L’AQUILA – “La sinistra che ci cantarellava ‘libertà è partecipazione’ oggi ci canta ‘viva l’astensione’. E questo dovrebbe far scattare qualche cosa nella testa di chi ci ascolta. Se volete cambiare, un’opportunità effettivamente c’è. Cerchiamo di evitare dei rimpianti e andiamo domenica 25 settembre nella cabina elettorale per dare a un governo coeso, sostenuto da forze politiche che già stanno dando prova di unione e di concretezza la possibilità di imprimere una svolta al Paese”.
Lo afferma ad AbruzzoWeb il senatore della Lega Alberto Bagnai, eletto in Abruzzo, ricandidato nel collegio uninominale di Chieti, componente della Commissione Finanze a Palazzo Madama e responsabile economico del partito, impegnato nella campagna elettorale in vista delle elezioni politiche del prossimo 25 settembre.
Elezioni politiche che Bagnai non considera “spartiacque” e che non intende “drammatizzare eccessivamente”, come spiega egli stesso a questo giornale, “perché a me non piace drammatizzare eccessivamente gli appuntamenti elettorali”.
Secondo Bagnai, infatti, “Gli appuntamenti elettorali sono un dato fisiologico della democrazia e devono essere vissuto in questo modo. Quello che noto è che il Partito democratico sta facendo una campagna che sostanzialmente incita all’astensionismo, basta seguire il dibattito fra gli intellettuali e i cosiddetti spin doctor. Naturalmente l’astensionismo potrebbe servire al Pd”.
“In bocca al lupo a tutti gli studenti, speriamo che per loro sia un anno libero da tutte quelle restrizioni ed innovazioni che gli hanno un pochino funestato la vita negli ultimi due anni per motivi più o meno giustificabili”, esordisce l’economista nel giorno dell’inizio della scuola per milioni di studenti italiani.
Senatore Bagnai, secondo lei sarà un autunno così caldo come sembra preannunciarsi quello alle porte?
Bisogna ragionare sulla temperatura, cioè capire a quale temperatura alludiamo. Se la temperatura è quella meteorologica, dobbiamo augurarci che l’autunno sia caldo e lo sarà sicuramente, come ogni anno, più in Italia che per esempio in Germania. E questo sicuramente aiuterà Paesi come l’Italia a contenere i costi del riscaldamento più che in altri Paesi come la Germania. Mi riferisco al fatto che con la crisi energetica che stiamo subendo esiste una asimmetria che forse per la prima volta da quando esiste l’Unione Europea avvantaggia il nostro Paese e in generale i Paesi mediterranei. Per i Paesi del Nord, purtroppo per loro, mi dispiace, la crisi energetica avrà un impatto significativamente maggiore, perlomeno per quel che attiene al tema del riscaldamento. Se, invece, per temperatura alludiamo a quella del clima sociale e quindi all’autunno caldo in senso figurato come fu quello del 1969, allora nacque questa metafora, ovviamente le preoccupazioni ci sono ma ancora una volta il tema principale diventa la gestione della crisi energetica, una questione sulla quale, mi duole dirlo, nonostante gli autorevoli moniti del presidente della Repubblica, nonostante l’autorevolezza del signor presidente del Consiglio dei ministri uscente, l’Europa non mi sembra stia facendo dei grandi passi avanti.
Quanto possono influire, in questo contesto, delle proposte, sia apprezzate che contestate, della Lega, come quella della flat tax?
Naturalmente il tema dell’energia incide su quello che è il tema dei temi dall’inizio della crisi pandemica, ovvero il tema della liquidità delle imprese. Perché è assolutamente chiaro che se nel momento in cui le aziende ricominciano a fatturare, in alcuni casi con buone annate – mi riferisco ad esempio al settore turistico da persona che gira molto ovviamente in Abruzzo, regione che rappresento, ma anche nelle altre e vede che mediamente il settore del turismo quest’anno è andato bene –, e in generale ricominciano a partire subiscono un drenaggio di liquidità da parte di bollette che in alcuni casi sono più che triplicate o addirittura quintuplicate, è chiaro che si determina una insostenibilità dei conti e che si determina tutta una serie di problemi che possono portare al fallimento o addirittura alla non riapertura delle aziende dopo il periodo delle vacanze estive, o comunque alla loro chiusura. Questa liquidità in qualche modo va rimessa nel circuito e ci sono diversi modi per farlo. In generale, l’alleggerimento del carico fiscale e anche la pace fiscale, cioè consentire tempi dilazionati ai vari operatori economici per onorare i propri debiti col fisco, sono un pezzo di questa strategia e lo sarebbero comunque stato. Oltre a questo, però, dato che la natura del problema è eccezionale, occorrono rimedi di carattere eccezionale. Vorrei ricordare a tal proposito che noi per contrastare la pandemia abbiamo speso, o abbiamo detto che avremmo speso, poi su questo magari faremo un approfondimento, 165 miliardi. Ora, in un contesto in cui, torno a dire, alcune bollette sono quintuplicate, noi della Lega chiediamo che ci sia uno scostamento da 30 miliardi da parte del governo per intervenire e alleviare i costi di famiglie e imprese. Dico subito che, anche alla luce del fatto che domani sarò in Aula, le misure che ci vengono proposte del governo sono di ordini di grandezza sostanzialmente inferiore, cioè fra scostamento e risorse trovate nelle pieghe del bilancio siamo a più o meno la metà di quello che chiedevamo noi.
