PESCARA – La I Commissione Affari Costituzionali della Camera ha deciso: il Tar di Pescara può chiudere.
L’emendamento approvato ieri, infatti, che prevedeva il salvataggio di alcune sedi distaccate italiane, non contempla quella pescarese per la quale la soppressione è stata rinviata da ottobre 2014 a luglio 2015.
D’ora in poi ci sarà soltanto una sede regionale, quella dell’Aquila. E le polemiche sono già scoppiate.
“La scelta del relatore della maggioranza e del Governo di Matteo Renzi di procedere in commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, alla soppressione della sezione del Tar di Pescara è irrazionale e penalizza i cittadini e gli operatori della giustizia delle province di Chieti e di Pescara che dal 1 luglio del 2015 dovrebbero rivolgersi al Tar de L’Aquila con evidenti disagi e aggravi economici”.
l parole di Gianni Melilla, deputato Sel.
“Naturalmente – aggiunge – questa scelta deve essere votata ancora dall’Aula per la decisione definitiva che dovrebbe esserci la settimana prossima. Rivolgo un appello al maggior Gruppo Parlamentare della Camera, il Partito democratico, affinché nella votazione dell’Assemblea dei Deputati ci sia un ripensamento visto che sono state salvate tutte le sezioni distaccate dei Tar italiane che sono anche sede distaccata delle rispettive Corti d’Appello. Sarebbe una beffa per Pescara e Chieti non avere una sezione distaccata della Corte d’Appello e per questo motivo perdere anche la sede distaccata del Tar”.
La chiusura non piace neanche al senatore di Forza Italia, Fabrizio Di Stefano.
“Ieri sera – commenta in una nota – è stato approvato in Commissione un emendamento, proposto dall’onorevole Giorgio Gitti di Scelta Civica, che ridimensiona in modo sensibile, il taglio delle sezioni distaccate dei Tar. Per quanto riguarda però il Tar di Pescara si è solo procrastinata la sua chiusura a luglio 2015. Tardiva, allora, arriva l’iniziativa del presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, di convocare per venerdì una riunione con i parlamentari abruzzesi per discutere sul tema e per chiedere di attivarsi in tal senso.
Probabilmente non ha seguito con la dovuta accortezza l’iter del provvedimento, anche se da tempo l’ordine degli avvocati di Pescara chiede che la politica abruzzese si attivi per salvaguardare il territorio” .
“La settimana scorsa ho presentato un emendamento – dichiara – e che eventualmente ripresenterò anche in Aula, che sancisce un principio oggettivo: quei tribunali che hanno un’ alta produttività ed un saldo economico positivo devono essere salvati. Il Tar di Pescara rientra in tali parametri poichè possiede un’alta produttività che ha comportato la riduzione dell’arretrato del 64 per cento con un incasso derivante dal versamento del contributo unificato per il solo anno 2013 pari ad 528.349 euro, a fronte di un budget di spesa di 167.633 euro complessivi”.
Per Di Stefano, “questa ‘finta’ riforma della Pubblica Amministrazione, dimostra ancora una volta l’incapacità di questo Governo di fare le riforme vere e necessarie per il Paese. Torno a ribadire la giustezza dell’emendamento da me presentato, che sanciva un criterio oggettivo e cioè la non chiusura delle sezioni che per l’anno 2013 hanno ottenuto un saldo positivo tra il versamento del contributo unificato e il budget di spesa annuale, e che per gli anni 2014 e 2015 abbiano rispettato il suddetto saldo, tra questi quello di Pescara. Mentre assistiamo solo a tagli lineari che, come nel caso dei Tar, non prende in considerazione nessuno degli elementi essenziali ai fini di un loro eventuale ridimensionamento”.
“Aspettiamo adesso di vedere nei prossimi giorni in Commissione, e poi in Aula – conclude Di Stefano – i colleghi di maggioranza abruzzese, se sapranno interpretare le istanze del territorio e salvaguardare un Tar che ha tutti i numeri per rimanere pienamente funzionante”.




