L’AQUILA – Il Consiglio comunale dell’Aquila vuole riscrivere la storia della zona franca: subito i contributi per le aziende già esistenti, poi i fondi per quelle nuove, da due diversi canali di finanziamento.

Lo scenario è emerso nel corso di una conferenza stampa in cui l’amministrazione con numerosi esponenti, sindaco, presidente del Consiglio, qualche assessore e consiglieri sparsi, ha voluto difendere gli esiti della riunione dell’assemblea a Bruxelles di martedì scorso.

Riunione che, è stato detto, “al Comune come ente non è costata un solo euro di fondi pubblici”.

“Partiremo subito con il contributo ‘de minimis’ per le aziende già esistenti – ha annunciato il sindaco, Massimo Cialente – dobbiamo fare un bando. C’è un miliardo fermo della legge 77, servono almeno 300 milioni scaglionati nel tempo su di noi”.

Quanto alla zona franca urbana, gli sgravi fiscali per le nuove imprese, “non intendiamo rinunciarci, ci metteremo tutte le nostre forze e siamo pronti a tornare a Bruxelles anche a piedi. I 90 milioni non li tocchiamo – ha sbottato – il 9 avrò un primo incontro con il ministero dell’Economia”.

Altra notizia, la nascita di un gruppo di lavoro fisso sull’argomento, che gli esponenti comunali hanno ammesso di aver sottovalutato. “Dalla prossima settimana istituiremo un gruppo di lavoro permanente – ha anticipato il sindaco – composto dal Consiglio comunale e dai rappresentanti di chi paga questa situazione sulla pelle, organizzazioni di categoria e sociali, per capire insieme quali sono gli strumenti”.

Fin qui le novità. Ma il grosso dell’incontro con i cronisti è servito a difendere a spada tratta il Consiglio convocato a Bruxelles, che ha suscitato polemiche, osservazioni e critiche, anche di questo giornale.

Cialente, inferocito, ha ripetuto più volte la parola “perché”. “Perché – si è chiesto – si è scatenata nei confronti del Consiglio comunale questa azione offensiva che è arrivata a porre la nostra missione a fianco con fotografie con arrosticini (impiegata dall’articolo di AbruzzoWeb, ndr)? Ci dev’essere una motivazione politica, il Consiglio comunale è un’istituzione che dev’essere rispettata, soprattutto nelle sue decisioni”.

Il sindaco ha bacchettato anche il governatore, Gianni Chiodi, e il vice presidente del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis. “Aver detto che si trattava di una gita scolastica e che si andava a perdere tempo – ha tuonato – credo debba comportare scuse anche dal presidente della Regione che per il Consiglio deve mantenere rispetto”.

“Siamo andati a vedere in prima persona – ha spiegato il sindaco – quello che riguarda la vita dei nostri cittadini. Lascio in sospeso la domanda, perché sta succedendo tutto questo, cosa abbiamo fatto di sbagliato, perché tanta acredine e tanto fastidio?”.

Anche perché, secondo Cialente, “la missione è stata importante. Ha molto colpito – ha assicurato – che un Consiglio comunale allargato a rappresentanti della Regione, della Provincia e del mondo produttivo, si sia riunito a Bruxelles. Altro che sbeffeggiati, è esattamente il contrario!”.

Da quanto raccontato dal primo cittadino, “Tajani (Antonio, vice presidente della Commissione, ndr) – ha testualmente detto ‘Avete fatto bene perché questa mossa ha avuto un impatto politico importante sulla direzione generale Concorrenza del commissario Almunia a cui ho riferito questa cosa, colpendolo’”.

“Siamo stati ricevuti – ha concluso – da 15 eurodeputati italiani su 70 di tutti gli schieramenti. E anche da loro è arrivato l’invito, ci hanno detto tornate di più. L’operazione è stata politicamente giusta, se c’è un rimprovero, prima di tutto a me stesso, è che l’avremmo dovuto fare prima”.

Anche il presidente Carlo Benedetti ha difeso la missione che ha definito “compiuta”. “Dopo tre anni, forse questa è la colpa – ha detto – chi meglio del Consiglio comunale doveva andare a Bruxelles, a sconvolgere una struttura fredda e riscaldarla con la propria passione, ottenendo le risposte?”.

Interrogato sui costi, il presidente dell’assemblea ha spiegato che “qualcuno pensa che questi viaggi si facciano con la stessa logica degli enti più grandi, ma noi abbiamo un’altra pasta”.

Nel dettaglio, Benedetti ha svelato che “metà del viaggio è stata a carico dei consiglieri comunali e dei rappresentanti delle categorie che hanno partecipato. Il resto – ha concluso – è stato pagato da tutte le organizzazioni di categoria. Il Comune come ente non ha cacciato un euro”.