L’AQUILA – Oggi in Abruzzo come in tutte le Regioni cominciano le iniezioni per chi ha ricevuto già la doppia dose (o il monodose) del vaccino anti-Covid e rientra nella categoria dei cosiddetti “immunocompromessi”.
La “terza dose” riguarderà in regione circa 30 mila persone, in Italia 3 milioni di pazienti fragili e fragilissimi.
Molti di questi italiani saranno chiamati direttamente da Asl e ospedali che li hanno in cura, altri invece dovranno prenotarsi o saranno convocati dal medico di famiglia.
Intanto in base all’ultimo bollettino, sono 61 i nuovi positivi, di età compresa tra 3 e 91 anni, registrati in Abruzzo nelle ultime 24 ore, su 2.393 tamponi molecolari e 6.197 test antigenici. Registrato inoltre un deceduto.
I nuovi positivi sono residenti in provincia dell’Aquila (27), Chieti (12), Pescara (2), Teramo (20).
76020 i guariti (invariato), 2121 gli attualmente positivi (+60), 78 i ricoverati in area medica (+2), 6 in terapia intensiva (invariato) e 2037 in isolamento domiciliare (+58).
Sono 10 le categorie di pazienti che potranno ricevere una terza dose “addizionale” di vaccino anti-Covid. La lista è contenuta in una recente circolare del ministero della Salute che individua le condizioni che danno diritto alla terza iniezione e cioè: trapianto di organo solido in terapia immunosoppressiva; trapianto di cellule staminali ematopoietiche; attesa di trapianto d’organo; terapie a base di cellule T; patologia oncologica; immunodeficienze primitive; immunodeficienze secondarie; dialisi e insufficienza renale cronica grave; pregressa splenectomia; Aids. Come terza dose sarà impiegato uno qualsiasi dei 2 vaccini mRNA autorizzati: Pfizer nei soggetti di età maggiore o uguale di 12 anni e Moderna dai 18 anni in su. La somministrazione dovrà avvenire almeno dopo 28 giorni dall’ultima dose (seconda o monodose).
La circolare del ministero della Salute che descrive categorie e tempistiche, distingue la terza dose ‘addizionale’ dalla dose ‘booster’: in quest’ultimo caso la platea di riferimento non sono i soggetti particolarmente fragili per i quali si è evidenziata una minore risposta al vaccino (e che per questo necessitano di una dose appunto addizionale come parte integrante del processo vaccinale), bensì le fasce che hanno avuto una risposta immunitaria adeguata dopo le prime due dosi ma che a distanza di tempo, o forse per via delle varianti, hanno comunque bisogno di una dose di rinforzo a fronte del calo di copertura immunitaria che, secondo vari studi, si determina per i vaccini anti-Covid dopo 6-9 mesi.
L’obiettivo della dose booster è quindi mantenere nel tempo o ripristinare un adeguato livello di risposta immunitaria, in particolare in popolazioni connotate da “un alto rischio, per condizioni di fragilità che si associano allo sviluppo di malattia grave, o addirittura fatale, o per esposizione professionale”.
La dose booster va somministrata dopo almeno sei mesi dall’ultima dose. Al momento, in base alle indicazioni del CTS, precisa la circolare, “si considera prioritaria la somministrazione della dose addizionale nei soggetti trapiantati e immunocompromessi”.
Ferma restando la priorità del raggiungimento di un’elevata copertura vaccinale con il completamento dei cicli attualmente autorizzati, “sarà poi definita la strategia di somministrazione di una dose booster di vaccino a m-RNA (Pfizer e Moderna) in favore di ulteriori gruppi target”, tenendo conto delle evidenze scientifiche e dell’evoluzione dello scenario epidemiologico. Si inizia pertanto con i più fragili e poi verranno le dosi booster per le altre categorie, come over-80, residenti nelle Rsa e sanitari.
Le Regioni che si dicono tutte pronte a partire convocheranno su iniziativa delle aziende sanitarie le persone che vengono già assistite cominciando da quelli già presenti nelle corsie degli ospedali. In questo caso le vaccinazioni avverranno in ospedale, nelle sedi ambulatoriali o nei centri specialistici. Le persone che appartengono alle categorie target, qualora non venissero contattate potranno richiedere la terza dose, contattando i call center.
Intanto da uno studio condotto in Israele e pubblicato sul New England Journal of Medicine, sulla base dei dati del ministero della Salute israeliano sugli over 60 vaccinati con ciclo completo, emerge che rispetto alla variante Delta, la terza dose Pfizer «porterebbe l’efficacia del vaccino tra i soggetti che hanno ricevuto il richiamo a circa il 95%, un valore simile all’efficacia del vaccino originale riportata contro la variante Alfa». E, dicono i ricercatori, i casi di contagio e di malattia grave calano «sostanzialmente» con un tasso di infezione, almeno 12 giorni dopo il «booster», inferiore di «11,3 volte» rispetto alle due dosi e un tasso di malattia grave «inferiore di 19,5» volte. Resta infine ancora aperta la questione se allargare la somministrazione della terza dose al resto della popolazione.






