TERAMO – Svolta nel centrodestra finora diviso, per non dire ai ferri corti, nella partita delle elezioni comunali di Teramo previste a maggio e che ora si è ricompattato: si deciderà domani a Roma il nome del candidato sindaco per l’intera coalizione, e le segreterie nazionali avranno sul tavolo una terna, composta in primis dall’assessore regionale della Lega, Pietro Quaresimale, il favorito, e che ha avuto rassicurazioni sul fatto che in ogni caso non si dovrà dimettere dalla giunta, dal consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Pasquale Tiberii e dall’avvocato Carlo Antonetti, ex presidente del Teramo basket, in quota a Noi Moderati.

Sarà una sfida molto ardua per il centrodestra, perché ad oggi il favorito è il sindaco uscente di centrosinistra e ricandidato, Gianguido D’Alberto.

I tre nomi, archiviati scontri e veleni delle elezioni per la presidenza della provincia di Teramo, sono usciti da cilindro a seguito dell’incontro di ieri mattina nella sede di Fratelli d’Italia a Pescara, in via Forca d’Acero, alla presenza  dei coordinatori regionali di Fdi, il senatore Etelwardo Sigismondi, della Lega, il sottosegretario all’Agricoltura, Luigi D’Eramo, di Forza Italia, il deputato Nazario Pagano, dell’Udc, il sindaco di Fossacesia Enrico Di Giuseppantonio,  per Noi moderati c’era invece l’ex parlamentare e consigliere regionale, ora manager, Paolo Tancredi. Per Fdi c’erano anche la presidente provinciale Marilena Rossi e lo stesso Tiberii, per la Lega il coordinatore provinciale  Jwan Costantini, sindaco di Giulianova, e Arianna Fasulo, coordinatrice a Teramo, per Forza Italia  Gabriele Astolfi, coordinatore provinciale e il consigliere comunale Mario Cozzi.

Il nome più forte è quello di Quaresimale, avvocato ed ex sindaco della vicina Campli, sulla cresta dell’onda nel suo ruolo di assessore regionale, con deleghe di peso come il Sociale, l’Istruzione, la Formazione e il Lavoro,  e che in questi tre anni molto si è speso per il territorio di provenienza. Quaresimale, si osserva, poteva essere tentato anche di attendere le elezioni regionali del marzo 2024, forte del suo pesante bacino di voti,  ben 8.838 alle elezioni regionali del marzo 2019. Ma avrebbe ricevuto rassicurazioni dai vertici del partito, a cominciare da D’Eramo, sul fatto che se il sacrificio non dovesse andare in porto, sarebbe ripagato con la ricandidatura certa alle regionali e in caso di vittoria, con riconferma ad assessore, e manterrebbe il suo posto in giunta anche se diventasse sindaco.

Tiberii, consigliere comunale in carica al secondo mandato, ha però dalla sua l’esperienza amministrativa. Mentre la caratteristica civica è la carta che può giocarsi Antonetti, ex presidente del Teramo Basket in serie A, alla guida del comitato organizzatore della 50ª edizione della Coppa Interamnia, per il quale si è costituito un comitato di 15 teramani, di cui fa parte anche l’ex candidato sindaco Alberto Covelli.

In ogni caso il candidato se la dovrà vedere con il sindaco uscente di centrosinistra,  Gianguido D’Alberto, il favorito della competizione, che sarà appoggiato oltre che dalle sue liste civiche, architrave dell’attuale maggioranza, anche dal Partito democratico, che ha abbandonato l’ipotesi, perorata dalla segreteria regionale, di proporre un candidato alternativo.

E con Maria Cristina Marroni, ex vicesindaco ora all’opposizione, appoggiata da Italia viva, e da due liste civiche, e che fino ad ora non ha incassato l’appoggio di Azione, di cui è segretario il deputato rosetano Giulio Cesare Sottanelli, che pure è alleata a livello regionale e nazionale di Italia viva.

Potrebbe spuntare anche un quarto candidato, e c’è incognita di Paolo Gatti, che ha detto addio al centrodestra, che non correrà come sindaco, ma ha assicurato che sarà con la sua lista Futuro In, in gara alle comunali, contro il sindaco D’Alberto, senza però aggiungere altro. C’è il dato che uno dei nome della terna, Antonetti, è vicino a Gatti, per di più espressione dell’amico Paolo Tancredi. E c’è chi assicura che anche Azione potrebbe sostenere Antonetti, vista anche la vicinanza tra Sottanelli e Gatti.

In ogni caso la vera novità è che si sono ricomposte le fratture nel centrodestra. Su cui pesano le fibrillazioni in regione Abruzzo, dove Forza Italia chiede più spazio, forte dei suoi sette consiglieri, comprendendo i federati. Ma il presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, di rimpasti non vuole nemmeno sentir parlare, ad un anno dalle elezioni regionali che lo vedranno tranne sorprese, ricandidato.

Ma soprattutto ha pesato a Teramo,  l’esito disastroso delle elezioni per la presidenza del consiglio provinciale. A vincere, in una consultazione con il voto riservato ai soli sindaci consiglieri dei 47 comuni della provincia,  è stato Camillo D’Angelo, sindaco di Valle Castellana, con il sostegno di D’Alberto, di Italia Viva ed M5s, battendo il candidato di Fdi, il sindaco di Tortoreto, Domenico Piccioni, appoggiato, in una anomala alleanza, anche dal Pd, non seguito però dai consiglieri comunali di Teramo, da Azione, e dagli amministratori vicini a Paolo Gatti e al consigliere regionale di Abruzzo in Comune, partito  tesserato Pd, Sandro Mariani.

Forza Italia e Lega hanno appoggiato Massimo Vagnoni, sindaco di Martinsicuro, arrivato terzo, tenuto conto che parte della Lega ha poi dato l’appoggio a D’Angelo, soprattutto a Giulianova, dove è  sindaco e coordinatore provinciale Jwan Costantini. Un “voltafaccia” che ha indotto  il consigliere regionale della Lega, Emiliano Di Matteo, ex sindaco di Ancarano,  a dimettersi  da vice coordinatore regionale del partito di Matteo Salvini. Pace fatta, con una foto sorridente postata sui social, invece tra il sindaco di Giulianova  Costantini e la presidente provinciale di Fratelli d’Italia  Rossi, che dopo il voto si erano duramente scontrati con comunicati stampa incrociati e di fuoco.

Divisioni e ruggini, del resto emerse in una partita non decisiva, quella per la presidenza di un ente di secondo livello come la Provincia, ora sembrano davvero essere rientrate: la riconquista del comune di Teramo esige infatti compattezza, tenuto conto che le divisioni sono costate 5 anni anni fa la sconfitta al ballottaggio del candidato sindaco di Fdi Giandonato Morra, ora difensore civico d’Abruzzo.