Che cosa si aspetta, dunque, domani e da domani?
Auspicherei che si arrivasse a una quadra sul Ddl “Aiuti” per raggiungere un punto di caduta su un tema molto importante che è quello del superbonus. Si sbloccassero finalmente le cessioni dei crediti che possono eventualmente dare adito a truffe, e naturalmente le truffe vanno combattute in ogni e qualsiasi modo possibile. Però torno a insistere su quello che è stato il cavallo di battaglia della mia forza politica e anche mio personale come principio del diritto: noi non eravamo completamente d’accordo con il bonus del 110 per cento, lo avremmo fatto in un modo diverso, ma nel momento in cui lo Stato emette un provvedimento legislativo deve assicurare la certezza del diritto, deve assicurare agli operatori un quadro stabile perché quello che ammazza l’economia non è tanto, come qualche volta si dice, anche a ragione, l’entità del carico fiscale, l’entità, diciamo, di quello che l’imprenditore deve versare, bensì l’incertezza, cioè il non sapere come muoversi perché l’incertezza uccide gli investimenti. Io con tanti imprenditori mi sono confrontato, tanti avrebbero forse fatto degli investimenti se, in ambito dell’edilizia naturalmente, avessero potuto contare su un quadro normativo certo, ma hanno rinunciato a farli per paura che il quadro normativo cambiasse ancora una volta. Noi dobbiamo assolutamente venirne a una sul tema del 110 per cento e mi pare che ci si stia avvicinando. Una volta nella prima Repubblica si sarebbe detto ‘cauto ottimismo’ e un po’ di cauto ottimismo possiamo esprimerlo perché grazie a Dio il sottosegretario Freni sta lavorando con successo nel ricucire, diciamo così, le varie posizioni.
Che in certi momenti si sono rivelate delle vere e proprie fratture.
Ahimè, è stato abbastanza evidente che purtroppo quello a cui abbiamo assistito. Il clima elettorale, ovviamente, non aiuta e quindi qualche volta si esasperano i toni ostacolando in realtà una misura che si dichiara di voler portare avanti perché si annaspa nei sondaggi.
Bisognerebbe interrompere la campagna elettorale, come proposto da qualcuno?
No, assolutamente no. Bisognerebbe fare una cosa diversa, bisognerebbe che lo Stato mantenesse la parola data e facesse i controlli che deve fare e colpisse con rigore chi eventualmente approfitta di misure, ma, voglio dire, non ci sono solo i profittatori del superbonus, ci sono anche i profittatori del reddito cittadinanza per dire. Bisognerebbe che si colpisse chi si approfitta di un quadro normativo. Dopodiché la campagna elettorale invece deve essere fatta, va fatta con serietà e naturalmente bisogna mantenere, mentre si fa la campagna elettorale e si va nei territori a presentarsi e a presentare la propria proposta, un minimo di serietà e di concretezza anche quando si torna in Aula. E credo che potremmo riuscire ad assicurare tutto ciò con una ragionevole probabilità, ma voglio ricordare che questa è una campagna elettorale di venti giorni, una campagna elettorale che, purtroppo, tranne brevi spazi come quello che mi state concedendo, non consente di approfondire i problemi, non consente di confrontarsi.
C’è un pollaio, una specie di vociare di sottofondo?
