L’AQUILA – Rischiano l’accusa di interruzione di pubblico servizio i responsabili della chiusura della fontana delle 99 Cannelle che ieri hanno impedito l’ingresso ai visitatori perché nell’area si stava celebrando un matrimonio.

Lo afferma ad AbruzzoWeb il comandante della Polizia municipale dell’Aquila, Eugenio Vendrame, che, però, specifica: “Potremo indagare solo quando avremo avuto maggiori informazioni sull’accaduto. Finora non ci è stata fatta nessuna segnalazione”.

A tal proposito, il comandante fa un appello a chiunque sia stato testimone del fatto: “Se qualcuno ha informazioni, può segnalarcelo. A quel punto apriremo volentieri un’indagine per accertare eventuali responsabilità”.

Finora infatti le polemiche sull’accaduto sono state tante, ma sono rimaste confinate su Internet, dove l’indignazione di quanti ieri si sono visti negare l’ingresso al monumento, il primo riaperto al pubblico dopo il terremoto, è rimbalzata da un sito all’altro, soprattutto sui social network.

Manca però una denuncia alle forze di polizia per poter indagare su questa vicenda, nata dall’innocente volontà di due sposi, poi degenerata in un vero e proprio abuso.

“Tempo fa abbiamo ricevuto la richiesta – spiega Vendrame – di poter celebrare il matrimonio nell’area della fontana delle 99 Cannelle. A quel punto abbiamo fatto un’ulteriore richiesta alla Soprintendenza, trattandosi di un bene architettonico, che ha dato l’ok”.

Il permesso prevedeva di poter collocare una struttura mobile, che sarebbe servita da altare, per un tempo inferiore alle sei ore. In ogni caso, l’ingresso alla fontana non poteva essere vietato dagli organizzatori della cerimonia.

Inoltre, come si può facilmente vedere da alcune foto, i gazebo collocati nel cortile della fontana sarebbero stati più di uno e non sarebbero serviti solo per l’altare ma anche per un rinfresco.

Il fatto più grave, comunque, rimane l’interdizione all’accesso alla fontana.

“Se davvero le cose sono andate così – conclude amaramente il comandante dei vigili urbani –  una bella iniziativa, autorizzata anche per contribuire un po’ alla rinascita aquilana, si sia trasformata in un atto di inciviltà e questo ci dispiace”.

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