L’AQUILA – Dopo il clamoroso interessamento per il magistrato aquilano Fabio Picuti, per il quale, secondo quanto si è appreso, la trattativa, sia pure molto difficile che vada in porto, è ancora in corso, un nuovo, clamoroso nome prende quota nei conciliaboli del centrosinistra aquilano, come possibile candidato sindaco alle elezioni comunali della primavera del 2027: è il professor Pierluigi Mantini, personaggio politico, professionista ed accademico conosciuto a livello nazionale.

Da quanto appreso ci sarebbero stati primi contatti, riservati, rigorosamente dietro le quinte, visto che il 69enne docente aquilano di diritto amministrativo e urbanistico presso il Politecnico di Milano, tre volte deputato dell’Ulivo e poi del Pd e dell’Udc, torna sempre più di sovente nella sua città dalla Lombardia, essendo stato nominato a luglio del 2024 alto consulente giuridico per la stesura delle Norme tecniche attuative nell’Ufficio del piano regolatore del Comune dell’Aquila, una delle più ardue sfide della maggioranza del centrodestra del sindaco di Fdi, Pierluigi Biondi. Un alto incarico che gli è stato conferito su decisione dell’assessore comunale all’Urbanistica Francesco De Santis, della Lega. Ad aprile Mantini è stato eletto presidente del glorioso circolo tennis Peppe Verna dell’Aquila, a riprova del fatto che si è riavvicinato alla sua città dopo aver vissuto tra Milano e Roma.

La ricerca del resto di un “salvatore della patria” da altri lidi che non siano quelli del perimetro politico cittadino, non fa che confermare la difficoltà del centrosinistra a diventare davvero efficace e competitivo contro un centrodestra in sella dal 2017 e che in questi anni ha consolidato una forte e capillare rete di potere, potendo anche contare sulla vicinanza politica della Regione e del Governo nazionale, facendo dell’Aquila, dopo il decennio di Massimo Cialente del Partito democratico, una roccaforte del partito di Giorgia Meloni.

Un centrosinistra con una base insoddisfatta e alquanto demotivata, che deve tenere unite anche nel capoluogo d’Abruzzo le diverse anime, dai centristi e moderati di Azione, Italia viva e del Passo Possibile, fino ad Avs, L’Aquila coraggiosa, con il M5S fuori dal consiglio e ridotto ai minimi termini, passando per il Partito democratico che resta in ogni caso la colonna portante della coalizione.

La sconfitta delle regionali delle Marche e della Calabria, solo in minima parte compensate dalla vittoria, peraltro piuttosto scontata, in Toscana, ha poi nel dem spinto l’ala riformista a mettere sempre più in discussione la linea politica troppo spostata a sinistra di Elly Schlein, nella convinzione che si vince diventando attrattivi al centro, e se questa area non sarà consolidata nel più breve tempo possibile, Giorgia Meloni rischia di avere la porta spalancata per una conferma alle elezioni dell’autunno del 2027.

E dunque la carta giusta, c’è chi ragiona, all’Aquila sarebbe proprio un profilo come quello di Mantini, politicamente di centro, docente la cui autorevolezza è indiscussa, con adeguate  competenze anche per una città che sta completando la ricostruzione post sisma, componente della commissione appalti dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), e consigliere giuridico presso la Struttura Commissariale della Presidenza del Consiglio dei ministri per la ricostruzione dell’Italia centrale e presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sia con l’ex commissario, Giovanni Legnini, ex deputato dem e sottosegretario alle Finanze, sia con l’attuale Guido Castelli, di FdI.

Tutto pur di evitare la catastrofe rappresentata dal perdere per la terza volta consecutiva contro il centrodestra, già due volte contro Biondi, che non potrà però correre per un terzo mandato e già ha prenotato, con il beneplacito dell’amica di vecchia data e di militanza Meloni, un seggio blindato in Parlamento.