Il pollaio è la funzione espressiva dei grandi media televisivi e anche giornalistici. Normalmente, sulle reti locali come questa si riesce ad avere un confronto più disteso anche in presenza di contraddittorio, cioè c’è più civiltà, anche se non mi sembra che il pollaio sia particolarmente aumentato in campagna elettorale. Certo, è chiaro che una campagna elettorale normalmente divide i partiti in due categorie: gli inseguitori e gli inseguiti. In questo momento l’inseguito è il centrodestra, che riesce a mantenere una maggiore compostezza, una maggiore dignità, anche perché, come dire, la sua maggiore decenza gli ha consentito di restare unito, mentre gli inseguitori fanno le loro ‘sparate’, vanno avanti fino a che non gli si scaricano le batterie come accaduto ieri all’onorevole Enrico Letta, una metafora della colossale ipocrisia che sottostà al tema della transizione energetica e anche ai rischi che questo tema, per come è stato impostato dall’Unione Europea, con l’assist in Italia di gialli e rossi, i rischi che questa transizione determina: il rischio di restare a piedi. E il Paese non può restare a piedi perché qualcuno, per fare i comodi del proprio sistema industriale, impone delle scelte che non si adattano al nostro. E vorrei anche ricordare, visto che prima parlavamo di energia, che il motivo per cui il gas e le fonti diciamo tradizionali costano adesso così tanto è che cinque anni fa è partita la parola d’ordine che avremmo vissuto di sole, vento e mare e quindi si è smesso di investire nelle fonti fossili. Ora il tema è che nel dare questo diktat ideologico sulle rinnovabili, intanto non ci si è interrogati su quale fosse il drenaggio di materie prime che questo passaggio alle rinnovabili comportava, perché rinnovabili significa rame, litio, terre rare, cobalto, tutto quello che si vuole, e non ci si è resi conto che queste materie prime se le stava accaparrando la Cina. Io sono nato in un mondo che viveva sotto il ricatto dell’Opec, banalizzando, degli sceicchi, e adesso vedo che l’Unione Europea mi consegna un mondo nel quale noi dovremmo vivere sotto il ricatto dei cinesi. Sinceramente, forse un maggior equilibrio consentirebbe di evitare anche queste situazioni che sono scomode non solo dal punto di vista pratico, perché fanno aumentare i costi, ma anche dal punto di vista geopolitico.
Secondo lei, quella del 25 settembre è davvero una data spartiacque, tra rischi di un astensionismo addirittura maggiore rispetto agli ultimi tempi e una guerra ‘alle porte di casa’?
A me non piace drammatizzare eccessivamente gli appuntamenti elettorali. Gli appuntamenti elettorali sono un dato fisiologico della democrazia e devono essere vissuto in questo modo. Quello che noto è che il Partito democratico sta facendo una campagna che sostanzialmente incita all’astensionismo, basta seguire il dibattito fra gli intellettuali e i cosiddetti spin doctor. Naturalmente, l’astensionismo potrebbe servire al Pd. Io mi rendo perfettamente conto, se posso per un momento parlare a nome della mia forza politica, che la scelta di entrare in maggioranza per sostenere il governo Draghi non è stata compresa e non è stata neanche spiegata, forse non si poteva neanche spiegare totalmente, dai nostri lettori. E quindi questo ci penalizza e crea disaffezione verso la politica sulla base del presupposto che ‘ah, ma tanto siete tutti uguali’. Voglio ricordare che l’alleanza dei 5 stelle con il Pd è precedente alla pandemia e risponde a un desiderio di 5 stelle di mantenere il proprio seggio in Parlamento; l’alleanza della Lega con il Pd è successiva alla pandemia e corrisponde ad un appello delle più alte cariche istituzionali a unirsi per salvare il Paese. Se poi ci siamo riusciti o no, lo diranno i fatti. Quello che io ho visto nel mio campo, che è il campo della politica fiscale, è che se noi fossimo stati all’opposizione e avessimo lasciato a gestire questo anno e mezzo alla maggioranza ‘Ursula’, cioè alla maggioranza che va da Forza Italia fino a Leu, noi per esempio adesso avremmo già un Catasto riformato con serie prospettive di aumento dell’Imu perché banalmente in Commissione finanze alcuni partiti di centrodestra, non la Lega, non Fratelli d’Italia e neanche Forza Italia a dire il vero, avevano già votato a favore della riforma. Quindi, bisogna un attimo insistere su un punto: partecipare è fondamentale. La sinistra che ci cantarellava ‘libertà è partecipazione’ oggi ci canta ‘viva l’astensione’, e questo dovrebbe far scattare qualche cosa nella testa di chi ci ascolta. Se volete cambiare, un’opportunità effettivamente c’è. Cerchiamo di evitare dei rimpianti e andiamo domenica 25 settembre nella cabina elettorale per dare a un governo coeso, sostenuto da forze politiche che già stanno dando prova di unione e di concretezza la possibilità di imprimere una svolta al Paese.





