MOSCA – “Let’s go”. Solo queste parole. Poi Jurij Alekseevic Gagarin parte sul razzo Vostok che lo porta in orbita. E’ il 12 aprile 1961, sono le 9,07 del mattino, ora di Mosca. Lui ha solo 27 anni. Ed è il primo uomo al mondo ad andare nello spazio.
Il viaggio, 50 anni fa, dell’allora maggiore Jurij Gagarin dura poco meno di due ore ma è una missione che cambia il corso della storia. Che sposta, per la prima volta, la sete di esplorazione dell’umanità al di fuori della Terra. Dopo il lancio, passano lunghi minuti di silenzio, poi, alle 9,12 Gagarin fa sentire la sua voce: “Vedo la Terra, è azzurra”. Nessuno ha più dimenticato queste parole.
E alle 10,02 la radio ufficiale sovietica annuncia solennemente la notizia al mondo. La cronaca di quel viaggio scandisce vari contatti fra Gagarin e il centro spaziale sovietico: alle 10,09 il cosmonauta dell’allora Unione Sovietica informa che sta rientrando a Terra, alle 10,49 Gagarin è lanciato fuori dalla navicella e atterra, alle 10,57, con un paracadute, in un campo vicino alla città di Takhtarova.
Quindi un elicottero recupera Gagarin che viene portato trionfalmente nella vicina città di Engels. Tra i primi a congratularsi con il cosmonauta è il leader sovietico Nikita Khrushchev. Il viaggio del cosmonauta dà infatti all’Urss un primato tutto da spendere nella corsa ingaggiata con gli Usa.
Durante il volo, l’allora maggiore Jurij Gagarin compie un’intera orbita ellittica attorno alla Terra, raggiungendo un’altitudine massima di 302 km e una minima di 175 km. Gagarin viaggia ad una velocità di 27.400 km all’ora e per questa missione sceglie il soprannome “Kedr”, Cedro”, che ha usato durante il collegamento via radio.
Dopo il volo del cosmonauta russo, decine e decine di altri uomini sono andati in orbita, ma quel primo viaggio oltre le soglie del nostro pianeta scandisce un cambio di passo alla conoscenza umana. E consegna Gagarin all’immortalità della storia. Ma chi era Juri Gagarin?
Nato a Klušino, un villaggio nell’Oblast’ di Smolensk, nell’allora Unione Sovietica, il 9 marzo 1934, da padre falegname e madre contadina, Gagarin cresce in una di quelle collettività aziendali che sorte in Russia alla fine della rivoluzione del 1917 e si distingue sempre a scuola per spiccate capacità nelle materie scientifiche.
Gagarin però è costretto ad interrompere gli studi a causa dell’invasione tedesca, iniziata il 22 giugno 1941, per poi riprenderli dopo la Seconda Guerra mondiale. Finito il conflitto, frequenta l’istituto tecnico industriale di Saratov dove consegue il diploma di metalmeccanico. E’ stato proprio durante i suoi studi che Gagarin inizia ad interessarsi al volo.
Nel 1955 Gagarin si iscrive ad un aeroclub, dove sperimenta il primo volo della sua vita su uno Yak-18. Questa passione lo porta ad iscriversi anche ad una scuola di aeronautica, dove si distingue per il suo talento.
Nello stesso anno entra a far parte dell’aviazione sovietica, quindi si diploma, con grande profitto, nel 1957 presso l’Accademia Aeronautica Sovietica di Orenburg. Proprio nel 1957 l’Urss lancia nello spazio lo Sputnik 1, gettando le basi per i primi voli spaziali con esseri umani a bordo.
La passione per il volo porta Gagarin ad essere scelto nel 1959, insieme ad alcuni colleghi, per l’addestramento con l’obiettivo di diventare cosmonauta. Gagarin, dopo il soggiorno ucraino, si trasferisce a Zvezdnyj Gorodok insieme ad altri venti candidati, per superare nuovi test attitudinali.
In quella circostanza è scelto per affrontare il primo volo orbitale umano. Dopo la sua storica missione spaziale, Gagarin è decorato da Nikita KhrušÄÑ‘v con l’Ordine di Lenin, la massima onorificenza sovietica, diventando Eroe dell’Unione Sovietica.
Ma dopo tanto successo, il destino di Gagarin si chiude drammaticamente. Il cosmonauta russo muore infatti il 27 marzo del 1968, sette anni dopo la sua grande impresa, a bordo di un piccolo caccia MiG-15Uti, schiantandosi al suolo nelle vicinanze della città di KiržaÄ. Sposato e padre di due bambine, al momento della morte Gagarin era in procinto di partire per una nuova missione nello spazio.
Lo storico volo del 1961 è invece rimasto il suo unico viaggio in orbita, mentre il Cremlino, dove riposano le sue ceneri, è stato la sua ultima destinazione. Gagarin è stato celebrato per anni, in suo onore è stato eretto a Mosca nel 1980 un monumento alto 40 metri, costruito in titanio. Lo stadio della città ucraina di Chernihiv è intitolato a lui. Ma non solo. Pablo Picasso gli ha dedicato una serigrafia dal titolo “Etude Pour Yuri Gagarin”.
Sempre in suo onore un asteroide è stato intitolato ‘1772 Gagarin’. E perfino la Swatch ha prodotto un orologio modello “Yuri”. Gagarin è stato soprannominato il “Cristoforo Colombo dello spazio” e “Icaro redivivo”, eppure sono stati sollevati alcuni dubbi sul fatto che sia stato effettivamente il primo uomo ad andare nello spazio.
I radioamatori italiani fratelli Judica Cordiglia, infatti, avrebbero registrato, oltre ai rumori provenienti da vari satelliti sovietici, anche le ultime parole di ignoti cosmonauti perduti nello spazio nel corso di missioni segrete, sia precedenti che successive a quella di Gagarin, missioni delle quali l’Unione Sovietica non ha mai rivelato nulla.
Una delle voci dallo spazio, tra le più comprensibili che sarebbe stata registrata dai fratelli Judica Cordiglia, circa un mese dopo il volo di Gagarin, sarebbe stata quella di una donna russa che affermava di stare bruciando.
Ma su questi misteri ha però sollevato dubbi James Oberg, ex ingegnere della Nasa e giornalista, sottolineando che una base statunitense ha captato segnali durante il volo di Gagarin ma non di altri ipotetici cosmonauti che sarebbero stati lanciati prima di lui. E, dopo la fine dell’Unione Sovietica e l’apertura degli archivi riguardanti il programma spaziale russo, non sembrano emergere prove a favore della tesi che altri cosmonauti siano stati lanciati nello spazio prima di Gagarin.



