L’AQUILA – “Abbiamo scelto di fare politica con la testa e con il cuore, non con la pancia. Per noi la politica è pragmatismo e cultura, non destra e sinistra. Anche all’Aquila, in questa campagna elettorale, a sinistra avete una coalizione che va da Rifondazione comunista, a un pezzo di Italia Viva passando per il Movimento 5 Stelle. C’è poi la colazione di destra, già a pezzi in tutto il Paese. Mi dovete spiegare come cacchio governeranno questa città”.

Dal palco allestito alla Villa comunale, il leader di Azione, l’europarlamentare Carlo Calenda, è intervenuto nel pomeriggio a sostegno del candidato a sindaco dell’Aquila Americo Di Benedetto. Prima un tour del centro storico per toccare con mano lo stato della ricostruzione e incontrare gli operatori commerciali.

All’incontro pubblico è intervenuto anche il segretario regionale di Azione Giulio Sottanelli che parlando della lista di Azione e +Europa, una delle tre a sostegno di Di Benedetto, ha tenuto a ringraziare “le quattro persone che ci hanno lavorato, partendo dal coordinatore dell’Aquila, Enrico Verini e poi Marco Fanfani, Giancarlo Vicini e Silvano Sgammotta. Grazie a loro  Azione farà la sua parte a sostegno di Americo Di Benedetto”.

Di Benedetto ha prima elencato tutte le criticità accumulate in “5 anni di inerzia”, dalla mancanza di servizi nel centro storico, a cominciare dai parcheggi, alla necessità di un avvicinamento a Roma, dalle criticità della sanità, passando dalle opportunità dal fondo complementare Pnrr.

Particolare rilevanza al tema dei giovani e lavoro: “In questa città non c’è un dibattito sulla possibilità di creare lavoro e dare una prospettiva ai nostri giovani. Ho fatto 5 annni il consigliere comunale, ho provato a capire come affrontare questa questione”.

Da qui la proposta di un bando pubblico, “spiegando a chi viene ad investire nalla nostra città per creare lavoro che può essere aiutato dall’Amministrazione comunale, in quanto ai giovani che vengono assunti viene data una parte in denaro e una parte in natura, e la parte in natura la darebbe l’Amministrazione comunale. Così i ragazzi in un colpo solo avrebbero soldi e una casa, potrebbero sperare nel futuro”.

Di Benedetto ha poi lasciato la parola a Calenda che è intervenuto con un discorso ricco di riferimenti nazionali ed internazionali, toccando i limiti dei contenitori politici di “destra” e “sinistra”,  insistendo sull’inadeguatezza dei rappresentanti degli ultimi anni – citando spesso M5S e Lega – soffermandosi con particolare trasporto sulla crisi dei valori dell’Occidente ed il decadimento culturale, fino ad arrivare alla questione ucraina e la diipendenza del gas russo.

“L’Italia ha avuto tutte le rivoluzioni possibili – ha esordito -: quella liberale, quella della rottamazione, quella del vaffa, quella del prima gli italiani. Ce n’è solo una che non ha ancora avuto, quella della serietà e del pragmatismo”.

“A molti piace interpretare il Paese come una grande corrida ideologica, noi facciamo politica vera. Un sindaco è una persona che ha una visione della città e dal giorno dopo comincia a realizzarla. Ma se è alll’interno di una colazione dove c’è tutto e il contrario di tutto non farà niente. Quello che conta è avere un’idea e riuscirla a farla accadere. Lo stesso problema che potrebbe presentarsi all’Aquila, scegliendo a destra o a sinistra”.

Ha poi portato un esempio: “In Europa sono stato l’unico parlamentare che si è rifiutato di votare un emendamento che diceva ‘stop immediato e totale al gas russo’. Sono sempre stato anti Putin, eppure l’ho votato perché sapevo che non era possibile. Tutti gli altri che l’hanno votato sono tornati in Italia sostenendo che non si potesse votare. Ma allora perché l’hanno votato? Quello che stiamo cercando di fare in tutti i Comuni è fare politica raccontando la verità su quello che si può e non si può fare cercare di essere più concreti e meno ideologici, partendo dai valori basilari della democrazia e dell’europeismo”.

“Pragmatismo nell’affrontare i problemi ma se non affrontiamo il tema etico, con il capovolgimento dei valori che sta piegando l’Occidente, noi saremo spappolati. Da liberare combatto contro la costante smania di conquista dell’oggetto materiale che ti soddisfa per pochi secondi. Il primo insegnamento dei nostri nonni – comunisti, socialisti o democristiani – è sempre stato uno: ‘studia, prendi una laurea e diventa una persona colta’. Su questo abbiamo costruito l’Italia e rivendico la cultura come politica e sviluppo. Chiedo per questo ai cittadini di fare politica, di farla con il cuore scegliendo. Siete liberi, non sottomettetevi alla servitù volontaria di chi vi dice di votare a destra o a sinistra”.