PESCARA – In Abruzzo, e precisamete tra Pescara e Teramo, i servizi socio-sanitari sono carenti di figure specializzate per affrontare le problematiche connesse alla violenza sulle donne, così come mancano luoghi e tempi per farsi carico di questa problematica specifica.

È quanto emerge dal bilancio del primo anno del progetto “Iris”, che riguarda la violenza di genere verso le donne italiane e migranti e si occupa non solo di effettuare una ricerca in questo campo particolare ma anche di sperimentare degli sportelli specializzati per fornire un aiuto concreto alle donne e giovani vittime di violenza.

Il progetto Iris si concretizza in una ricerca-azione su “Violenze e abusi commessi nei confronti di donne e giovani donne” quando queste violenze sono legate a pratiche tradizionali dannose e ai loro effetti.

Tra le pratiche esaminate nella ricerca ci sono il matrimonio forzato, i rapporti sessuali obbligati, la fuitina, le mutilazioni genitali e le molestie sessuali con particolare attenzione alle donne immigrate, e ogni forma di violenza di genere commessa nei confronti delle donne.

In Italia sono interessate al progetto due regioni, Abruzzo e Sicilia, insieme alla regione spagnola della Catalogna.

I risultati della ricerca, che ha coinvolto un campione di 100 intervistati, saranno resi noti venerdì a Pescara durante un seminario (dalle 8.30 alle 13.30 nella sala Tinozzi della Provincia di Pescara).

Nell’occasione sarà pubblicizzata e distribuita una “guida” con tutte le informazioni utili sui servizi rivolti agli immigrati presenti sul territorio di Pescara e su quello di Teramo.