MILANO – Si avvia a conclusione la vicenda giudiziaria relativa ad Alessandro Sallusti, il direttore del Giornale, condannato in via definitiva a 16 mesi di carcere per diffamazione.

Sallusti, tuttavia potrebbe non andare in carcere, ma scontare la pena ai domiciliari: oggi il procuratore capo del Tribunale di Milano Edmondo Bruti Liberati ha notificato al giornalista un decreto che per la seconda volta sospende l’esecuzione della carcerazione per un anno e 4 mesi, stabilita dalla Corte di cassazione per aver diffamato un magistrato torinese.

Il procuratore ha ritenuto che, dopo la prima normale sospensione dell’esecuzione della pena per 30 giorni, in attesa della richiesta o meno del condannato di essere ammesso ai servizi sociali, anche in assenza di questa richiesta l’ufficio giudiziario potesse sospendere una seconda volta l’esecuzione in base alla legge “svuota carceri” (fatta dal ministro Angelino Alfano nel 2010 e ampliata dal suo successore, Paola Severino, nel 2011).

Adesso il pm ha trasmesso gli atti al magistrato di sorveglianza che entro cinque giorni dovrà decidere se accogliere o meno la tesi caldeggiata dalla procura, e cioè far espiare la pena a Sallusti ai domiciliari.

Nel provvedimento della procura, su cui dovrà decidere il giudice, si spiega che il domicilio indicato da Sallusti è idoneo.

Lo stesso direttore ha poi rivelato che si tratta di quello di Daniela Santanchè.