L’AQUILA – Vero protagonista di questa come delle precedenti tornate elettorali delle politiche è il famigerato sistema elettorale Rosatellum già in vigore durante le ultime elezioni politiche del 2018. Prende il nome del suo relatore Ettore Rosato, che quando fu approvata la legge nel 2017 era deputato del Partito Democratico e oggi è passato a Italia Viva. Il Rosatellum prevede un sistema misto, in cui circa un terzo dei seggi di Camera e Senato vengono eletti con un sistema maggioritario, in scontri diretti nei collegi uninominali, e i restanti due terzi con un sistema proporzionale. È un sistema che favorisce la formazione di coalizioni e penalizza i partiti che si presentano da soli. Ma soprattutto non prevede le preferenze sui singoli candidati, tanto che più o meno già da ora si sa chi sarà eletto e chi no. Ovvero i candidati primi delle liste del proporzionale di Camera e Senato, dei partiti che prenderanno più voti, e i candidati unici, per ciascuna lista o coalizione, nei collegi uninominali.
Come la legge precedente, il cosiddetto Porcellum, il Rosatellum prevede insomma le liste bloccate e non dà la possibilità di esprimere preferenze né di esprimere il “voto disgiunto”.
Così gli eletti in Parlamento sono di fatto nominati dalle segreterie dei partiti. Su 13 parlamentari da eleggere in Abruzzo, dieci sono già certi in partenza, a meno che gli attuali sondaggi vengano stravolti radicalmente in meno di un mese, solo su tre la partita è aperta.
E sarà questo uno dei motivi dell’alto astensionismo: il portale di sondaggi YouTrend prevede un’affluenza che oscilla intorno al 65%, ovvero con una astensione al 35%, ovvero un italiano su tre, la più alta di sempre. L’Istituto Piepoli prevede poi che ad oggi meno di 1 giovane su 2 andrà a votare, il 48%.
A seguire un vademecum sul come si dovrà votare.
COLLEGI
Le prossime Camere saranno composte di 400 deputati e 200 senatori elettivi, per un totale di 600 parlamentari. Di questi, 221 (il 37%) sono eletti in altrettanti collegi uninominali con sistema maggioritario a turno unico: significa che a vincere il seggio è il candidato della lista (o della coalizione di liste) che prende anche un solo voto in più degli altri.
I collegi uninominali per la Camera in Abruzzo sono tre: U01, ovvero Chieti, U02, L’Aquila-Teramo e U03, Pescara-costa Teramo. All’Uninominale al Senato c’è invece un unico collegio abruzzese.
Altri 367 deputati e senatori (il 61%) sono invece eletti in 75 collegi plurinominali che assegnano un numero variabile di seggi (da 2 a 8 a seconda della popolazione), sia per la Camera che per il senato.
Qui il sistema è proporzionale: i posti in palio nel collegio sono attribuiti in proporzione alla percentuale di voti ottenuti da ciascuna lista. Infine, 12 parlamentari sono eletti all’estero in quattro diverse circoscrizioni. I collegi proporzionali sono in Abruzzo su scala regionale, uno per il senato, uno per la Camera.
LISTE E COALIZIONI
Le liste che raccolgono il numero di firme necessario (o che ne sono esentate) possono presentarsi in autonomia o scegliere di apparentarsi in coalizione con altre liste. Le coalizioni sono particolarmente “convenienti” per vincere i collegi uninominali: le liste apparentate infatti indicano un candidato comune, che quindi beneficerà dei voti di tutti i partiti che lo sostengono (e non solo del proprio). Più la coalizione è “pesante” in termini di voti, più è probabile che superi in numeri assoluti le altre coalizioni e le liste singole, aggiudicandosi il seggio in palio nel collegio. Il 25 settembre le coalizioni in campo saranno due: il centrodestra (Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Noi Moderati) e il centrosinistra (Pd, +Europa, Alleanza Verdi/Sinistra, Impegno civico). Tutte le altre forze corrono da sole.
SOGLIE DI SBARRAMENTO
Per poter ottenere seggi nella quota proporzionale, le singole liste devono ottenere almeno il 3% dei voti validi a livello nazionale (con alcune eccezioni a livello regionale). La soglia vale anche per ciascuna delle liste unite in coalizione. Se la coalizione nel complesso ottiene più del 10%, i voti delle liste che non raggiungono il 3% (ma superano l’1%) vanno ad arricchire il “bottino” delle liste alleate, in proporzione al consenso di ciascuna.
LISTE BLOCCATE
Come già nel Porcellum, non è possibile esprimere la preferenza per uno o più candidati (questa possibilità rimane solo per i residenti all’estero). Una volta assegnato il numero di seggi spettante a ciascuna lista, quindi, i candidati saranno eletti secondo l’ordine di collocazione nel listino plurinominale, dal primo in giù (i nomi sono al massimo quattro). Per questo, di fatto, a scegliere chi andrà in Parlamento sono le segreterie dei partiti: ambitissime le posizioni da capolista (gli unici ad avere la certezza o almeno l’alta probabilità di passare), i secondi posti sono appetibili soltanto per le liste più forti, mentre i terzi “scatteranno” solo in pochissimi casi.
COME SI VOTA
Sulla scheda elettorale ci sono i nomi dei candidati ai collegi uninominali delle liste e delle coalizioni: sotto di loro i rispettivi simboli, con accanto i nomi dei candidati dei singoli partiti per la quota plurinominale. La grafica è pensata per rendere chiaro all’elettore quali candidati contribuisce a far eleggere col suo voto. Il voto alla lista si trasmette in automatico al “suo” candidato nel collegio uninominale, mentre le “x” apposte solo sul nome del candidato nel collegio uninominale si distribuiscono – in proporzione ai risultati – tra tutte le liste che lo sostengono. È possibile anche apporre due “x”, una sulla lista e una sul nome del candidato all’uninominale (non però sui nomi del proporzionale). Non è possibile invece il cosiddetto “voto disgiunto“, cioè votare un candidato all’uninominale e contemporaneamente una lista che non lo sostiene, mentre è possibile esprimere due voti diversi per la Camera e per il Senato.






