L’AQUILA – “La scarsità di risorse e l’attuale congiuntura economica impongono in tutti i settori un sostanziale ripensamento degli interventi: le politiche e i servizi per lo sport non sfuggono a questa criticità e necessitano di essere ripensate alla luce di un più completo sistema di obiettivi, aprendo alla possibilità di immaginare un nuovo welfare”.

Lo dice il consigliere comunale dell’Aquila del Partito socialista Gianni Padovani, per il quale “c’è l’esigenza di rimettere al centro lo sport dei cittadini e questo comporta la necessità di avviare nuove politiche pubbliche in materia, a livello di scuola, salute, ambiente, politiche sociali, urbanistiche e di sviluppo del territorio; significa accettare di confrontarsi  con alcune domande che sollecitano risposte innovative e sperimentali per integrare lo Sport con il welfare locale e gli spazi collettivi della città”.

“Lo sport – afferma in una nota – se pensato come un funzione rilevante della qualità e della vivibilità della nostra città, può contribuire anche alla riappropriazione dello spazio pubblico da parte dei cittadini, favorendone al contempo la salute ed il benessere e ricostruendo un legame più stretto con i luoghi e con il territorio. Lo sport può rappresentare una grande occasione per tornare a vivere lo spazio pubblico e a ricostruire al suo interno relazioni significative”.

“Una sfida di grande interesse ritengo stia nella possibilità di ripensare l’utilizzo e la fruizione che si da degli spazi pubblici a partire dalla pratica sportiva spontanea all’aperto ovvero in assenza di impianti sportivi dedicati e codificati – aggiunge – L’idea è che non servono necessariamente impianti attrezzati per poter fare attività fisica e motoria: ritengo che lo sviluppo e l’incentivo della pratica sportiva possa e debba essere favorito soprattutto attraverso azioni e progetti che richiedono investimenti minimi di natura economica ma che necessitano invece di una diversa prospettiva di natura culturale”.

“Lo spazio pubblico – aggiunge Padovani – non è uno spazio residuale tra strada e edifici, tantomeno uno spazio vuoto considerato pubblico solamente per ragioni giuridiche. Lo spazio pubblico è uno spazio fisico, simbolico e politico. Parchi, piazze, campi sportivi sono spazi pubblici, ma nella nostra città essi si connotano sempre meno spesso come spazi ‘pubblici’, luoghi in cui costruire relazioni con gli altri”.

“Sarebbe meglio dire che questi spazi sopracitati sono spazi pubblici potenziali ma che hanno bisogno di qualcosa in più perché diventino spazi pubblici effettivi. Oggi, troppo spesso, gli spazi pubblici sono vuoti, non curati, deserti di persone e più spesso di senso, e per questo percepiti spesso come insicuri, con l’effetto che a volte finiscono per diventarlo davvero”.

“L’attività fisica e motoria, che più di molte altre pratiche ha proprio nel corpo il suo strumento principale, sia importante che torni a essere un’attività e una pratica diffusa nello spazio urbano, e non solo svolta in luoghi chiusi e separati, contribuendo così alla ricostruzione e alla ri-significazione dello spazio pubblico. È urgente ed importante tornare ad abitare insieme, anche a partire dal gioco e dallo sport, i luoghi pubblici. In questo senso portare la pratica sportiva nei luoghi pubblici, e le attività che vi si possono fare sono molte, può diventare un esercizio pratico di cittadinanza, da svolgere quotidianamente e che può vedere riuniti insieme categorie diverse di popolazione, ciascuno con le proprie modalità e con le proprie pratiche”.

“Se guardiamo allora allo sport come ad uno spazio dove avvengono scambi significativi e semplici usando un linguaggio specifico che è quello del corpo e della fisicità, possiamo facilmente arrivare a dire che nell’ambito delle politiche di welfare materiale, delle politiche urbane, di rigenerazione e riqualificazione dello spazio pubblico, la ‘leggerezza’ dello sport non va più vista come un elemento accessorio secondario, ma come aspetto centrale, dove sport e città possono trovare dei nuovi punti di contatto”, conclude.