L’AQUILA – Continua ad agitare le acque della maggioranza di centrodestra al governo un emendamento a firma del deputato leghista Edoardo Ziello al Milleproroghe all’esame della commissione Affari costituzionali e Bilancio della Camera, che intende rinviare di un anno gli obblighi per le università telematiche di uniformarsi agli standard qualitativi degli atenei tradizionali. Emendamento che trova però fermamente contraria il ministro dell’Istruzione, la forzista Anna Maria Bernini, che ha espresso parere negativo, e vorrebbe che l’emendamento si trasformi in un semplice ordine del giorno.
Una vicenda che tira in ballo anche il presidente della commissione Affari costituzionali di Montecitorio, il pescarese Nazario Pagano, deputato di Forza Italia, segretario regionale del partito in Abruzzo, in quanto ha scritto il quotidiano La stampa, ci sarebbe un potenziale conflitto di interesse, essendo l’avvocato Pagano, “docente a contratto all’università telematica Pegaso”, beneficiaria di questo rinvio, assieme alle altre 10 università telematiche, che coprono l’11,5% degli iscritti nel sistema accademico italiano, e tra cui spicca la Unicusano, tanto che l’emendamento leghista è già stato ribattezzato “emendamento Bandecchi”, con riferimento al patron di Unicusano Stefano Bandecchi, sindaco di Terni dimissionario, pronto a candidarsi alle Europee di giugno con la sua creatura politica, Alternativa popolare.
Una posizione senz’altro scomoda, per Pagano che, rivela il quotidiano Il domani, sarebbe schierato in quella parte di Forza Italia favorevole al rinvio, in una posizione diversa rispetto al ministro Bernini, e in buona compagnia di Paolo Zangrillo ministro della Pubblica amministrazione, che che con le università telematiche ha fatto accordi per la formazione dei dirigenti pubblici.
Sempre La Stampa sostiene poi che nella Lega c’è un conflitto di interessi, in quanto “la E-Campus, avrebbe finanziato con 30mila euro di donazione proprio il Carroccio a febbraio 2023. Una cifra che sale a 60mila euro se si sommano anche tutte le altre donazioni riconducibili a Francesco Polidori, ex parlamentare di Forza Italia, fondatore di E-Campus ma anche patron della Link Campus University”.
Per quanto riguarda Bandecchi la Lega, sostiene Il domani, teme la concorrenza alle europee di Bandecchi, visto che la sua Alternativa popolare potrebbe rubare preziosi consensi alla Lega e “c’è chi legge nella mossa salviniana un tentativo dunque per farlo desistere o per convincerlo a correre nelle liste del partito magari insieme a Roberto Vannacci“.
L’emendamento rinvia di un anno gli obblighi per le università telematiche di uniformarsi agli standard qualitativi degli atenei tradizionali. Secondo i dati del 2022, le università tradizionali contano in media un professore ogni 28 studenti; quelle telematiche uno ogni 385. E l’obiettivo è quello di aumentare la quota dei docenti a tempo indeterminato in rapporto agli iscritti.
Un corso di laurea sulle professioni sanitarie prevede infatti per legge 9 docenti, di cui almeno 5 a tempo indeterminato; un corso in scienze della formazione 10 professori, di cui 5 assunti. E ricora la Stampa: “Il Tar e l’Anac si sono pronunciati in questo senso, perché questa sproporzione ha consentito alle telematiche di moltiplicare i ricavi, usufruendo di un vantaggio competitivo rispetto alle altre università pubbliche e private che, per ottenere l’accreditamento, devono allinearsi a criteri molto più stringenti nel rapporto tra docenti e iscritti. L’Anac ha lanciato l’allarme sui rischi di corruzione legati ai titoli di studio, soprattutto in riferimento al mancato controllo su migliaia di esami e tesi”, scrive la Stampa.
Il ministro Bernini si dice d’accordo a non rinviare il provvedimento, del resto il suo Ministero già da tempo avviato un tavolo di lavoro sugli atenei telematici e per questo intende intervenire in modo organico sul settore e non semplicemente con l’approvazione di una proroga.
Intanto il rettore dell’Alma mater di Bologna, Giovanni Molari, ha attaccato le università telematiche, definendole “un modello sbagliato”, e aggiungendo che “non sono un bene per il nostro paese”. “Di fronte alle giuste domande che la società ci rivolge, in troppi danno risposte sbagliate- ha detto Molari – a partire da chi crede che le università telematiche possano costituire una valida alternativa e che un rapporto docenti-studenti di uno a 385 sia sufficiente per garantire una formazione credibile”.




