulla grande Pescara – ha ricordato – intuita come referendum da Costantini, Becci, Mattoscio e da un mai nascosto Franco Pomilio, ha trovato la traduzione legislativa grazie ad un progetto di legge a prima firma D’Alfonso-Di Nicola. Noi entreremo in crisi con la nuova Pescara, ma la nuova Pescara non si fa senza entrare in crisi sul piano contrattuale, della contabilità pubblica e dei debiti che derivano dai debiti pregressi delle precedenti città. Tutti i debiti precedenti – ha sottolineato – si trasferiscono: l’allineamento dei linguaggi contabilistici e amministrativi richiede una particolare capacità di superare la crisi”.
“Io non mi sono mai appassionato all’ingrandimento demografico che per esempio è piaciuto ad alcuni sottoscrittori dell’iniziativa referendaria, perché l’aumento demografico fino a 200mila abitanti non porta a nulla. Il dato rivoluzionario è la spinta degli autoconvocati: oltre 100mila persone – ha concluso – che hanno dato nuova forma a questo tessuto urbano”.





