L’AQUILA – Edizione numero 719 della Perdonanza Celestiniana all’insegna del rigore e della povertà “nell’accezione migliore del termine”, come più volte ripetuto da chi il primo Giubileo della storia e non soltanto dell’Aquila lo organizza e lo rappresenta in veste istituzionale. Ma con la volontà e la speranza, parole del vice presidente del Comitato Perdonanza, Alfredo Moroni, di “ospitare Papa Francesco nel 2014″.
Si punta, insomma, al nome grosso per il prossimo anno, un nome che possa riportare questo evento unico al mondo al livello che gli compete e ‘affiancare’ idealmente quello di Papa Celestino V, il creatore della Perdonanza.
“Si può organizzare per fare in modo che nella prossima celebrazione si possa avere questa presenza, credo che anche questa rivoluzione che sta caratterizzando il papato di Francesco, può essere una rivoluzione in grado di toccare anche la nostra città”, ha detto a questo giornale Moroni.
“Un suo intervento – ha aggiunto – potrebbe rappresentare un altro elemento significativo per rafforzare la nostra presenza nell’ambito dell’obiettivo dell’Aquila Capitale europea della cultura 2019”, vista soprattutto la cornice di pubblico di piazza Palazzo ieri sera, una piazza gremita così così e quasi in toto da meno giovani e anziani, prova evidente che il profilo sociale della città terremotata è ancora lontano dall’essere ricostruito o restaurato e che il rischio di ‘addio ai monti’ da parte delle generazioni più giovani si è trasformato in certezza, nonostante gli sbarbati che se la spassano per le vie della movida aquilana monca, zoppa e dal volto sfigurato in più punti.
Ieri, comunque, il sindaco, Massimo Cialente, l’arcivescovo metropolita, monsignor Giuseppe Petrocchi, prima Perdonanza per lui, il già citato Moroni, il presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo, l’assessore regionale alla Protezione civile Gianfranco Giuliante e altri rappresentanti delle istituzioni si sono dati appuntamento nel cuore della città per celebrare l’inizio della Perdonanza che dal 2015 sarà ufficialmente patrimonio immateriale dell’Unesco, da capire se con la Basilica di Collemaggio, per ora limitata alla Porta Santa per motivi di sicurezza e di celestiniana indulgenza plenaria, rimessa a nuovo oppure no: il 2016 è l’anno stimato per la fine dei lavori post-sisma.
Momento clou sotto la Torre Civica e Palazzo Margherita, sede del municipio, entrambi ancora incerottati a più di 4 anni dal terremoto, l’accensione del Tripode della pace da parte del sindaco Cialente, dopo il concerto firmato dall’Orchestra da camera aquilana del maestro Carmine Gaudieri, con il pubblico ‘non ufficiale’ che ha potuto approfittare delle sedie lasciate vuote causa assenza di autorità come il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, da lui un messaggio scritto, o più semplicemente arrivate in tempo per il fuoco e tardi per il concerto.
Emozionante il passaggio di consegne della fiaccola celestiniana in arrivo dall’Eremo del Morrone, quello di Celestino V, da Sulmona a L’Aquila, da Younes Mahmoud Ahmed, trentenne egiziano che ha chiesto asilo politico all’Italia ed è ospitato nella comunità di padre Quirino Salomone, a Cialente, in un momento durissimo non soltanto per l’Egitto in rivolta.
Con pochi, pochissimi fondi a disposizione e un programma di eventi sicuramente non di grido, salvo qualche ‘perla’ di salvataggio come il cantautore e trombettista Roy Paci, Eugenio Finardi, Sud Sound System e la ‘solita’ Fiorella Mannoia, ormai aquilana di adozione, si bada dunque a dispensare parole sagge, a richiamare fedeli e non alla spiritualità, a riconciliarsi con “la profondità e la bellezza del messaggio celestiniano”.
Tutti, da Cialente a Petrocchi, a Giuliante, a Moroni, a Del Corvo, si sono aggrappati a un giusto ma soprattutto necessario “recupero spirituale” per arginare l’evidente scoglio di un evento, quello celestiniano, da decenni ancorato a una visione eccessivamente locale e che, a parte i fuochi d’artificio degli anni in cui le casse comunali non languivano e il terremoto aveva gli occhi chiusi per il sonno, e al netto delle speranze d’oro che potrebbe riservare la dicitura Unesco nella sfida per vedere L’Aquila capitale della cultura 2009, è poco più di una discreta occasione per uscire a passeggiare per le vie del centro storico terremotato prima che l’autunno divori la bella stagione.
Ecco perché si pensa a Papa Francesco per rianimarla, anche se i tentativi di farsi sentire e di centrare il bersaglio sono sinceri. Almeno dal palco.
Monsignor Petrocchi ha incoraggiato e spronato gli adulti a lavorare per ricostruire L’Aquila meglio di prima, “per rifarla ancora più bella” e regalare un posto migliore alle nuove generazioni.
“La Perdonanza con il fuoco brucia le scorie che abbiamo dentro di noi”, ha detto Petrocchi nel suo messaggio, promettendo ancora una volta impegno e dedizione alla difficile causa aquilana.
Dal canto suo Cialente, che ha scelto di parlare a braccio, ha trattato passato, presente e futuro della città che da sempre ha una storia travagliata ma comunque di grande spessore, sognando “una vita dolce, resa più facile per i propri abitanti. Una Perdonanza che ci faccia guardare solo avanti e non indietro e che diventi il binario della ricostruzione”.
“Il mio ‘vecchio amico’ Giuliante – ha quindi detto Cialente, mettendo da parte per un po’ le polemiche di questi giorni con l’assessore regionale del Pdl sul ‘dilemma’ restauro-demolizione degli edifici terremotati – ha illustrato le difficoltà di questi anni, ma io sento che siamo ripartiti. Abbiamo già terminato i soldi che avevamo a disposizione e a settembre dovremo tornare dal governo a chiederne altri, dicendo ‘siamo stati bravi, dateci gli altri'”.



