L’AQUILA – Sebbene anche i ultimi report della Protezione civile nazionale e dell’Istituto superiore di sanità confermino che le conseguenze peggiori il coronavirus le ha riservate agli ultraottantenni, con l’età media a circa 80 anni, diventano sempre più frequenti, anche in Abruzzo, le positività dei giovani e dei giovanissimi.

Lo raccontano, con chiarezza, anche gli ultimi bollettini del servizio Tutela e Prevenzione della Salute: l’altro giorno è risultata positiva una ragazzina di 12 anni, figlia di una dottoressa in servizio al Santo Spirito di Pescara; martedì un 16enne di Roccamontepiano e, ultimi, ci sono un 15enne di Montesilvano e quattro ventenni, due dei quali sempre di Montesilvano, che ha fatto registrare un’impennata, con i casi arrivati a sette in totale.

A questo si deve aggiungere che alcuni giovani, tra 39 e 42 anni, a Pescara hanno avuto o hanno ancora oggi bisogno della terapia intensiva.

Insomma: il virus spaventa di certo le categorie più fragili della società, ma comincia a insinuarsi anche tra quelle che tali non sono. Secondo l’ultimo report dell’Istituto superiore di sanità, quello rilasciato in base ai dati del 16 marzo, sono 121 i contagiati tra 0 e 9 anni; 186 tra 10 e 19 e 970 tra 20 e 29. In queste fasce di età non si registrano, al momento, decessi.

I primi tra i “giovani”, per così dire, sono i 4 che si sono verificati nella fascia d’età 30-39 anni: anche per questi sono state ravvisate patologie pregresse. In ogni caso Iss e virologi hanno lanciato l’allarme, anche negli ultimi giorni: i giovani non sono immuni e, sebbene meno soggetti a problemi gravi, possono comunque essere un veicolo per l’infezione.