L’AQUILA – Nonostante il governo, per bocca dei ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza, lo abbia diffidato a ritirare immediatamente l’ordinanza con la quale l’Abruzzo è passato dalla fascia rossa alla fascia arancione in anticipo rispetto alle decisioni razionali, il presidente della Regione Marco Marsilio tira dritto. Lo ha ribadito nel corso della conferenza stampa che si è tenuta a palazzo Silone, sede aquilana della Giunta regionale. Accanto a lui l’assessore alla sanità, Nicoletta Verì che, a detta dello stesso Marsilio, “ha condiviso scelte e responsabilità” delle ultime ore.
Il governatore, pur non volendo rompere definitivamente il fronte, non ha risparmiato critiche: “Ho ricevuto all’ora di pranzo la lettera di diffida del governo – ha detto – Non voglio drammatizzare il conflitto, ma francamente considero eccessivo, se non risibile, il tono intimidatorio e di minaccia rispetto a possibili responsabilità penali sui contagi che dovessero verificarsi. Risibile perché è indimostrabile se e dove ci si contagi. Non so se ci sia uno sceriffo rosso nei negozi di abbigliamento o nelle pelletteria in questi giorni. Qualcuno però mi dovrebbe dire gli altri contagiati a quale responsabilità penale vanno ascritti. Nel complesso con il governo ho avuto un rapporto sempre molto sereno, leale e costruttivo e penso che tale rimarrà nonostante la divergenza di opinioni”.
Marsilio ho detto di comprendere le ragioni del ministro che “ha deciso di applicare con una sua lettera e il combinato disposto delle norme una tempistica con scadenzario per il passaggio tra una fascia e l’altra: comprendo l’esigenza di non mettersi in difficoltà con nessuno dando l’impressione di aver trattato diversamente qualcuno. Non condivido, però, questa posizione, né l’applicazione della norma e ho il dovere di far prevalere le ragioni dell’Abruzzo”.
Ha poi rivelato di aver scritto a Speranza “sin dal 2 dicembre chiedendogli di valutare l’opportunità di utilizzare la facoltà di deroga che gli concede la legge laddove si prevede che la Cabina di regia nazionale può anticipare i tempi dei passaggi qualora la situazione epidemiologica lo consenta. Abbiamo motivato e argomentato ampiamente le ragioni che lo avrebbero consentito all’Abruzzo. Ci siamo ritrovati – ha aggiunto Marsilio – con la Cabina di regia che nell’ultima riunione ha riconosciuto in maniera positiva l’adozione di misure anticipate da parte nostra, ma il ministro nella sua ordinanza non ne ha preso atto. Solo oggi con questa diffida ci dice che possiamo uscire dalla fascia rossa il 9. Siccome le istituzioni si parlano per atti, faccio notare che l’ordinanza del ministro, all’esito dell’ultima cabina di regia, prevede fino al 20 dicembre la permanenza nell’attuale classificazione rossa, salvo diversa decisione. Prima di venerdì il ministro non sarà in condizioni di esaminare la nuova situazione, prima di sabato dunque non potrà pubblicare nessuna nuova ordinanza. Qualora decidesse di riclassificare, poi, l’Abruzzo andrebbe in arancione da domenica. Ad attendere la tempistica e la burocrazia ministeriale ci ritroveremmo essere sottoposti a una cura eccessiva, che ammazzerebbe il paziente”.
Marsilio rivelato che i legali stanno valutando “il tono, il merito e la misura della risposta dei due ministri. L’ordinanza che ho fatto – ha spiegato – prevede un passaggio graduale la zona arancione, da completarsi esattamente mercoledì 9 dicembre, scadenza che il governo riconosce come buona. La questione giuridica di 21 giorni di permanenza in zona rossa è una regola che si è di fatto creata per prassi che, però, non trova chiara formulazione nel testo di legge. Non sono l’unico ad aver sollevato il problema. L’intera conferenza delle Regioni ha affrontato il tema dei passaggi troppo lunghi tra una fase all’altra. L’inserimento in fascia rossa può avvenire in 48 ore, come accaduto per la Campania. Ci sono regioni che in otto giorni solari hanno scalato due categorie di rischio. Cosa che condivido, peraltro: io l’ho fatto in anticipo. Quando c’è un allarme ci vogliono cautela e urgenza, prima inizia la cura e meglio è. Penso, però, che con la stessa aderenza ai dati reali, bisogna fare altrettanto per uscire, certo non con la stessa velocità, ma almeno applicando la legge”.