Con possibili candidati, ma anche qui siamo alle supposizioni, il senatore di Fdi, capogruppo della commissione Bilancio, Guido Liris, dirigente medico in aspettativa, rivale interno di Biondi, di cui è stato vicesindaco, ex assessore regionale al Bilancio, oppure Fausta Bergamotto, sottosegretario di Stato al Ministero delle imprese e del made in Italy, vicina invece al sindaco. Loro o chi per loro, potranno godere di una capillare rete di potere e convergenza di interessi a tutti i livelli, costruita in dieci anni d Biondi e dal centrodestra, in un Paese in cui oramai il voto di opinione è sempre più marginale, tra quella metà o poco più che si recano ancora alle urne.

Tornando al centrosinistra e facendo un passo indietro, i centristi Gianni Padovani, di 99 L’Aquila, ed Enrico Verini di Azione con Calenda, avevano già contattato il 57enne aquilano Fabio Picuti, sostituto procuratore generale della Cassazione, pm in prima linea nelle inchieste nel post terremoto, in particolare quella contro la commissione Grandi Rischi, accusati di aver falsamente rassicurato gli aquilani nel corso dello sciame prima della tragica scossa del 6 aprile 2009, poi assolti in secondo e terzo grado, e poi prima di andare alla Cassazione a Roma, procuratore capo facente funzione del capoluogo regionale.

Con il diretto interessato che non ha inteso commentare e ha “congelato” ogni decisione. Ma l’ipotesi sembra oggettivamente remota, perché a norma vigente una sua candidatura, vincente o meno, comprometterebbe inevitabilmente una carriera tutta in ascesa in magistratura.

Una sortita in avanti che ha irritato non poco la forza trainante della coalizione, il Partito democratico, che ad Abruzzoweb, con il segretario cittadino Nello Avellani ha sottolineato che è “poco serio”, “prematuro” e “poco corretto” il tirare per la giacchetta “una figura di straordinaria levatura”, senza condivisione, e soprattutto due anni prima delle elezione.

Ecco perché sui contatti con Mantini, che pure ci sono stati, le bocche questa volta restano cucite a doppio filo, tenuto conto che sarebbe controproducente in primis per il diretto interessato essere gettato nell’agone due anni prima delle elezioni, con tutta la squadra e la strategia da costruire.

Verini e Padovani hanno in ogni caso giustificato la loro iniziativa con Picuti, spiegando che occorre per il centrosinistra aquilano un candidato sindaco forte e soprattutto aggregatore, che rappresenti tutte le anime del centrosinistra. Ribadendo un principio che va sempre di più per la maggiore anche a livello nazionale: le elezioni si vincono al centro.

Presa di posizione che fa il paio con quella di Americo Di Benedetto, ex consigliere regionale, ex presidente della Gran Sasso acqua, candidato sindaco dell’Aquila sconfitto alle comunali del 2017 al ballottaggio, con un clamoroso recupero di Biondi favorito dal fuoco amico contro lo stesso commercialista aquilano dentro la sua coalizione, e poi ricandidato anche nel 2022 con una coalizione civica, in un centrosinistra diviso, visto che il Partito democratico aveva candidato l’ex parlamentare Stefania Pezzopane, con in risultato che si è rimediata una seconda sonora sconfitta al primo turno sempre da parte di Biondi.

Anche Di Benedetto, sempre a questa testata ha detto infatti che occorre un candidato civico e d’alto profilo, perentorio messaggio inviato soprattutto al Pd, per sbarrare da subito la strada ad una candidatura espressione della prima forza in consiglio, come quella del consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, ipotesi che però in verità potrebbe essere già sfumata, perché il dem dopo tre mandati all’Emiciclo, potrebbe optare per il Parlamento, forte del suo appartenere alla corrente maggioritaria della segretaria nazionale Schlein. Sempre che Schlein sarà ancora in sella tra due anni, e tenuto conto che due postazioni sono state già prenotate dal senatore di Avezzano, Michele Fina, e dal deputato ex presidente di Regione, Luciano D’Alfonso. E per altri biglietti per il parlamento già si è scatenata la corsa da parte dei big del partito in tutte le province.