L’AQUILA – “La sanità pubblica in Italia è vittima delle politiche liberiste degli ultimi anni, quelle dei tagli che la politica ha definito in maniera subdola ‘sottofinanziamenti’. Piano piano ci hanno portato alla canna del gas. Per favorire il business dei privati e togliere di mezzo il welfare”.

Parla dalla sua abitazione a Firenze Carlo Palermo, segretario nazionale di Anaao Assomed, il sindacato dei medici più grande d’Italia, nei giorni terribili del coronavirus, la pandemia che ha colpito e sta colpendo pesantemente oltre all’Italia, ormai tutto il mondo.

E che ieri ha fatto registrare il record di morti nel nostro Paese, 475. E lo fa, Palermo, nei giorni in cui improvvisamente più di qualcuno ha dovuto fare i conti con la triste realtà della sanità pubblica del nostro Paese, “tenuta in piedi – è il grido di dolore, non l’unico e non l’ultimo, del segretario del sindacato ad AbruzzoWeb – da chi davvero eroicamente la manda avanti ogni giorno, affrontando anche prove terribili come questa del coronavirus”.

“Negli anni passati, nonostante le nostre proteste, nessuno ci ha dato ascolto – spiega Palermo al nostro giornale, tirando fuori una rabbia malcelata –. Ogni giorno i Governi tagliavano un pezzetto del sistema sanitario nazionale. Però lo facevano un po’ alla volta, tenendo formalmente il finanziamento minimamente ‘su’, a parte i Governi Monti, che ha tagliato nel 2013 rispetto al 2012, e Renzi, che ha tagliato nel 2015 rispetto al 2014”.

“Dal 2010 al 2019 l’incremento del fondo sanitario nazionale è stato di 8,8 miliardi, ossia lo 0,9 per cento all’anno – va nel dettaglio Palermo –. Prima, invece, l’aumento era del 3 per cento, ma dopo la crisi finanziaria globale del 2008 si è arrivati, appunto, allo 0,9 per cento. E nello stesso tempo, l’inflazione media delle famiglie è stata dell’1,1 pe cento, vuol dire che in termini reali è stato progressivamente ridotto il valore reale del fondo sanitario nazionale”.

“Se poi parliamo in termini di inflazione del settore sanitario, che è ad alta inflazione per la tecnologia e per la ricerca, siamo intorno al 2 per cento. Il sottofinanziamento, dunque, ha determinato la carenza di 40mila posti letto dal 2010, ma dal 2003 il numero è 80 mila. A cui si aggiunge la carenza di personale, che ha toccato quota 50mila”.

Palermo passa, sempre attraverso i dati, a fare la fotografia attuale del sistema sanitario con cui si sta affrontando la pandemia con la emergenza nella emergenza dei posti letto di terapia intensiva e sub intensiva, in particolare nelle regioni del nord, le più colpite.

“Il virus non guarda in faccia a nessuno, è bene tenerlo a mente. Ora lo sanno anche in quei Paesi come ad esempio Germania e Francia, che hanno rispettivamente 8 e 6 posti letto in rianimazione ogni mille abitanti, mentre noi soltanto 3 ogni mille”, ricorda poi. “Il ‘tappeto’ ideologico che ha permesso questo è l’ideologia liberista – afferma a questo punto – Tutto il welfare a un certo punto ha dovuto pagare il prezzo delle politiche liberiste che hanno portato alla crisi finanziaria del 2008, vedi Lehman Brothers”.

Tutto questo ha inevitabilmente portato, ad esempio, alla chiusura dei piccoli ospedali, invocata un giorno sì e l’altro pure su qualsiasi media dai molti fautori, da destra a sinistra passando per il centro, dei tagli alla sanità pubblica, con sullo sfondo le voci di esperti come l’economista Giampaolo Galli (“I piccoli ospedali sono pericolosi. Chiuderli è doloroso, ma se non lo si fa è inutile parlare di spending review”); senza dimenticare Carlo Cottarelli, altro economista fervente sostenitore proprio della spending review (“Tagli per altri 3-5 miliardi alla sanità”).

“E poi – fa notare Palermo nell’ottica di distruzione della sanità pubblica – oltre 100 miliardi sul ‘piatto’ italiano per questo settore fanno gola a molti. Un ‘piatto’ che ha delle prospettive di diventare sempre più grande, con incassi in prospettiva da capogiro per il business privato che sembrano quelli degli Stati Uniti d’America. Per non parlare del modello assolutamente da cestinare dei project financing per gli ospedali, che farebbero guadagnare soltanto il privato che di sicuro non regala soldi”.

“Poi arriva il coronavirus e tutto diventa chiarissimo – continua il capo dell’Anaao-Assomed –. Adesso si capisce l’importanza del servizio sanitario pubblico nazionale, tenuto in piedi da chi ci lavora e che sta rischiando la pelle per lavorare in prima linea, guardiamo ai medici contagiati in Lombardia. E se il virus avesse colpito subito il sud Italia, nei cui ospedali la situazione è peggiore rispetto al nord, le cose sarebbero andate addirittura peggio di così”.

“Siamo stanchi di questa situazione – tuona quindi Palermo – eppure le cose non cambiano. Nonostante l’Italia stia dimostrando, al netto di qualche errore, di essere in grado di affrontare un evento epidemico che raggiungerà chi ancora oggi non sembra preparato”.

“Ho detto la stessa cosa al New York Times e alla Cnn – conclude il segretario nazionale del sindacato dei medici –. Ora mi aspetto che le cose cambino in meglio ma non a parole come fino ad oggi. Per cominciare, però, è tempo di finirla con la deriva regionalistica. È ora di centralizzare”.