L’AQUILA – “Chiamati direttamente in causa in conferenza stampa dal Rettore dell’Ateneo aquilano prof. Di Orio, riteniamo doveroso esprimere un breve commento”.

Inizia così una nota dei professori Marco Valenti e Pierluigi Beomonte Zobel dell’Università dell’Aquila.

“Se prima eravamo perplessi, ora siamo seriamente preoccupati per il livello di aggressività – appalesato dalla concitazione dei toni usati – manifestato dal prof. Di Orio nei confronti di quanti esprimono riserve verso il suo operato. Troppo numerose le mistificazioni della realtà presentate oggi dal Rettore alla stampa per poter rispondere a tutte. Basterà qualche puntualizzazione”.

“Il Rettore si trova nel secondo anno di proroga dopo la scadenza naturale del suo mandato, quindi al nono anno di rettorato. Anche al netto delle rilevanti proteste che la proroga-bis dei rettori ha comportato a livello nazionale, rimane il fatto che un Rettore bis prorogato avrebbe dovuto ricercare unità in Ateneo ponendosi come garante, non come capo di una parte. Invece, che se ne possa dire, ha cercato e ottenuto una spaccatura del Senato Accademico, organo elettivo, per imporre a colpi di maggioranza (ottenuta sempre con i voti delle rappresentanze del personale amministrativo e degli studenti contro la maggioranza dei professori) la cinquina dei membri interni del CdA e dei membri del nucleo di valutazione, ottenendo come risultato la nomina di propri fedelissimi”.

“Subito dopo la prima proroga del 2011, il Rettore dichiarò che non era opportuno procedere all’avviso pubblico per il DG dell’Ateneo, non intendendo egli ipotecare il lavoro del suo successore. Evidentemente ha cambiato idea, e il suo riferimento alla querelle amministrativa sulle elezioni è totalmente improprio e fuorviante.  Nel merito esprimiamo solidarietà al decano dell’Ateneo prof. Aniello Russo Spena, che a suo tempo aveva indetto le elezioni su input dello stesso Rettore. Di indecoroso, nel suo comportamento, non c’è nulla. Forse c’è stato in chi lo ha ricoperto di insulti non avendone titolo e statura morale, o in chi non accetta l’idea che sia arrivato il momento di un passo indietro”.

“Fino a prova contraria, siamo professori di ruolo dell’università dell’Aquila, che esprimono liberamente le loro idee, e non c’è bisogno di far parte di un organismo per poterlo fare, né della benedizione del rettore per poter parlare. Ma lui, evidentemente, questo pretende dai suoi fedelissimi, e si stupisce quando altri rivendicano la loro irriducibile indipendenza intellettuale”.

“Non ci resta evidentemente che aspettare il mese di marzo, quando il Decano avrà pieni poteri per indire le elezioni del nuovo rettore a norma di statuto, auspicando che si apra una fase nuova di liberazione da questa cappa opprimente di arroganza, per poter finalmente contribuire a una fase di serena e condivisa gestione democratica e trasparente dell’Università dell’Aquila”.