A pochi giorni dalle elezioni regionali abruzzesi, riceviamo e pubblichiamo da Alfonso De Amicis, storico esponente della sinistra di classe aquilana, tra i promotori del Comitato in difesa del Sistema sanitario nazionale, un’analisi controcorrente e di ampio respiro sulla questione del voto.
L’AQUILA – L’inutilità del voto almeno fino alla riconquista della sovranità popolare non è un facile slogan, bensì una banale constatazione. Questo esercizio di democrazia e in un certo senso di potere ha perso da tempo la sua forza progressiva, in un processo lento ma inesorabile che viene dai trent’anni e più di restaurazione neoliberale.
Il punto è che nei tempi recenti, mentre la gestione della pandemia Covid-19 devastava il benessere economico e la sicurezza di troppi lavoratori, i capitalisti incameravano lauti profitti.
E mentre le loro ricchezze continuavano a crescere, il mondo era assediato da diseguaglianze dimenticate, con i rappresentanti del capitalismo dai rapporti sociali neofeudali che si mostrava – e continua a mostrarsi – orgoglioso, giocando con momenti di liturgia compassionevole come se ciò che stesse accadendo fosse da attribuire alla bizzarria della storia.
La gestione del Covid-19 ha reso ulteriormente evidente come l’adesione alle politiche privatistiche e aziendalistiche aumentino quella piaga storica delle disuguaglianze. Il quadro in questi anni è stato evidente, per certi versi sfacciato. E al minimo accenno di difficoltà, ovunque nel mondo le multinazionali si sono messe a piangere miseria per ottenere aiuti statali, finanziati dalla collettività. Socialismo dei ricchi.
Per decenni il dogma neoliberista, alimentato da entrambi gli schieramenti, ha privilegiato le multinazionali, il potere delle aziende, insistendo sulla necessità di avere governi poco interventisti rispetto alla regolamentazione delle imprese, al welfare e all’istruzione. Infatti, la perversione del primato delle politiche privatistiche si è raggiunta proprio quando tutti questi che nel corso degli anni si sono ferocemente ingrassati alla tavola neoliberale sono stati i primi a mettersi in fila per ottenere i sussidi. A loro i sussidi, ai ” nuovi poveri”, quando andava bene, green pass, cassa integrazione e aumento della disoccupazione. L’ex premier-banchiere Mario Draghi in questo è stato un esempio per tutti, con un governo di unità nazionale di classe e con una finta opposizione dei Fratelli d’Italia, i quali appena montati in groppa al cavallo di Palazzo Chigi si sono affrettati a mutuare quelle politiche.
Un gioco delle parti che dura dalla nascita della disgrazia della Seconda Repubblica. La politologa Wendy Brown ci ricorda come il concetto di democrazia non va confuso con l’idea del moderno stato liberale democratico.
Brown sostiene che, nell’attuale congiuntura storica “gli impegni dello stato democratico per l’uguaglianza, la libertà, l’inclusione e il costituzionalismo sono ora subordinati al progetto di crescita economica di posizionamento competitivo e di valorizzazione del capitale”.
Ciò ha un significato che le priorità sono chiare, precise e determinano la scala dei valori. E allora il voto, in questo quadro e in presenza di tali rapporti di forza, per essere buoni, ha un valore al massimo condominiale.






