CHIETI – “Se fossi un imprenditrice acquisterei Villa Pini? Io sì”.

Parola di Giuseppina Ivone, curatrice fallimentare che AbruzzoWeb ha incontrato poco prima di un colloquio con il giudice Camillo Romandini, presidente della Sezione civile del tribunale teatino, unico punto di riferimento della Ivone dopo che il giudice delegato per il fallimento, Adolfo Ceccarini, ha lasciato l’incarico.

“È vero  che ci sono tanti problemi – spiega – l’incertezza del quadro normativo regionale di riferimento per la sanità privata certamente non ci aiuta, i tagli voluti dal governo centrale ci penalizzano, il problema degli esuberi è grave, ma io avrei diverse idee per far funzionare Villa Pini. Penserei, per esempio, a riconvertire quelle attività che non ci possono più venire accreditate”.

Il passaggio in tribunale è avvenuto in contemporanea a una difficile assemblea sindacale in clinica, in cui i rappresentanti di Cgil Cisl e Uil hanno incontrato i lavoratori per riferire sugli scenari futuri, per nulla rosei, soprattutto dopo che anche la quarta asta è andata deserta.

I sindacati hanno detto ai lavoratori senza mezzi termini che se non vi saranno certezze di prosecuzione della cassa integrazione in deroga per i 150 attualmente in Cig, la curatela non potrà fare altro che avviare la temuta procedura del licenziamento collettivo.

“Che a Villa Pini ci fossero lavoratori in esubero era chiaro già da prima del fallimento, il problema c’è è va affrontato con le risorse che abbiamo”, sottolinea la Ivone.

Risorse esigue, visto che l’avvocato ha anche detto che la curatela ha zero euro nella propria disponibilità finanziaria ed è per questo che sono state già contattate diverse banche chiedendo un’apertura di credito per poter pagare gli stipendi a partire dal prossimo 1° aprile, quando scade il contratto d’affitto con Nicola Petruzzi del Policlinico Abano Terme e tutto ritorna in mano alla curatela fallimentare.

I licenziamenti, dunque, appaiono inevitabili. Anche se si cercherà di limitarne il numero con il ricorso ai contratti di solidarietà e al part time. Inoltre, non è detto che a essere licenziati siano i lavoratori attualmente in cassa integrazione, perché con il riavvio dell’esercizio provvisorio la curatela riprenderà tutti i 609 dipendenti al lavoro e poi deciderà chi e quanti addetti collocare in Cig, secondo le proprie esigenze e secondo i criteri stabiliti dalle norme in materia.

Ma perché Villa Pini, nonostante il prezzo più che dimezzato (da 42 a 20 milioni), non si riesce a vendere? Secondo la Ivone, “il mercato ha detto chiaramente che a questo prezzo la clinica non è appetibile. Ma non è solo questione di prezzo”.

“L’incertezza relativa al quadro normativo regionale sulla sanità privata ha giocato senza dubbio un ruolo importante in questa partita – ripete la curatrice –  Insomma, se non è chiaro cosa potrà fare Villa Pini in futuro, temo che in molti saranno scoraggiati”.

I nodi da sciogliere riguardano tutta la partita della riabilitazione, in particolare l’ex articolo 26 che regola la riabilitazione intensiva, senza contare i problemi del taglio di posti letto e del budget sanitario al centro della battaglia di tutto il comparto della sanità privata abruzzese.

Per questo motivo la Ivone ha detto di aver intenzione di recarsi personalmente in Regione, per cercare di ottenere maggiore chiarezza in materia.

Insomma, senza certezza sulle regole, il nuovo acquirente di Villa Pini rischierebbe di acquistare una scatola vuota. Ed è forse soprattutto questo il nodo da sciogliere che non il prezzo a base della prossima asta.

L’avvocato Ivone smentisce inoltre voci secondo cui la clinica potrebbe essere venduta con una trattativa privata: “L’unica strada è quella dell’asta e non ci sono neanche possibilità di proroga del contratto d’affitto al Policlinico di Abano Terme”, ammette.

I tempi di una prossima asta sono comunque molto incerti: “Tutto dipende dai tempi dell’esercizio provvisorio che il giudice deciderà di concederci”, conclude.