Il presidente della Regione ha criticato anche sotto il punto di vista giuridico: “Si è stabilito che le ordinanze con le quali si inseriscono le regioni in zona rossa sono efficaci per un periodo minimo di 15 giorni. Se, al contrario, prima di 21 giorni l’uscita non può mai avvenire, non si capisce dove questa previsione di legge si applichi. Oggi non esiste la possibilità che al sedicesimo giorno si possa cambiare colore anche perché l’accertamento del dato non avviene tutti i giorni. Pertanto i 15 giorni sono francamente impossibili. O è scritta male la legge o qualcuno la interpreta male”.
“Rivendichiamo il fatto – ha incalzato Marsilio – di non aver atteso per entrare in zona rossa, ma ora pensiamo di poter fare il percorso inverso, con altrettanta responsabilità. Peraltro abbiamo accompagnato questa fase con operazioni straordinarie. Abbiamo fatto lo screening su 85.620 persone in provincia dell’Aquila, scoprendo 295 casi positivi. Oggi l’indice Rt dell’Abruzzo è 0.9. Siamo esattamente a metà classifica in Italia. Stesso dicasi per le percentuali di occupazione delle terapie intensive. Da quando siamo entrati in zona rossa abbiamo potenziato anche i posti letto: ne abbiamo aggiunti altri 12 per le terapie intensive, che sono passati da 68 a 80 e 120 di area medica, che sono passati da 480 a 603. Se io avessi atteso che la cabina di regia si fosse riunita il 20 novembre, di venerdì, e l’ordinanza fosse entrata in vigore da lunedì, saremmo entrati in zona rossa il 23, ovvero nove giorni dopo che il comitato tecnico scientifico regionale ci aveva lanciato l’allarme. In quella fase arrivavano 5-600 nuovi contagi al giorno”.
“Firmando questa progressione abbiamo guadagnato molti giorni. Siamo sempre stati corretti. Perché proprio ora, senza voler attendere due giorni? Questi sono due giorni importanti e decisivi per la vita economica del paese. Fossero stati due giorni qualunque non staremmo qui a discutere. Io stavo discutendo già da 5-6 giorni in vista di questa scadenza. Se avessi voluto fare propaganda mi sarei messo a fare i comizi in piazza, come hanno fatto alcuni compagni di partito di Speranza e Boccia. Avrei potuto far finta di niente, aspettare il report e poi protestare come hanno fatto i miei colleghi di sinistra e prendermela con il governo ladro. E mettermi a fare i cortei. Invece ho subito inserito l’Abruzzo in zona rossa. L’accusa di non essermi fatto bene i conti è tra lo schizofrenico e il paranoico, viene da chi è stato consultato prima dell’adozione dei provvedimenti. Oggi i commercianti, le associazioni e i sindaci mi ringraziano”.
PAOLUCCI: “MARSILIO NON CE L’HA MAI RACCONTATA GIUSTA, NON E’ UNA GUIDA AFFIDABILE”
“Marsilio si arrampica sugli specchi e per coprire i suoi errori ora attacca il Dpcm. Non è una guida affidabile per gli abruzzesi, perché al posto di gestire l’emergenza territoriale, si è trincerato dietro le ordinanze e quando i dati lo hanno smentito, ha gettato un’intera regione allo sbaraglio, costringendo tutti alla sua interpretazione delle regole”.
Così il capogruppo Pd in Consiglio regionale Silvio Paolucci, a commento delle dichiarazioni del presidente Marsilio: “Questa vicenda, insieme a tante altre di questi mesi, descrive un governo regionale, debole, confusionario e lento – incalza l’ex assessore alla Sanità – Marsilio conosceva i termini della questione quando ci ha spinto nella zona rossa e anche quando ha firmato l’ordinanza per uscirne: ha semplicemente ignorato le regole. Nulla c’entra la politica e la burocrazia ministeriale, visto che delle attuali 20 regioni italiane ben 14 sono amministrare dalla destra e che tra queste solo l’Abruzzo ha chiesto volontariamente di finire in zona rossa, nonostante gli indicatori e che, pertanto, la destra abruzzese nessuna giustificazione può trovare in tal senso. La verità è che ci ha lasciati senza governance dell’emergenza sanitaria, come dimostrano le mancate risposte sull’utilizzo dei 108 milioni a disposizione, con fatti di cronaca gravissimi e in balia di dichiarazioni ondivaghe, sue e della Verì, prima sminuendo l’entità dell’emergenza per evitare la zona rossa, poi amplificandola per entrarci e tornando di nuovo a sminuire la gravità della situazione, quando si è reso conto del girone di non ritorno in cui ci aveva infilato”.
