L’AQUILA – “Ci sono dati clinici così delicati ed intimi di una persona, che dovrebbero rimanere segreti, ci sono dettagli della mia grave patologia, che non ho detto neanche alla mia famiglia. Sapere che sono finiti in mano a persone sconosciute, mi crea ancora ora imbarazzo e angoscia. Tanto che ho dovuto iniziare una terapia psicologica”.

E’ la drammatica testimonianza di una giovane donna che è stata paziente oncologica  in cura nella Asl di Avezzano-Sulmona-L’Aquila,  ovviamente coperta da anonimato, raccolta da una inchiesta di Rainews24, “I dati violati”, a firma di Andrea Piccioni, sul drammatico fenomeno degli attacchi hacker agli ospedali italiani e stranieri, e ai database pubblici e privati. Un fenomeno cresciuto del 160% negli ultimi anni, con 40 strutture ospedaliere italiane tra le vittime.

E tra gli attacchi, uno dei più gravi in Italia negli ultimi anni, c’è appunto quello di inizio maggio della gang russa ransomware Monti, che è riuscita ad entrare nei database della Asl aquilana, trafugare e poi diffondere nel dark web oltre 500 gigabyte di cartelle cliniche, referti di analisi genetiche, valutazioni psicologiche di minori, documenti di inventario, ma anche di dati personali relativi ai dipendenti. P

Risultato: oltre a centinaia di violazioni della privacy l’attacco ha mandato in tilt il sistema informativo causando disagi e disservizi anche assistenziali e di cure, in particolare nei Centri unici di prenotazione, i Cup, tornati per settimane a utilizzare carta e penna.

E si sono scatenate polemiche contro i vertici dell’azienda guidata dal manager romano, Ferdinando Romano, accusati di non aver messo in campo strategie e barriere in difesa del sistema informatico e dei dati. In un quadro nel quale sono state rifiutate numerose richieste di riscatto fatte recapitare da parte degli hacker. Intanto sono scattate le denunce penali e civili da parte dei pazienti vittime del furto e divulgazione dei loro dati sensibili. Con la Asl a rischio di risarcimenti milionari e finita nel mirino del garante per la privacy.

Per un paio di mesi la Asl ha subito enormi difficoltà operative, con i sistemi informatici e database fuori funzione, in particolare nei Centri unici di prenotazione, i Cup, tornati per settimane a utilizzare carta e penna. Poi la situazione è via via migliorata ma nonostante gli sforzi non si è tornati ancora alla normalità.

La task force di esperti informatici e agenti della polizia postale, ritenuta peraltro numericamente non adeguata è ancora al lavoro e chissà per quanto ne avrà.

In questo quadro, nel corso del tempo sono emerse situazioni drammatiche di pazienti ed ex pazienti che hanno avuto le conseguenze più gravi causate dalla violazione della privacy. Alcune delle quali denunciate in interviste raccolte dall’inchiesta di rainews24.

Racconta ancora la giovane ex paziente oncologica: “avuta notizia dell’attacco informatico e del furto di dati, e avendo avuto una patologia molto importante, temevo che potesse succedermi, che i miei dati sarebbero stati appetibili. E infatti dopo due mesi la Asl mi ha comunicato che nella mia cartella c’erano tracce di hackeraggio”.

E rivela: “da quel giorno ho ricevuto strane telefonate, relative a dati bancari, al mio indirizzo di casa ed altro”. Ipotizzando un nesso con queste strane richieste e la divulgazione dei suoi dati.

Ad essere intervistata anche una altra donna paziente della Asl aquilana: “ci chiediamo ancora come sia possibile che una azienda di questa portata abbia avuto un bug così grande, da poter permettere di violare i suoi server.  Saputo dell’attacco non immaginavo che anche io potessi essere tra le vittime, e invece la Asl mi ha chiamata per ritirare il documento che conteneva i dati violati. Ho avuto tremori e palpitazioni alla notizia. Ho fiducia nella mia Asl, mi ci vado a curare, ma mi sono sentita tradita. La mia vita è cambiata, vivo nella paura che prima o poi possa arrivare qualche ricatto, che ci siano conseguenze negative da questo attacco”.

Nell’inchiesta intervistato anche Bruno Frattasi, direttore generale dell’Agenzia Cyber sicurezza nazionale.

“Questo fenomeno si è accresciuto enormemente rispetto al passato – spiega -, in quanto la superficie digitale attaccabile è anch’essa aumentata esponenzialmente, quindi maggiormente esposta al rischio informatico. L’hacker può attaccare un cittadino, una società privata e una pubblica amministrazione”.

Frattasi riconosce poi che le strutture sanitarie italiane sono più esposte, per “una fragilità delle posture cibernetiche”. Grave sottolineatura perché sono proprio i dati sanitari, si sottolinea nell’inchiesta, le “prede” preferite, come dimostrano appunto gli attacchi negli ultimi due anni a ben 4o ospedali, tra cui il Vanvitelli di Napoli, a cui si aggiunge il grave attacco del 2021 ai server della Regione Lazio, nel pieno della pandemia del covid-19.

A fare purtroppo scuola anche la violazione del 2020 in Finlandia della più grande società di psicoterapia del paese, con la sottrazione dei dati di 30.000 pazienti, a cui ha fatto seguito una raffica di richieste di denaro con la minaccia di pubblicarli. Ci sono stati pazienti che hanno preferito pagare, altri si sono ritrovati i conti svuotati, e la loro identità utilizzata per varie attività, comprese quelle illecite.