CHIETI – “Ho vinto un concorso all’Università di Chieti, ma il rettore lo ha annullato, forse perché non dovevo essere io a vincerlo: andrò fino in fondo per avere giustizia”.

È furioso il dottor Pierpaolo Sileri, chirurgo romano che, a dicembre 2015, ha vinto un concorso alla “D’Annunzio” per un posto di professore associato di Chirurgia generale e ora è costretto alle vie giudiziarie per tutelare i suoi interessi che ritiene essere stati lesi per presunti favoritismi, con accuse tutte da dimostrare.

Il concorso è stato poi cassato dal rettore, Carmine Di Ilio, nel marzo 2016, per presunti errori commessi dalla commissione giudicatrice, composta dai professori Pietro Forestieri, Mario Guerrieri e Giuseppe Noya. Alla fine, quindi, non ci sono né vincitori né vinti.

Una cancellazione contro la quale Sileri ha fatto ricorso al Tribunale amministrativo regionale, attraverso i legali Giuliano Gruner e Federico Dinelli, contestando in particolare la mancata approvazione degli atti da parte del rettore, ma soprattutto ha denunciato i presunti illeciti con un esposto alla procura della Repubblica, in cui si fa nome e cognome di chi, a suo dire, “doveva vincere il concorso al posto mio”.

Questa selezione, tra l’altro, era già stata oggetto di polemiche prima di questa tegola giudiziaria, con uno scontro tra rettore e commissione giudicatrice che ha portato all’annuallamento.

Nel suo decreto il rettore aveva argomentato che “dall’esame degli atti pervenuti, è emersa una carenza argomentativa dei giudizi, che porta a una pressoché totale confusione sul metodo utilizzato dalla commissione, con determinazione di giudizi che appaiono non conformi al principio di coerenza logica”, determinando “la figura sintomatica dell’eccesso di potere”.

La commissione giudicatrice aveva replicato difendendo la bontà del suo operato, evidenziando che il rettore, “a giustificazione della mancata approvazione degli atti, solleva rilievi del tutto marginali”.

Una decisione, ribadiscono i legali di Sileri nel ricorso al Tar, “frutto di esasperato formalismo, che tradisce un macroscopico eccesso di potere, e non può escludersi che ciò sia avvenuto perché era risultato vincitore della procedura un candidato che non doveva esserlo”.

Il senso del riferimento a eventuali favoritismi è poi chiarito da Sileri nell’esposto alla procura di Pescara.

Nel documento si legge infatti di “pressioni atte a favorire per questo concorso un candidato locale dal nome Pierluigi Di Sebastiano (primario dell’Ospedale di Ortona, ndr). Ero venuto a piena conoscenza di questo durante il Congresso nazionale della Società italiana di chirurgia – denuncia Sileri – Le esatte parole che mi furono dette sono ‘il rettore dell’Università di Chieti, Carmine Di Ilio, vuole Di Sebastiano come chirurgo per questo posto da professore associato per poi fargli il posto da ordinario in un secondo momento’”.

E ancora, evidenziano i legali di Sileri, assai anomala è stata la tempistica della mancata approvazione degli atti del concorso da parte del rettore, di ben 45 giorni, “giustificati con la chiusura dell’università per le festività natalizie”, “proroga eccessivamente lunga rispetto agli 11 giorni di chiusura degli uffici”.

Tanto che sarebbe stata confermata a Sileri da alcuni testimoni citati nella querela “l’intenzione del rettore Carmine Di Ilio di cercare un motivo per annullare il concorso e favorire perciò la sua iniziale decisione di conferire la cattedra al dott. Di Sebastiano”.

Si legge, infine, che “nella stessa occasione vengo a conoscenza che lo stesso rettore avrebbe anche affermato che non avrei mai vinto quel concorso, che in ogni caso avrebbe tentato di annullarlo e, nel caso che questo non sarebbe stato possibile, di non chiamarmi o nel caso di chiudere il reparto”.

Accuse e ricostruzione di fatti tutti da dimostrare, ma che intanto avvelenano il clima dentro l’ateneo teatino.

I due protagonisti della vicenda, Sileri e Di Sebastiano, si sono scontrati a suon di carte bollate davanti al Tar. Di Sebastiano, contro l’istanza di Sileri, ha infatti presentato un ricorso incidentale, attraverso il legale Domenico Russo, in cui si dà sostanzialmente ragione alla decisione del rettore di annullare un concorso ritenuto non senza ombre.

Con una dettagliatissima analisi dei criteri adottati dalla commissione giudicatrice, Di Sebastiano evidenzia che Sileri non meritava il primo posto, essendo il curriculum di gran lunga meno pesante rispetto al suo.

“Desta sconcerto – si legge – come la commissione abbia potuto disapplicare i criteri di giudizio e abbia potuto non avvedersi, da un lato dell’enorme distanza tra i due candidati, dall’altro della ben inferiore congruenza del curriculum del prof. Sileri rispetto alle funzioni riportate nel bando”.

Si stigmatizza anche “la benevolenza che i commissari mostrano nei confronti del solo Sileri”, ribaltando l’accusa.

Non si è fatta attendere la replica difensiva di Sileri, in cui si bolla la ricostruzione di Di Sebastiano come “suggestionante, non supportata dal benché minimo riscontro probatorio, tesa a screditare agli occhi del Collegio la caratura scientifica e didattica di Pierpaolo Sileri, e, soprattutto, irrilevante ai fini della controversia”.