“Non ce l’ha mai raccontata giusta Marsilio, nemmeno quando ha promesso ristori per l’economia che ai lavoratori non sono mai arrivati, costringendoli a in crociare di nuovo le braccia durante l’ultima disfida delle ordinanze. L’auspicio, dopo queste vicende è che il presidente e la sua giunta lascino perdere i Dpcm, che c’è già chi ci pensa, per concentrarsi sull’Abruzzo e provare a governarlo”, conclude Paolucci.
D’ERAMO: “IL GOVERNO DOVREBBE DIRE GRAZIE A MARSILIO”
“Il governo Pd – M5S dovrebbe ringraziare il governatore abruzzese Marco Marsilio anziché accusarlo con toni minacciosi e intimidatori del tutto fuori luogo. Se tutti i governatori avessero avuto il senso di responsabilità e la prontezza di Marsilio, probabilmente, il coronavirus in Italia non avrebbe fatto così tanti danni”.
Lo dichiara Luigi D’Eramo, deputato e segretario regionale della Lega, che scrive: “Siamo al paradosso: una regione autoproclamatasi red zone, per acclarata necessità ed urgenza, ha chiesto il sacrosanto diritto di poterne uscire, peraltro con grande cautela e senza stravolgere le misure restrittive, viene additata come rivoltosa con minacce di conseguenze sul piano penale. Il governo pensi piuttosto a far funzionare i sistemi di monitoraggio relativi all’andamento epidemiologico e riveda norme che sono del tutto inapplicabili, come quella sui tempi di uscita dalle fasce di maggior rischio. Se ci fossero valutazioni celeri sulla base di dati aggiornati, nessun governatore avrebbe la necessità di assumersi così grandi responsabilità nei confronti della propria popolazione”.
“Marsilio è stato in grado, ottimamente, di tutelare il diritto alla Salute con azioni incisive di controllo della popolazione e di potenziamento della sanità, ha teso una mano fondamentale agli operatori economici, linfa vitale del sistema produttivo abruzzese alle prese con difficoltà enormi e difficilmente sanabili. A conferma della bontà dell’atto assunto dalla Regione ci sono i sindaci, i commercianti le associazioni che, in queste ore, ci stanno ringraziando per aver aperto uno squarcio di speranza sul futuro”, conclude il deputato aquilano.
PEZZOPANE: “MARSILIO HA TRASFORMATO L’ABRUZZO NELLA REPUBBLICA DELLE BANANE”
“L’Abruzzo è stato trasformato da Marsilio cupamente e maldestramente nella ‘Repubblica delle Banane’. La conferenza stampa del presidente Marsilio, lo sceriffo di Nottingham, è stata imbarazzante. Oltre che grave da ogni punto di vista istituzionale e sanitario”. Lo dichiara la deputata abruzzese Stefania Pezzopane, capogruppo Pd in commissione Ambiente.
“Secondo quanto ha detto, Marsilio avrebbe anticipato la zona arancione perché non può aspettare la burocrazia del Ministero. Quindi da ora in poi in Abruzzo ognuno farà quello che gli pare, soprattutto le imprese sono autorizzate ad andarsi a prendere direttamente in regione i 100 milioni che attendono da mesi perché non possono più aspettare la burocrazia regionale”. Secondo Pezzopane “è assurdo e pericoloso questo approccio, destabilizzante. Un presidente incapace, che continua a non gestire l’emergenza sanitaria e cerca di cavalcare la crisi sociale e le difficoltà dei commercianti. Invito il governo a non sottovalutare quanto sta accadendo in Abruzzo. Se siamo unica regione rossa in Abruzzo è a causa di gravi errori gestionali e carenze della Regione”.






