L’AQUILA – Passato, presente e futuro neroverde.

Ormai bandiera e amato capitano dell’Aquila Rugby, Maurizio Zaffiri sembra avere un legame inscindibile con il capoluogo abruzzese.

Ha portato alti i colori aquilani fino alla Nazionale azzurra, che l’ha visto esordire a soli 21 anni e con cui ha collezionato 15 caps.

Simpatico, genuino, testardo, dopo l’esperienza “fuori porta” a Calvisano, “Zappò”, a seguito del devastante sisma del 6 aprile 2009, è tornato da “mamma” L’Aquila, che l’ha riaccolto a braccia aperte.

Affascinato sin da piccolo dallo spirito ovale del capoluogo, caratterizzato da sempre da mete, placcaggi e pali ad acca, la terza linea aquilana classe ’78 ha intrapreso la “scuola di vita” del rugby, fino a indossare una fascia sempre più “pesante”, date le vicissitudini post-sima e le consuete telenovele societarie.

Nonostante la soddisfacente carriera da sportivo, rientrato nella città natale, Maurizio sta ponendo le basi per il proprio futuro e oggi, a 33 anni, sta facendo le prove generali per diventare un preparatore fisico.

Trascinatore e combattente, dall’inconfondibile folta chioma nera, spesso in giro, nonostante il suo fisico granitico, alla guida di una smart bianca con lo stemma del club, i tifosi sperano di vederlo ancora molti anni in mezzo al campo stringere i pugni e incitare la propria squadra a dare il massimo.

Pieno di interessi extra sportivi, con la sua fluida dialettica si lascia andare a filosofiche similitudini quando parla dell’amata città natale e della sua grande passione per la squadra che l’ha visto nascere e crescere.

Nonostante il difficile momento, capitan Zaffiri si mostra fiducioso per il futuro e crede che la calda estate societaria passi anche stavolta.

È pronto a scendere in campo nuovamente con indosso i suoi colori preferiti per dimostrare che L’Aquila c’è e che si batterà anche stavolta con onore fino alla meta.

Partiamo dal principio. Quando hai “stretto amicizia” con la palla ovale?

Questa domanda mi fa sentire vecchio! (risata). Il rugby è presente nel quotidiano degli aquilani ed è sempre stato uno sport importante per la mia famiglia. Ho iniziato con i primi allenamenti all’età di sei anni e poi è stato tutto un crescendo.

Dalle giovanili dell’Aquila Rugby alla Nazionale Italiana, c’è qualcuno che ti ha aiutato, oltre alla tua costanza e tenacia, per arrivare alla “meta”?

Sono stati tanti gli elementi importanti per la mia crescita sportiva. Ognuna delle persone che ho incontrato quotidianamente mi ha insegnato qualcosa. È stato ed è importantissimo ascoltare, apprendere e cercare di “rubare” a compagni di squadra, allenatori e avversari degli insegnamenti.

Nonostante un altro anno di contratto con il Calvisano, dopo il terremoto sei tornato nel capoluogo per indossare nuovamente la casacca neroverde. È stata una scelta di vita o un atto doveroso verso la tua città?

Sinceramente ho fatto una serie di conti. È stata prioritaria la scelta di vita perché ho pensato agli studi universitari e mi sono iscritto alla facoltà di Scienze motorie all’Aquila. La vita di atleta ha un limite e, una volta indossata la maglia della Nazionale Italiana e conclusa l’esperienza Azzurra, sinceramente la massima fonte di motivazione che potessi avere era tornare a giocare con la maglia dell’Aquila Rugby.

Quali sono gli hobby di Maurizio Zaffiri?

Ho la passione per il cinema, il teatro e la musica. Prima leggevo libri, ma ora li ho sostituiti con i testi universitari perché, con gli allenamenti, ho poco tempo.

Quali aggettivi ti descrivono?

Sicuramente sono testardo. Non mi piace definirmi con degli aggettivi, sinceramente trovo difficile parlare di me stesso.

Parliamo dei tuoi colleghi. Qual è oggi per Maurizio Zaffiri il giocatore italiano più forte? Del mondo?

In Italia ce ne sono diversi. Secondo me è Salvatore Perugini, a 33 anni è all’apice della propria carriera. In realtà sono di parte (risata) perché sono stato il suo testimone di nozze e abbiamo giocato insieme a partire dall’Under 18, fino a esordire nella Nazionale maggiore a distanza di qualche mese. Totò è l’unico ad aver vinto con il Sudafrica e la Nuova Zelanda. Sul rugbista più forte del mondo ti dirò un detto: “Non si parla di rugbisti, ma di squadra di rugby”. Il singolo giocatore è di supporto alla squadra e attualmente la formazione più forte è la Nuova Zelanda.

