L’AQUILA – Una nuova mannaia si sta abbattendo sulle pensioni degli italiani, ma questa volta, c’è da scommetterci, i plausi saranno molto più numerose delle vibranti proteste.

La Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali ha infatti dato delega ad Eros Brega, presidente del consiglio dell’Umbria,  di predisporre una proposta di legge valida per tutte le Regioni italiane, che preveda il taglio dei vitalizi già erogati agli ex consiglieri regionali e un  drastico taglio dei doppi e tripli vitalizi, per chi è stato anche  parlamentare ed eurodeputato.

In Abruzzo a godere del vitalizio sono 120 ex consiglieri regionali, di cui una ventina percepiscono anche il vitalizio da ex parlamentare. Una trentina di assegni sono erogati, come assegno di reversibilità, alle vedove e ai figli degli ex consiglieri defunti.

Una misura che interessa in Italia oltre 3.500 cittadini, che versati  anche solo 5 anni di contributi, si sono assicurati una lauta pensione per la vecchiaia, anche ai partire dai 50 anni. 

Con esborso complessivo annuo nel 2013 di ben 170 milioni di euro. Una spesa destinata ovviamente ad aumentare nei prossimi anni.

Come noto i vitalizi in Abruzzo, come in buona parte delle regioni italiane, sono state abolite a partire da questa legislatura. Ora si vuole mettere mano al pregresso. 

E una prima proposta di cui si è discusso in sede di Conferenza dei presidenti, prevede un tetto di 6 mila euro per i vitalizi d’oro, l’erogazione a partire dai 65 anni o a 60 anni ma con una penalità, e soprattutto un contributo di solidarietà per i doppi e tripli vitalizi.

L’Abruzzo, va detto, in tema di vitalizi è una delle regioni più virtuose, ben lontana dai fasti di regioni come il Lazio dove solo quest’estate decine di ex consiglieri sono andati in pensione a 50 anni, e dove per i vitalizi si spendono 20 milioni di euro l’anno.

O come in Trentino Alto Adige, dove il Consiglio regionale ha fatto carte false pur di non abolire l’agognato assegno, concedendo solo una piccola decurtazione, incurante della rivolta dei cittadini indignati che sono arrivati ad occupare la sede regionale.

In Abruzzo infatti nessuno degli consiglieri pensionati guadagna più di 3.500 euro al mese. Se hanno fatto legislature, il godimento dell’assegno scatta già a 65 anni o a 60 con decurtazione.

Il tetto che sarà introdotto interesserà semmai quella ventina di ex consiglieri che godono del doppio vitalizio.

Risparmi insomma ci saranno, presto però per qualificarli  in assenza di una proposta concreta. 

Quello che è certo è che dalle casse del consiglio regionale abruzzese escono per onorare i vitalizi ben 5 milioni di euro l’anno, a fronte di un budget complessivo di 25 milioni di euro. 

Inoltre i nuovi consiglieri non versano più i 1.600 euro mensili per assicurarsi il vitalizio, come detto abolito. 

E questo significa che mancano all’appello ogni anno 600 mila euro per pagare le pensioni dei loro più fortunati predecessori, che il consiglio regionale deve coprire con soldi dei contribuenti che potrebbero essere usati per altre finalità.

Nella passata legislatura contro l’abolizione dei doppi vitalizi, proposta dall’ex consigliere Maurizio Acerbo, si schierò una compatta fronte di centrodestra e centrosinistra.

L’argomento più frequentato era che un provvedimento del genere sarebbe incappato nel’incostituzionalità, perché avrebbe leso un diritto acquisito.

Punto fermo del disegno di legge allo studio del governo e delle Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali, si scopre oggi, è che invece un taglio anche consistente di un vitalizio se presentato come un “contributo di solidarietà ragionevole, progressivo, per un periodo determinato e legato alla contingenze economica”, non incorrerebbe nel vizio di incostituzionalità, come confermato oramai da una consolidata giurisprudenza.

I legali degli ex-consiglieri anche in Abruzzo stanno però già affilando le armi.