L’AQUILA – L’Università dell’Aquila al 30 giugno ha raggiunto quota 23.130 iscritti, 2.640 in meno rispetto al 2013-2014. Il governo verrà comunque incontro all’ateneo con un Accordo di programma che garantirà la stabilita dei conti per i prossimi tre anni e il difficile ritorno alla normalità.
Solo i punti salienti illustrati oggi in conferenza stampa dalla rettrice dell’Università dell’Aquila Paola Inverardi. Che liquida come pretestuose le critiche relative al calo degli iscritti.
“E’ un calo contenuto, fisiologico – conferma la rettrice – molto minore di oltre 200o unità rispetto a quello previsto, a seguito dell’introduzione del numero chiuso in quattro corsi, come imposto dagli standard fissati dal Ministero, e a seguito della reintroduzione del pagamento delle tasse, azzerate nel post sisma. Inoltre le iscrizioni si incrementeranno ulteriormente nei prossimi mesi, come sempre avviene. La cosa importante – sottolinea Inverardi – è che si stia lavorando ad un’Università dove si ridurranno gli abbandoni, tra il primo e il secondo anno, segno che l’offerta formativa non è all’altezza, e in cui continui a scendere l’età media degli iscritti, segno anche questo di attrattività e qualità della didattica”.
Significativo il confronto storico degli immatricolati: compresi coloro che si trasferiscono da altre università sono stati nel 2014-2015 4.741, nel 2005-2006 erano 6.610, con un calo dunque del 28,3 per cento.
Gli immatricolati “puri”, ovvero provenienti dalle scuole superiori, alla loro prima iscrizione, sono 2.214, erano 4.653 nel 2005-2006, con un calo del 52,4 per cento.
Ma tiene a evidenziare Inverardi, pe quanto riguarda il numero complessivo delle immatricolazioni, “a Teramo e Chieti il calo è stato del 51,6 per cento, in Abruzzo del 45 per cento”. L’Aquila insomma ha fatto meglio.
Un dato che invece deve destare preoccupazione è quello della media italiana, con un calo dell’ 11 per cento, minore rispetto al dato abruzzese e aquilano.
Le matricole provengono al 49 per cento da fuori regione, in calo di cinque punti percentuali rispetto al 2013-2014, il 27 per cento sono residenti nel capoluogo, il 24 per cento dal territorio abruzzese.
E nella direzione del rilancio e consolidamento dell’ateneo del capoluogo sarà importante l’accordo di programma appena sottoscritto con il ministero dell’Istruzione dell’università e della ricerca, incardinato su tre punti, che rimodulano l’accordo che era stato stipulato per far fronte all’emergenza post sismica, lo sesso che ha azzerato le tasse di iscrizione.
“Il primo punto – spiega Inverardi – stabilisce che il governo assicurerà 2,5 milioni di euro, nel primo accordo erano 6 milioni, per gli affitti passivi che l’Università è costretta a pagare a causa della perdita con il terremoto delle sue sedi storiche, con la differenza però che ora presenteremo un piano di dismissioni”
Il secondo punto è relativo al fondo garanzia per coprire eventuali ammanchi dalle entrate delle tasse universitarie.
“E per noi impossibile – spiega Inverardi – stabilire oggi quanti soldi entreranno con le tasse universitarie, perché ad esempio il nostro piano prevede sconti per gli studenti virtuosi e produttivi. Il Ministero assicurerà il raggiungimento della cifra standard di 14 milioni di euro, quella iscritto nell’ultimo bilancio, coprendo eventuali ammanchi con una quota massima di 9 milioni di euro per il 2015, 7 milioni del 2016, 5 milioni nel 2017”.
Infine il fondo di funzionamento dell’ateneo aquilano di 64 milioni, lasciato intatto dal precedente accordo di programma, sarà ridotto in misura minore rispetto ai tagli che hanno già subito tutti gli altri atenei.
Altri dati significativi illustrati dalla rettrice riguardano il numero in riduzione dei docenti: erano 640 nel 2005, sono ora 534, come pure del personale tecnico, 507 nel 2005, 490 nel 2014.