Cosa dovrebbe fare l’Italia per aprirsi definitivamente al rugby?

Con l’ingresso dell’Italia nel Torneo del Sei Nazioni credo siano stati fatti passi da gigante dal 2000 al 2005 e l’interesse nazionale è andato via via crescendo. Nel 2007 inoltre sono state vinte due partite. Solitamente per gli sport di nicchia l’interesse dell’informazione e della comunicazione aumenta in occasione delle grandi competizioni. Ogni anno in occasione del Sei Nazioni si parla per tre mesi di rugby. Un dato rilevante sulla crescita nel movimento ovale riguarda il boom del rugby giovanile a Roma: attualmente nella Capitale è lo sport più praticato dai ragazzi.

Diritti televisivi del Sei Nazioni dall’emittente in chiaro La7 alla pay-tv Sky. Si può considerare un’ “autometa”? 

Sui diritti televisivi del Sei Nazioni acquisiti da Sky credo sia raggiunta una “mediazione” in differita con La7, che trasmette i match con un’ora di distanza. Certo, sai meglio di me che il fascino della diretta costituisce un valore aggiunto, però è comunque una buona soluzione.

Qual è il momento più difficile per un capitano?

Sicuramente quando le cose non vanno bene. Quando c’è carenza di risultati e la conseguente pressione dell’ambiente, sponsor, dirigenti e stampa.

Indimenticabile, nel corso di un Sei Nazioni, l’appunto in diretta al giornalista Paolo Cecinelli che ti chiamava “Zàffiri”, come le pietre preziose…

(Risata) Cecinelli è un amico e vive di rugby e mi sono permesso di fargli questo appunto in diretta perché lo conosco bene. Vive i ritiri e la vigilia con passione. Giustamente da casa mia nonna non capiva che ero io perché il nome era pronunciato con l’accento sbagliato!

Oltre a questo scherzoso aneddoto che ricordo hai dell’esordio con la maglia Azzurra?

All’esordio ho fatto tutto tranne che ridere. Ero molto teso perché sentivo la responsabilità del momento. Avevo solo 21 anni ed è stato molto emozionante indossare la maglia della Nazionale, ma è una sensazione difficilissima da descrivere.

È stato più difficile posare per For Man Magazine o calarsi nella recente esperienza di spettacolo con il Circo Togni?

Ho provato meno imbarazzo con l’elefante! La copertina di For Man non l’ho vissuta bene. Sul set non ero a mio agio, l’imbarazzo era molto.

Quando smetterai di giocare a rugby ti piacerebbe restare nell’ambiente rugbistico?

Attualmente sono un collaboratore tecnico delle giovanili dell’Aquila Rugby e mi occupo della preparazione fisica. Grazie a un corso della Federazione Italiana rugby, ai miei studi universitari, e a un master scuola dello sport del Coni, sto cercando di percorrere questa strada. Sono in “prova” e mi piacerebbe capire se sarò in grado o meno di fare il preparatore atletico. Mi piacerebbe riuscire a trasmettere queste mie nozioni ai giovani e agli allenatori.

Concludiamo con L’Aquila Rugby: siamo in piena tempesta. La squadra sarà iscritta al massimo campionato d’Eccellenza 2011/2012, ma l’ex presidente Romano Marinelli l’ha riconsegnata al sindaco Massimo Cialente. Uscirà il sole per far brillare ancora i colori neroverdi?

La palla è magica…La mia constatazione è che un anno fa la situazione non era poi così tanto diversa da quella attuale,L’Aquila Rugby la scorsa estate è stata paragonata alla Basilica di Collemaggio, quale simbolo identificativo della nostra città. Credo il paragone sia giusto. La facciata della Basilica è bellissima e piena di fascino, ma basta entrare e vedere le colonne rette da cinghie di sicurezza. Anche L’Aquila Rugby è molto affascinante, ma al suo interno presenta problemi. La funzione sociale dello sport nel dopo sisma è nota, credo che L’Aquila a ottobre inizierà il campionato (posticipato data la Coppa del Mondo che si disputerà in Nuova Zelanda, ndr) e punterà, data la situazione e il ritardo nel comporre la squadra, alla salvezza.

E tu?

Io indosserò la maglia neroverde. Dove vuoi che vada?