SULMONA – Domenica Maddalena Pignatelli e Dario D’Addario, rispettivamente rappresentante e amministratore di fatto della Gran Sasso service srl, impresa di trasporti di Castelvecchio Subequo (L’Aquila), a cui la Guardia di Finanza nel settembre 2016 ha sequestrato beni mobili e immobili aziendali per un valore di 689mila euro su disposizione della Corte dei Conti, secondo il loro avvocato Stefano Margiotta, sono “vittime di un clamoroso errore giudiziario”.
Lo comunica lo stesso legale in una nota inviata ad AbruzzoWeb con la quale chiede la cancellazione o la deindicizzazione della prima notizia relativa alla vicenda giudiziaria che ha coinvolto i suoi clienti.
Dopo le indagini portate avanti dalla Guardia di Finanza e coordinate dalla Procura della Repubblica di Sulmona e dalla magistratura contabile.
I due sono stati riconosciuti estranei dall’accusa di truffa ai danni dello Stato relativa ad una misura comunitaria nell’ambito del post terremoto 2009.
Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Sulmona, Marco Billi, accogliendo la richiesta dello stesso pm, ha disposto l’archiviazione del procedimento penale e la magistratura contabile ha emesso sentenza di proscioglimento.
La coppia era finita sotto inchiesta per aver prodotto false dichiarazioni e contraffatto la documentazione amministrativo-contabile della propria azienda al fine di beneficiare di contributi comunitari nell’ambito dei fondi strutturali Por Fesr 2007-2013, stanziati per attrarre nuove imprese nell’area del cratere sismico dell’Aquila, nonostante la sua società avesse sede a Sulmona, quindi fuori dal cratere ed esclusa da tali misure di sostegno.
Anche la stessa Regione, alla luce di quanto appurato dagli organi giudiziari, ha archiviato il procedimento amministrativo a carico dei due.
L’ente, si legge in una nota che il dipartimento della Presidenza ha inviato alla Gran Sasso service srl e all’Autorità di certificazione, ha disposto l’archiviazione del procedimento con il quale aveva revocato l’erogazione del contributo.
“L’indagata – ha scritto tra le altre cose il sostituto procuratore della Repubblica di Sulmona Stefano Iafolla – nella domanda di ammissione al beneficio regionale, non ha falsamente indicato la sede operativa della costituenda società, limitandosi a rappresentare una mera intenzione di locare un immobile nella zona industriale di Bazzano”, e successivamente “in conformità del bando regionale (…) provvedeva a comunicare all’ente regionale la diversa allocazione della sede operativa della società, in Castelvecchio Subequo, comune rientrante della c.d. zona cratere ammessa alla contribuzione pubblica”.
La vicenda rientra nella più ampia azione delle fiamme gialle tesa a scovare i cosiddetti “furbetti” del terremoto da parte della Guardia di Finanzia e dell’autorità giudiziaria che va avanti senza quartiere da ormai nove anni.



