L’AQUILA – “Che cosa farò se sarò rinviato a giudizio e contro me stesso dovrò nominare un avvocato per l’Università parte lesa, essendone il legale rappresentante? Siamo ancora nella fase della richiesta, lo valuteremo al momento opportuno”.

Prende tempo e non entra nel merito del suo paradosso il rettore dell’Ateneo dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, sul quale pende una richiesta di processo da parte della procura della Repubblica per abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta sui super affitti dei capannoni dove sono state ricollocate le facoltà dopo il terremoto del 2009.

La strana posizione in cui il rettore si troverebbe in caso di accoglimento della richiesta, la facoltà di nominare l’avvocato di una parte che nel processo sarebbe avversa alla sua, è stata evidenziata nei giorni scorsi in una conferenza stampa del suo principale oppositore, il docente aquilano Sergio Tiberti, che ha chiesto il commissariamento dell’Ateneo.

E oggi Di Orio ha risposto incontrando i cronisti, replicando in toni molto duri e serrati anche su altri aspetti e lanciando vere e proprie bordate ai suoi oppositori: “Sono tutti degli ex, vogliono solo distruggere l’Università e Tiberti non può nemmeno candidarsi a fare il rettore perché è docente a tempo definito”.

IL COMMISSARIAMENTO

“Commissariamento? Stiamo sulla Luna. Non c’è nessuna possibilità reale, è pura fantasia – ha sbottato – Siamo nella fase della richiesta, non compete niente di tutto ciò all’autorità giudiziaria. Dobbiamo andare dal giudice, che non è il pubblico ministero (David Mancini, autore della richiesta, ndr) che valuterà come stanno le cose”.

E nel merito dell’operazione affitti, Di Orio ha ribadito di avere “un’assoluta serenità sui miei comportamenti. Mi assumo la responsabilità politica di aver cercato spazi per i miei studenti – ha affermato – Altrimenti saremmo finiti fuori dall’Aquila, chi alza alte grida oggi forse voleva portare l’Università sulla costa, ma io ho insistito per restare in città”.

Questo come scelta politica. Quanto al lato tecnico, “la parte del contratto spetta al direttore amministrativo (all’epoca Filippo Del Vecchio, chiesto il processo anche per lui, ndr) – ha aggiunto – È chiaro che posso essere tirato in campo come legale rappresentante ma la responsabilità non è del rettore, che ha tutt’altro compito”.

Dubbi che saranno dissipati dalle decisioni del tribunale. “Faccia quello che deve fare, ma Tiberti ha detto alla magistratura che cosa deve fare, vi rendete conto? Non si danno consigli ai giudici”, ha tuonato ancora.

IL DIRETTORE GENERALE

Altro punto caldo contestato dall’oppositore del rettore, il bando per la nomina del nuovo direttore generale che, a suo dire, arriva a fine mandato rettorale e ipotecherà il futuro della nuova governance e inoltre “è stato stilato in modo strano”.

“È un avviso pubblico, non concorso, e siamo già in ritardo – la risposta di Di Orio – Se non l’abbiamo fatto prima è stata solo per l’indecorosa querelle sollevata dal decano sulle elezioni da fare o no”, ossia la famosa ‘proroga-bis’ del mandato dello stesso Di Orio, un secondo anno dopo il primo nato da un’interpretazione di un codicillo della riforma-Gelmini.

“La legge 240 del 2010 prevede il direttore generale e non quello amministrativo – ha ricordato ancora il rettore – Siamo costretti a modificare questa figura. E poi i titoli necessari nell’avviso ci sono. Gli uffici hanno semplicemente applicato la norma”.

LE BORDATE AGLI OPPOSITORI

In avvio di conferenza stampa, Di Orio si è scagliato contro “quella parte virulenta dell’Ateneo che non conta nulla, sono soltanto ‘ex’. Zobel, Tiberti e Valenti sono ex – ha elencato – Bizzarri si è candidato e ha preso pochissimi voti”.

“Ci sono persone che danno positività all’università cercando di costruire, altre vogliono solo distruggere buttandola in caciara – ha aggiunto – Si dà tanta importanza a chi non ha alcuna veste solo perché si oppone a me. Non posso accettare però che ci possa essere giudizio di sufficienza, incapacità e sommarietà sugli uffici”.

Di Orio ha poi ammesso che “nell’Università c’è sempre stata l’opposizione, ma questa qui è comica. Tiberti è uno dei tanti – l’aspro commento – non può neanche candidarsi lui come rettore perché è a tempo definito. Avrei molto più rispettato un’opposizione svolta da chi rappresenta l’Università”.

In ultimo una notazione critica sulla trattazione mediatica della conferenza di Tiberti. “Il servizio pubblico gli ha dato grande spazio, mi auguro non sia solo per vicinanza ai consiglieri d’amministrazione di quell’ente”, ha insinuato il rettore. A quelle parole il cronista della televisione pubblica ha lasciato la Reiss Romoli sede della conferenza.